La ragazza del treno di Paula Hawkins

dscn3293Rachel è un’alcolizzata divorziata che tutte le mattine va a Londra a lavorare con il treno. I binari passano accanto alla sua ex casa, quella che aveva comprato con il marito Tom, che ora ci vive con un’altra donna. E vicino alla sua casa, Rachel ogni mattina vede una coppia di innamorati, che lei chiama Jess e Jason, e fantastica sulla loro vita ideale. Ma quando Megan, il vero nome di Jess, scompare, Rachel si ritrova invischiata sempre più profondamente nel caso.

A differenza di molti successi editoriali, questo libro è decisamente godibile. La scrittura è scorrevole, i personaggi ben delineati, la protagonista un po’ diversa rispetto al panorama letterario contemporaneo. Il thriller è ben oliato. La storia è raccontata dal punto di vista di tre donne: Rachel, che dopo il divorzio ha lasciato che la sua vita deragliasse completamente ed è ancora innamorata dell’ex marito; Megan, la ragazza che scompare, che si rivela molto diversa dalla mogliettina ideale di cui aveva fantasticato Rachel dal treno e Anne, la nuova moglie di Tom, alle prese con una bambina piccola e la costante presenza di Rachel attorno al marito.

Spesso il libro è stato paragonato a L’amore bugiardo (Gone girl), perché in entrambi le protagoniste non sono proprio un ritratto di santità. E ne La ragazza del treno, la Hawkins lascia costantemente aperto lo spiraglio del dubbio verso la principale narratrice, Rachel, di cui scopriamo inganni, bugie, vuoti di memoria e racconti ben poco edificanti. E il thriller risulta ben riuscito: tra i dubbi che insorgono in ognuna delle tre donne sui rispettivi compagni, o sugli uomini che frequentano e hanno frequentato, il lettore si ritrova spiazzato non per la mancanza di colpevoli, ma per la sua abbondanza.

“E’ una serata splendida, calda ma non soffocante; il sole ha iniziato a tramontare, le ombre si allungano e l luce dorata lambisce le chiome degli alberi. Il treno si trascina nella sua corsa, superiamo la casa di Jason e Jess, indistinta nella luce del crepuscolo. A volte riesco a vederli anche se sto seduta da questo lato del vagone. Se non ci sono treni che arrivano e se la velocità non è troppo sostenuta, li intravedo sulla terrazza. Oggi non ci sono, ma posso immaginarli: le i è seduta con i piedi sul tavolo e un bicchiere di vino in mano, lui è in piedi, dietro di lei, e le appoggia le mani sulle spalle.”

 

“Jess, con i suoi colori vivaci, le Converse ai piedi, la sua bellezza e il suo temperamento, lavora nella moda. O forse nel campo della musica o della pubblicità: potrebbe essere una stilista o una fotografa. E’ una brava pittrice, dotata e talentuosa. Riesco a vederla, nella stanza al piano superiore: la musica a tutto volume, la finestra aperta, il pennello in mano e un’enorme tela appoggiata alla parete. Non si muoverà fino a mezzanotte: Jason sa che non deve disturbarla, quando lavora.

Ovviamente non è vero che la vedo. Non so nemmeno se dipinge o meno, non ho mai sentito la risata di Jason e non sono certa che lei abbia zigomi perfetti. Da qui on distinguo i suoi lineamenti, né riesco a sentire la voce di Jason. Non li ho mai visti da vicino: quando io vivevo in quella strada, loro non ci abitavano ancora. Si sono trasferiti dopo la mia partenza, che è avvenuta due ani fa, ma non so quando, di preciso. Mi sono accorta di loro da circa un anno; un po’ alla volta, mese dopo mese, sono diventati importanti per me. Non conosco i loro veri nomi, me i sono inventati”.

 

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