La paranza dei bambini di Roberto Saviano

 

9788807032073_quartaNicolas e i suoi amici sono poco più che adolescenti, ma la criminalità la conoscono bene, e la vogliono vivere; e dal nulla, prima con mezzucci e poi con arsenali degni di una vera e propria guerra, mettono insieme un gruppo, una paranza di bambini. Bambini sì, ma letali, senza regole né direzione. E Napoli, il suo centro storico, i quartieri, violata costantemente dalla delinquenza, è terreno fertile per le loro “prodezze” criminali.

Omioddio. Dopo le prime pagine sono già rimasta scioccata dalla scena del ragazzo che defeca in testa ad un altro, solo perché aveva “osato” mettere un “like” su facebook alla sua ragazza. Ocielo.

Il libro fa male. L’ho letto in pochissimi giorni. Anche la fine è tremenda. Azzeccata, ma tremenda.

Devo ammettere che lo stile è incredibilmente riuscito: la difficoltà di estrapolare e rendere comprensibile il dialetto napoletano è riuscita, così come era riuscita nella serie televisiva Gomorra. Sebbene sia un romanzo di finzione (suppongo a causa delle critiche – numerosissime, talvolta assurde – dopo Zerozerozero), la trama è ispirata a storie vere, e i singoli episodi sono ispirati a fatti realmente accaduti.

La storia, come era stato Zerozerozero, fa male. Lo scopo è quello, deve essere quello. Per aprire gli occhi.

Il capo e leader della storia, Nicolas Fiorillo, è liberamente ispirata a Emanuele Sobillo, uno dei boss della paranza dei bambini, ucciso in un attentato giovanissimo (e notare che alla veneranda età di 19 anni, quando muore, Sobillo era già latitante e gestiva le piazze di spaccio a Napoli).

Tutti i ragazzini della paranza partono da un presupposto: conta solo l’oggi; il domani non è sicuro. Non conta morire, non conta essere ferito, perché l’unica cosa che conta è ottenere tutto e subito. Non basta avere una vita regolare, un lavoro normale come quello dei genitori; no, anzi, i genitori sono considerati delle sorti di falliti, perché hanno lavorato tutta una vita per mettere via quelli che ai loro occhi pochi spiccioli. Sì, perché i ragazzi protagonisti sono ricchi; fanno mucchi di soldi, e li spendono, tutti, subito; non tengono nulla da parte, non c’è un futuro o un’altra vita, un’altra possibilità di vita oltre a quella criminale: che è rapida, sia nell’ascesa che nella discesa. Questi ragazzi non hanno paura della morte, hanno paura di un futuro come quello dei loro genitori. Osannano i parenti che sono diventati mafiosi e si sono fatti la galera, disprezzano i pentiti; il mondo per loro si divide in due categorie “fottuti” e “fottitori”: non c’è via di mezzo, o sei forte o sei debole, ed è meglio essere temuto piuttosto che essere amato. Nicolas soprattutto ha una concezione del potere, in parte ripresa dai film, in parte dalla sua immaginazione di adolescente; il potere per lui è avere un posto riservato nel privé del locale Maharaja. E’ una sciocchezza, però per lui diventa il simbolo del suo potere, il simbolo di quello che conta davvero nella vita.

Le tecniche che lui e il suo “branco” usano per ottenere il potere sono spietate: uccisioni, violenza, rapine, estorsioni. Non si fermano neanche un attimo a riflettere, a pensare. Non c’è domani. Rimanere feriti è parte del lavoro. Anzi, non avere ferite è sintomo di debolezza. Non sono ragazzi particolarmente violenti. Sono normalissimi giovani che cercano un futuro che lo Stato non può dare. Lo Stato non è nemico; è semplicemente il grande Assente.

I genitori non possono e a volte non riescono a fermare la discesa nel turbine di violenza e illegalità dei figli. Non conta il loro stato sociale, piccolo-medio borghese. Le donne sono particolarmente importanti: donne che scelgono di stare con o contro di loro. Ma come ribellarsi ai propri figli? Al proprio ragazzo, al proprio fratello?

Consiglio di ascoltare anche una sola delle interviste di Roberto Saviano, che spiega le motivazioni dietro alla creazione del suo romanzo e quanto si sia ispirato alla realtà.

Come i soldi entravano, subito uscivano. L‘idea di metterne da parte non li sfiorava: fare soldi subito era il pensiero, il domani non esisteva. Appagare ogni desiderio, al di là di qualsiasi bisogno.

Cresceva, la paranza. Crescevano i guadagni e cresceva il rispetto che vedevano negli occhi delle persone. – Le persone stanno iniziando a schifarci, significa che vogliono essere come noi, – diceva Maraja. Crescevano loro, anche se non tenevano il tempo per accorgersene.

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