Volevo essere una gatta morta di Chiara Moscardelli

dscn3458Chiara vorrebbe essere una gatta morta, che riesce a ottenere l’attenzione degli uomini e a diventare non più loro amica, ma loro amante. Per quanto ci provi però, proprio non riesce a conquistare gli uomini che incontra, anche se i suoi tentativi e i consigli degli amici sono immancabili!

E per gatta morta intendo una categoria di donne verso le quali gli uomini hanno una particolare propensione e contro cui non c’è niente da fare, perché lei vince, vince sempre. La gatta morta è furba, determinata e ha come unico scopo quello di catturare l’uomo che fin dall’inizio ha individuato, puntato e strategicamente sedotto. La gatta morta riesce a essere perfetta in ogni circostanza, si ubriaca con un sorso di birra senza però mai essere scomposta e quando sorride durante una cena non ha mai, e dico mai, l’insalata tra i denti. A me invece è capitato di trascorrere un’intera serata a elargire grandi sorrisi per poi accorgermi, tornata a casa, che alcuni spinaci si erano incastonati così bene tra gli incisivi da farmi apparire sdentata.

Reduce da La vita non è un film (ma a volte ci somiglia) mi sono buttata sul primo romanzo (in ordine di pubblicazione) della Moscardelli, sperando che le magagne che mi rendevano poco grato quel libro fossero magicamente inesistenti in questo. Mi illudevo. Questo è peggio. A parte la mancanza di trama, che è scusabile fino a un certo punto, non rimane molto; il termine gatta morta non lo sento più usare da almeno 20 anni.

Il finale è seriamente in contraddizione con quanto l’autrice afferma per tutto il libro, cioè che i film hanno creato aspettative altissime che non corrispondono affatto alla realtà. Che la bellezza interiore non conta. Che essere simpatiche e intelligenti non paga, meglio essere una gatta morta (espressione che nel frattempo sono giunta intimamente ad odiare). Che la verità è che gli uomini preferiscono le gatte morte alle altre. E alla fine del libro, come si conclude tutta la riflessione (che io ho riassunto in pochi righi, ma nel libro ci viene riproposta con diverse varianti almeno due volte per pagina)? Semplicemente che la protagonista continuerà ad essere bella entro, e continuerà a cercare la persona giusta per lei. Ma se nelle pagine precedenti non hai fatto altro che dirmi che non funziona così???!!!!?? Bah.

Tra l’altro la copertina dell’edizione che ho letto io è sinceramente inguardabile, basandomi solo su quella non mi sarei neanche avvicinata al libro, figuriamoci leggerlo! (ed è uno di quei casi – rari! – in cui la copertina FA il libro, come il proverbiale abito NON fa il monaco).

Ci sono degli scambi divertenti, ma tutti basati sul concetto trito e ritrito che una donna sola che ha più di 30 anni è – e dev’essere per forza – una zitella disperata alla ricerca di uomo (e bye bye al femminismo e a tutte le chiacchere sulla parità: un uomo solo a 50 anni è ancora considerato un figone nel libro).

