La cattedrale del mare di Ildefonso Falcones

DSCN3411.JPGSiamo nella Spagna del XIV secolo: Arnau è il figlio di un servo della gleba fuggito dai campi e rifugiatosi a Barcellona in casa della sorella. La sua è una vita di miseria e povertà, che però riesce a riscattare, diventando prima bastaix (scaricatore di porto), poi soldato ed infine banchiere e nobile. E sullo sfondo – ma non troppo – delle vicende, scorre la Storia: la peste nera, gli intrighi di corte, le angherie subite dagli ebrei, l’Inquisizione…il tutto si consuma intorno alla costruzione della cattedrale di Santa Maria del Mer, perno della vita di Arnau e delle sue vicissitudini.

Premetto che ho letto I pilastri della terra di Ken Follett, e questa sembra esattamente la replica spagnola dell’opera di Kennet. Protagonisti un po’ sfortunati, cui la sorte ha sempre giocato contro, che a dispetto di tutto e tutti trionfano.

Io adoro la storia, mi appassiona, ne sono affascinata. Però i romanzi storici (sotto questo nome passano un sacco di “cose” diverse) condividono tutti un enorme problema: tentano di far ragionare i personaggi che vivono in epoche storiche completamente diverse dalla nostra come noi. E’ un problema non indifferente, dal momento che molte azioni e pensieri di un uomo di oggi non corrispondono a quelle di un uomo di 30 anni fa, figuriamoci 100 o 5000 anni fa. Esiste un relativismo, soprattutto per quanto riguarda la morale e l’etica, che dipende, oltre che dagli aspetti religiosi e dall’educazione dell’individuo, soprattutto dal contesto storico-culturale in cui un individuo vive. E questo è un dato di fatto. Quindi un uomo, per esempio del medioevo, non ha gli stessi standard morali/etici odierni: le stesse punizioni che seguono un reato, non sono le stesse già oggigiorno nelle diverse parti del mondo; erano diversificate e molto più severe nel Medioevo. La morte, anche tramite mezzi dolorosi, era pubblica fino a pochi decenni fa in America, ed era un vero e proprio spettacolo. Nel medioevo la morte non è quindi un fatto distante, né le impiccagioni pubbliche sono inusuali. Inusuale, per non dire irrealistico, è la conoscenza da parte di un contadino, ex servo della gleba, di umili origini, così ampia del mondo. Si citano luoghi e si menzionano guerre come dati di fatto certi e senza dubbi. Ma questi fatti sono certi per noi, che li guardiamo con secoli di distacco. E’ come se un normalissimo operaio senza giornali né internet o mezzi di comunicazione (perché all’epoca le informazioni erano scarse e di solito distribuite tra pochi), e con un’educazione elementare oggigiorno diventasse presidente della sua compagnia, e all’improvviso acquistasse anche un’incredibile comprensione della situazione attuale in medio oriente, citando luoghi, fatti, retroscena. Semplicemente è poco realistico. Anche il protagonista che rischia la vita per salvare gli ebrei è assai improbabile. Gli ebrei allora erano considerati alla stregua dei profughi attuali, anzi peggio: sopportati, mal tollerati (sottolineo che questo non è un giudizio personale). E non è che la peste non appena entrava in una città lo sapevano tutti subito: basta pensare all’evoluzione (e la successiva involuzione) dell’ebola, che ha mietuto un numero impressionante di vittime in Africa, mentre nei paesi “civilizzati” pochissimi sono deceduti. Ma il grandissimo numero dei morti è in parte legato al fatto che non si sapeva molto dell’ebola e della sua diffusione. E se chiedete ad una persona di media educazione cosa sia effettivamente il morbo dell’ebola, pochi sanno rispondere accuratamente.

Poi, anche se siamo nel Medioevo, è comunque poco credibile che una ragazza di 20 anni possa avere sentimenti duraturi per un uomo di 40 che tra l’altro è appena stato rilasciato dall’Inquisizione (lascio perdere il fatto quasi incestuoso – un poco inquietante in qualsiasi epoca – che la ragazza in questione era cresciuta come figlia di Arnau; ok, ora va bene che non era la sua vera figlia, però una storia alla Woody Allen un po’ i brividi li lascia). Da notare che all’epoca, 40 anni era un traguardo nella vita di un uomo di umili origini. Il lavoro che poi il protagonista inizia all’età di 14 anni è logorante, distrugge le articolazioni, e ogni muscolo. Ma lui fa altro: si arruola. E lo fa per scappare dalla sua amante, perché si sente in colpa, povera stella. Allora cominciamo col dire che una guerra nel Medioevo era una causa di morte più o meno assicurata per molti soldati e, comunque, non si tornava sempre interi; poi certamente una donna non parte da sola per inseguire un uomo in una regione di guerra. E’ come se una donna di oggi partisse per la Siria. Nessuna persona dotata di intelletto e di possibilità lo farebbe, neppure per Ryan Gosling.

La citazione da parte dei protagonisti di leggi, luoghi e culture diverse dalla propria è altamente improbabile: non dimentichiamoci che Arnau nasce povero, e lo rimane per metà della sua vita; quando all’improvviso diventa un’abile contabile e poi un valoroso guerriero e un nobile, non è che diventa anche improvvisamente erudito. Sì, perché alcune conoscenze non erano per tutti, ma solo per un ristretto numero di sapienti. Anche quando si citano città apparentemente vicine come Bologna e Costantinopoli, non bisogna dimenticare che per l’epoca erano mondi alieni. La maggior parte delle persone non vedeva mai nulla al di fuori della propria città, anzi del quartiere, in cui era nato. E’ come se oggi una persona ci parlasse tranquillamente della situazione politica della Birmania, con conoscenze approfondite di personaggi, eventi e fatti. Non dico che sia impossibile, solo raro; anche chi studia ed ha accesso ad un’educazione di grado superiore spesso non sa molto degli altri paesi (specie dell’Asia e dell’Africa). L’unico elemento che rasenta un certo realismo nel libro è la facilità con cui le donne venivano cedute, erano maltrattate, morivano o erano violentate. E infatti è anche la cosa che ci tocca di più, perché i personaggi (anche gli “eroi”) agiscono secondo norme e usi che non sono i nostri.

Quindi, riassumendo: apprezzo lo sforzo di realismo dell’autore, con la citazione – quasi testuali, in alcuni passaggi – di opere e testi dell’epoca in cui ambienta il romanzo. Purtroppo questo non basta; citare fonti, eventi, anche personaggi realmente esistiti, non rende meno irrealistico il modo di comportarsi dei protagonisti. Sono rimasta delusa anche dalla storia in sé, un po’ scontata e banale, e, ribadisco, mi sembrava una rilettura di Ken Follet (che ha pubblicato la sua opera una ventina d’anni prima, nel 1989). Detto questo, il giudizio è fortemente influenzato da due fattori: le alte aspettative che nutrivo nei confronti del romanzo (deluse) e la conoscenza, anche se parziale, di alcune nozioni storiche sul periodo del romanzo, che me lo hanno reso indigesto.

P.s. Per chi fosse interessato è uscito anche un seguito del romanzo, Gli eredi della terra, che segue le avventure di Arnau da adulto, insieme ad altri personaggi.

 

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