Nel mezzo del casin di nostra vita di Maurizio Lastrico

dscn3331In forma di antologia letteraria ci vengono presentati alcuni dei componimenti poetici di Maurizio Lastrico, celebre cabarettista di Zelig, diventato famoso recitando terzine in endecasillabi in stile dantesco.

Premetto che a me il comico piace molto, ho anche assistito ad un suo spettacolo (dove ho riso per un’ora e mezza!); il libro purtroppo non riesce a raggiungere neanche un quinto della verve comica del suo autore. C’è sicuramente da apprezzare il formato del libro, e la sua composizione: i componimenti di Lastrico sono anticipati e posticipati da note ironiche e divertenti che spiegano – come in un vero libro di letteratura scolastico – i temi e i periodi di composizione in tono farsesco. Però, nonostante l’idea molto originale e divertente, resta il fatto che le poesie sono divertenti quando interpretate, e con foga, da Maurizio Lastrico in televisione o a teatro. Su un foglio di carta perdono tutto. Quindi a fine lettura risultano più divertenti le note che accompagnano le poesie che le poesie stesse, ed è un vero peccato.

dscn3341Aggiungo qui un esempio di annotazione per far capire lo spirito del libro:

Entrato a scuola a l’or che m’aggradava,

appresi, tal colui che va al calvario,

che l’infima docente interrogava.

“Le par di giunger quivi in questo orario?”

Ed io a lei; “Mi scusi, prof, che ho avuto…”

“Cazzate! Si presenti volontario!”

Braccato, cerco in classe un sostituto,

ma niuno v’è ch’appaia predisposto

a estrarmi dalle chiappe quest’imbuto!

“Su, su! Non trastulliam, parliam d’Ariosto”,

mi pressa a favellar la serpe dotta.

“Ariosto… Ludovico…… torno a posto!”

Oh, tu, celeste dono nato in grotta,

perché mi scagli anco questa piaga

che già m’impesta il sette di condotta?!

“La sua preparazion m’appare vaga”,

sfottommi la bastinchia in cor frustata

dal netto salarial ch’è in busta paga!

D’un tratto s’erge al ciel con man levata

Maria “Miss-tutto-so” dal primo banco:

“Lo posso dire io, che l’ho studiata?”

AAAHHH!!! Che colpo di Schogun in fianco

m’infligge esta secchia pustolosa,

che a causa del suo odor non slingua manco!

“La metrica in Ariosto è armoniosa

concilia lo volgare col tono alto.”

Conciliami ‘sta fava rigogliosa!

La prof a quest’audir, sbroccando in salto,

cacciommi a lo rettor col bidel Bruno.

Ma in fondo questo mal non duole tanto,

farò il corso seral dieci anni in uno.

estrarmi dalle chiappe questo imbuto. Uno dei passaggi più oscuri dell’intera opera. Difficile capire realmente che cosa il poeta voglia intendere con questa espressione. Nel canto non v’è traccia del momento in cui l’oggetto viene inserito e quindi non si capisce il perché di questa richiesta di “estrazione”. Probabilmente l’episodio è una reminiscenza degli studi del poeta sulla civiltà assira. Gli assiri, come tutti sanno, assegnavano ai cittadini le mansioni più pericolose mediante sorteggio, nel quale ogni suddito era chiamato a pescare un oggetto. Secondo le testimonianze pittoriche giunte fino a noi, il cavatappi e , appunto, l’imbuto, erano i due oggetti associati alle peggiori incombenze.

dscn3342 Ditemi che non vi ha ricordato le pippe mentali che alcuni critici letterari si facevano per spiegare passaggi semplicissimi delle poesie più famose della letteratura italiana! Mi è sembrato di tornare a leggere note astruse di critici improbabili a piè pagina!

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