Con mio grande orrore scopro che esiste una letteratura in cui rientra questo romanzo, la Chick-lit (Chick literature, letteralmente “letteratura per pollastre/pupe”). Un immane desiderio di morte e il pensiero di non aprire mai più un libro si fa largo dentro di me. Perché, oh, perché mai si è sentita la necessità di dare un nome (e che nome!!!) a questi romanzi? Pensavo che già con la letteratura rosa si fosse toccato il fondo, ora scopro che questo fondo è un baratro. Il capostipite di tale letteratura è Bridget Jones di Helen Fielding. Ora, io ho letto Bridget Jones. Mi è anche piaciuto. Ma può questo romanzo essere parte di un genere letterario, con specifiche caratteristiche, proprie ed univoche? L’unica cosa particolare di questi romanzi, da quanto mi è parso di capire, è l’avere come protagoniste donne sopra i 30 alla disperata ricerca di uomo (qualsiasi). Infatti tra i romanzi di spicco di questo genere figurano scrittrici del calibro di Sophie Kinsella e Lauren Weisberger (l’autrice de Il diavolo veste Prada, per intenderci – e il libro non è neanche lontanamente bello come il film). Bah. Affibbiare un genere letterario a questi romanzi mi sembra un tantinello esagerato. Io ho letto molti libri della Kinsella: sono godibili, carini, soprattutto leggeri. Questa è la caratteristica principale anche degli altri romanzi: la leggerezza, il fatto che ti possono far ridere o sorridere (anche di gusto), ma rimane ben poco di questi libri. Soprattutto per un’incrollabile fatto: che propongono immancabilmente il mito della povera sfigata senza uomo e senza carriera, che alla fine del libro ha trovato entrambi ed è felice (più per l’uomo che per la carriera, dal momento che il successo lavorativo non è quasi considerato nella realizzazione personale delle donzelle in questione). Mi sembrano l’ultimo baluardo di un mondo che sta cambiando, ma che vuole aggrapparsi con forza all’idea che una donna non è felice, anzi peggio, non può realizzarsi, senza un uomo nella sua vita. Di questo mito accuso anche Sex and the city: per anni (sei stagioni non son poche) ci hanno propinato la storia che è bello essere single, che bastano le amiche per essere felici, salvo poi smontare ogni singolo presupposto, facendo finire le 4 ragazze felicemente accompagnate (e felici proprio perché accompagnate). Ma non sarebbe stato 1000 volte meglio, se invece di Mr. Big, a Parigi, fossero andate le amiche a salvare Carrie da una relazione infelice? Non avrebbe avuto più senso, nella logica della serie, in cui le amicizie sono più importanti di tutto il resto? Si è preferito percorrere la strada più sicura, ma anche più banale, dell’eroe che salva la situazione. Le amiche ci sono, ma sono in sottofondo.

Per concludere, non credo che leggerò altro della Moscardelli a breve, perché scorrendo le trame degli altri romanzi, mi sembra che – gira e rigira – si finisce sempre sulla solita trama e sul solito tema: la donna sola senza uomo. Detto questo, ci sono dei passaggi divertenti, come questo:

Ciò che non cambiava mai era la certezza che la prima volta andasse vissuta con il ragazzo giusto. Il grande amore, quello che avrebbe cambiato il corso della mia vita, colui che , anche da sposata e con un altro accanto, avrei ricordato per sempre.

E’ perché la mia generazione è stata funestata dalla favola di quella stronza di Cenerentola.

Cresci convinta che un bel giorno, nonostante il susseguirsi quasi snervante di delusioni sentimentali, si materializzerà alla tua porta il principe azzurro, pronto a salvarti, a riscattarti da tutti gli uomini che non ti hanno amata, dalle compagne di scuola che ti hanno deriso, da una famiglia che non ti ha mai capita, dalle scelte sbagliate e dal lavoro precario.

E tu aspetti. A Cenerentola è capitato, perché non dovrebbe capitare anche a te?

Ti hanno raccontato questa favola fino allo sfinimento, ti sei immaginata il vestito del ballo un milione di volte, hai sognato la rivincita, l’amore eterno, il “vissero per sempre felici e contenti”. Quindi non demordi. Aspetti semplicemente il tuo turno.

Ti hanno ingannata. La storia della bellezza interiore è una delle più grandi bugie mai raccontate. Cenerentola, anche con indosso un sacco di iuta, era una gran fica. Più o meno come la favola del brutto anatroccolo che alla fine si trasforma in cigno, mica rimane anatroccolo. La bellezza interiore non la vede nessuno; d’altra parte è interiore, cioè sta dentro, quindi perché qualcuno dovrebbe desiderare ciò che non può vedere? Tutte le storie delle belle dentro, nel cinema come nella letteratura, sono una truffa. Non a caso, quando un regista deve scegliere una protagonista che interpreti il ruolo della brutta, la sua scelta ricade su un’attrice molto bella che poi viene sottoposta a estenuanti ore di trucco per trasformarsi in racchia. La stessa Cenerentola era bella soprattutto fuori, magari dentro era un’emerita idiota.

Pubblicità

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...