Padrini e padroni di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

dscn3429La storia delle infiltrazioni della ‘ndrangheta, e dell’uso di soldi pubblici, che continua ininterrottamente sin dall’900; disastri naturali che sono una fonte infinita di reddito per poche organizzazioni criminali; la collusione tra Stato e mafia, e l’infiltrazione – lenta ma constante – della ‘ndrangheta in tutti i traffici redditizi, uno su tutti la droga, nel mercato europeo e mondiale; e come e perché la mafia ha prosperato senza avversari.

Un primo doveroso richiamo ad uno degli autori del libro, Nicola Gratteri, uno dei massimi esponenti della criminalità organizzata, non solo in Italia ma nel mondo. Per dirne una, quando Renzi iniziò o formare il suo governo, Gratteri era stato considerato come ministro della Giustizia, e la sua non-nomina aveva scatenato un certo dibattito (il ruolo poi andrà al ministro Orlando, che non aveva, e non ha tuttora, alcuna competenza in materia di criminalità organizzata, che è una delle piaghe del Paese).

Vive sotto scorta da anni ed è membro della DDA, la Direzione Distrettuale Antimafia. Insomma, un esperto.

Antonio Nicaso invece è il suo collaboratore più frequente nella stesura dei saggi (ne hanno pubblicati una decina insieme), ma ha alle spalle anche pubblicazioni con altri autori o da solo, sempre sul tema della criminalità organizzata.

Questo è l’ultimo frutto della collaborazione fra i due, ed è interessante, perché riporta condanne, sentenze ed aggiornamenti del 2016 sulla situazione attuale delle mafie. Il saggio si concentra sulla ‘ndrangheta, ora riconosciuta dai più esperti come la più potente organizzazione criminale attualmente esistente in Europa, con traffici (e contatti) in tutto il mondo. Ma un libro sulla ‘ndrangheta è virtualmente lunghissimo; quindi gli autori si concentrano sui legami non sempre limpidi tra Stato e mafia, e soprattutto sulla corruzione (i famosi colletti bianchi). In Italia, uno dei paesi più corrotti tra quelli industriali (la classifica si trova a questo sito: https://www.transparency.org/cpi2015/), le persone incarcerate per questo reato sono poco più di 500, pochissime in confronto agli altri paesi europei. Come si spiega? Innanzitutto con la difficoltà di provare il reato di corruzione (la legge prevede che il reato sussiste solo se avviene uno scambio di soldi, non altro – e spesso per favori politici non vengono più scambiati soldi, ma appalti in cambio di voti). Insomma la corruzione non è legale, ma facilmente praticabile e difficilmente punibile.

Si delineano i legami tra Stato e mafia a partire dalle sue origini documentate, alla fine dell’800; la cosa più preoccupante è che le stesse osservazioni già evidenziate alla fine del XIX secolo sono rimaste valide ancora alla soglia del 2017. Come se nulla – o poco – fosse cambiato.

Di mafia si parla a spizzichi: solo grandi eventi e grandi nomi la fanno uscire allo scoperto; è successo nel 2006, con il libro di Roberto Saviano, Gomorra, e ancora con la sua partecipazione televisiva a Ti porto via con me, nel 2010; solo 6 anni fa il ministro degli Interni (all’epoca Maroni) e molte testate giornalistiche rifiutavano di netto la sola idea della presenza della mafia nel Nord Italia (una delle inchieste giornalistiche che hanno creato più scalpore nel 2013 ha causato lo scioglimento per infiltrazioni mafiose nel comune di Sedriano, in provincia di Milano. E’ il primo comune della Lombardia ad essere sciolto per infiltrazioni mafiose. Una delle giornaliste autrici dell’inchiesta è Ester Castano, è giovane e bravissima, per chi volesse seguirla ha un blog sul Fatto Quotidiano!!!).

E’ proprio in questa oscurità che la mafia prospera.

Sono cambiati i tempi, ma non la forza pervasiva della ‘ndrangheta, passata indenne dai regimi borbonico, liberale, fascista e repubblicano. Le alleanze tattiche sono diventate strategiche e continuano a rispondere a criteri di reciproca utilità. Ieri come oggi.

Nonostante tutto questo, però, la lotta alle mafie continua a non essere una priorità nei programmi di governo: tante promesse, ma pochi fatti. Ogni anno, per esempio, nelle varie commemorazioni, il nome più evocato è quello di Giovanni Falcone, il magistrato assassinato insieme ala moglie e alla scorta nel 1992. Falcone diceva che le mafie sono fenomeni criminali del tutto reversibili, a patto che ci sia la volontà politica di combatterle. Questa volontà in Italia, purtroppo, non c’è mai stata. Mentre le mafie continuano ad allearsi con chiunque sia disposto al compromesso, lo Stato continua a dimostrarsi debole, permettendo alle mafie di esistere. Succede dalla prima metà dell’Ottocento.

Come gli altri libri dei due autori (che vi consiglio), anche questo è ben documentato, preciso, accessibile anche ad un pubblico di non esperti in questioni finanziare/giuridiche (come me).

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