La cassa aperta di Sophie Hannah

9788804665557_0_0_1565_80In una casa aristocratica Lady Athelinda Playford l’anziana e ricca padrona, invita alcuni ospiti – tra cui Hercule Poirot e Catchpool – prima di fare una rivelazione sconcertante: cambierà il suo testamento in favore del maggiordomo. Ovviamente l’annuncio suscita scalpore e, soprattutto, un assassinio…

Delusioneeeeee. Il problema è che i romanzi di Agatha Christie a quanto pare sono inimitabili. Questo Poirot , a parte comparire poco, non fa nessuna rivelazione geniale, non risolve ogni singolo mistero (il vestito per esempio, viene rivelato dall’assassino, non da altri). La storia fa acqua da tutte la parti, mi sembra che non abbia alcun senso. Nella Christie i delitti avevano motivazioni semplici, quando non semplicistiche: soldi e amore. Alla fin fine sono questi i motivi che ritornano, ricorrenti. Ovvio, ci sono eccezioni, e sono sempre trattati in maniera originale, ma questi sono i due motivi. Che poi sono anche i motivi per cui di solito vengono commessi nella vita reale. Ora, senza voler spoilerare troppo, le motivazioni dietro a questo delitto sono ridicole.

I personaggi non assomigliano affatto ai personaggi impettiti e alle signorine di buona società che la Christie presentava, che raramente discutono di facecnde amorose, e in cui anche un bacio è accennato più che scritto. Ecco, qui abbiamo personaggi “cafoni”, secondo il parametro della società a cui la Christie apparteneva.

La premessa è buona: una casa con pochi sospetti, un cambio di testamento improvviso, un morto. Poi, tutto crolla. Non c’è una vera e propria investigazione, i fatti presentati continuano a cambiare, la stessa rivelazione contenuta nel titolo, quella della cassa aperta, non si può dedurre logicamente, ma deve essere spiegata per forza dal detective perché richiede conoscenze che non sono presenti nel romanzo. Così non vale. Anche nei romanzi più scioccanti della Christie, come L’assassino di Roger Akroyd, tutti gli indizi erano lì, a disposizione del lettore. E proprio il fatto di non percepirli come tali, di non saperli leggere, rendeva il romanzo così eccezionale: il lettore, dopo aver finito il romanzo, continua a chiedersi: come ho fatto a non pensarci? Qui invece anche pensandoci non si poteva trovare una soluzione ragionevole, o minimamente sensata. Il riferimento del titolo è ad un’opera di Shakespeare, il King John (Re Giovanni):

They found him dead and cast into the streets,

An empty casket, where the jewel of life

By some damn’d hand was robb’d and ta’en away.

 

Lo han trovato morto, abbandonato per strada,

Una cassa vuota da cui il gioiello della vita

E’ stato rubato e portato via da una mano sacrilega.

Non so se questo vi aiuterà a risolvere il mistero, per me è inutile come il resto delle spiegazioni per l’omicidio.

Poi c’è Catchpool, chiaro rimpiazzo di Hastings. Ora, il vero pregio di Hastings era quello di raccontare la storia e farci vedere il suo punto di vista, che spesso era anche il nostro, per sviare il lettore, e per rimanere basiti come lui. Catchpool è solo fastidioso. E’ un misto tra Japp e Hastings, un misto mal riuscito purtroppo. Poirot compare, poi scompare, non fa le tipiche domande spiazzanti a cui la Christie ci ha abituato, risolve il mistero ma non completamente… E’ un romanzo inutile.

Un’ultima precisazione sul titolo: in originale è Closed casket, che letteralmente significa bara (o cassa) chiusa. In italiano la cassa del titolo è diventata aperta. Perché? Già il romanzo non è eccezionale, perché confondere il lettore e cambiare completamente il titolo? Bah.

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