La via del tabacco di Erskine P. Caldwell

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In un piccolo paese della Georgia, quelo che resta di una famiglia lotta contro la fame e la povertà, legate indissolubilmente al piccolo appezzamento di terreno che possiede Jeeter, il capofamiglia. Jeeter è povero, ma ostinatamente convinto che il suo posto sia il pezzo di terra che era appartenuto al padre; rifiutandosi di abbandonarlo, e incapace di vedere la realtà delle cose, Jeeter condanna la sua famiglia alla fame e alla disperazione. La moglie Ava ormai non pensa che al vestito con cui essere seppellita, la figlia Ellie May è – per una deformazione facciale – considerata “in più”; l’altra figlia, la dodicenne Pearl, è stata venduta al vicino come moglie, ma scappa; Dude – il figlio scemo – non capisce la siuazione; la nonna è trattata alla stregua di un animale, mal sopportata e derisa.

Questo libro, diventato un classico della letteratura americana, è stato scritto negli anni ’30 del Novecento. E’ un ritratto della disperazione nelle zone rurali più povere degli Stati Uniti del sud, stroncate dalla concorrenza delle recenti fabbriche. Qui la povertà regna, è lei la vera protagonista del romanzo. Una povertà assoluta, spiazzante, che lascia a nudo la triste umanità che vive nel piccolo paese. Siamo vicino ad Augusta, in Georgia, dopo la prima guerra mondiale. La miseria è devastante, manca il cibo stesso per nutrirsi. La famiglia dei Lester è una delle più colpite, soprattutto per colpa del capofamiglia Jeeter, un nullafacente che ambisce a possedere e coltivare la terra che un tempo apparteneva al nonno. Dei suoi numerosi figli, solo 3 sono rimasti nei dintorni: Ellie May, nata con un labbro leporino e quindi considerata immaritabile, Dude, il figlio 16enne e non troppo sveglio, e Pearl, ormai moglie del vicino di casa Lov, nonostante la giovanissima età. La moglie di Jeeter, Ava, che un tempo nutriva ambizioni di grandezza, si ritrova a desiderare spasmodicamente una cosa sola: un vestito nuovo per il proprio funerale; la nonna Lester invece è lasciata vivere in casa con disprezzo e generale disinteresse, anzi fastidio: la sua è una bocca in più da sfamare. Jeeter crede e ritiene di sapere più di tutti gli altri, e impreca contro la fortuna avversa e i suoi “nemici”, non capendo che il suo desiderio di terra lo sta portando, insieme ai suoi famigliari, alla tomba. Lo stesso tema di Fiori nel fango e di Via col vento, l’attaccamento quasi folle per un pezzo di terra, torna qui preponderante.

Jeter era un uomo che aveva la passione di coltivar la terra. Gli uomini che hanno questo nel sangue non possono stare nelle filande. Le filande sono come le automobili, vanno bene per divertirsi e spassarsela, ma nessuno può amarle come la terra. La terra sembra che si affezioni alla gente che ci rimane sopra. Quando la gente se ne sta sulle tavole, nelle case, e cammina nelle strade di cemento, la terra perde ogni interesse per gli uomini.

Disperazione, povertà, incapacità di veder oltre, di vedere “altro”. Di capire il progresso e il cambiamento dei tempi, la situazione cangiante della società in cui vivono: tutti i protagonisti, e in particolare Jeeter, si rifiutano di vivere nel presente, abbarbicati ad un’idea di terra e possedimento che ormai non ha più valore.

Caldwell con il suo romanzo descrive la disperazione e la fine di un’era e di un’intera classe sociale.

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