Buchi nella sabbia di Marco Malvaldi

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1901: fervono i preparativi per la rappresentazione della Tosca di Puccini. E non una rappresentazione qualunque: il re in persona, Vittorio Emanuele III, sarà presente. Dato che il sovrano precedente (nonché padre dell’attuale monarca) è trapassato per morte violenta da non molto, le Guardie reali saranno presenti per accertarsi che nessun sollevamento o rivolta anarchica possano creare scompiglio. E in effetti un po’ di scompiglio si crea, sì, ma solo perché il tenore dell’opera muore sul palco…

Forse i romanzi che esulano dalla saga del BarLume sono i miei preferiti tra quelli di Malvaldi. Sono particolari, interessanti, pieni di dettagli e quasi tutti semi-storici, ambientati cioè nel passato con protagonisti talvolta celebri (più o meno). So che questi stessi dettagli, che per me sono pregi, li rendono indigesti ad altri lettori che pure amano Massimo il barrista e le sue avventure. Buchi nella sabbia è – a mio parere – il miglior romanzo finora scritto da Malvaldi. Pieno di curiosità, ambientato in un periodo e in un contesto storico affascinanti, arguto e piacevole. Parto con la premessa, doverosa, della mia ignoranza iniziale: uno dei protagonisti storici dell’opera, Ernesto Ragazzoni, è effettivamente esistito, e la sua collana di poesiole è raccolta in un volumetto edito da Sellerio. E’ stato un giornalista e i fatti riguardanti la sua vita sono tutti storicamente irreprensibili: una rarità in fatto di romanzi storici (o ambientati nel passato).

Ernesto Ragazzoni è stato un letterato e, soprattutto, giornalista: vissuto tra la fine del ‘800 e l’inizio del ‘900, e oggi – se non fosse stato per questo libro che ne ha portato alla riscoperta il grande pubblico – sarebbe scomparso dalla memoria collettiva. E in effetti le sue poesie, nella maggioranza dei casi, sono poco più che divertenti esercizi di stile, come si evince dai titoli di alcuni componimenti: Laude dei pacifici lapponi e dell’olio di merluzzo, Poesia nostalgica delle locomotive che vogliono andare al pascolo, ovverosia la rivelazione delle oscure cause di tanti disastri ferroviari… , Le malinconie ed il lamento del povero bigliardo che non vuole più essere verde, Piccola consolazione offerta alle uova mortificate perché calano di prezzo. Forse non un poeta “ufficiale” ma sicuramente un uomo divertente, che si interessò alla letteratura inglese e americana fin da giovanissimo.

Unito alla figura del Ragazzoni, un giallo ambientato all’opera, che detto così, può voler dir tutto o niente. Io sono sempre stupita dalla quantità apparentemente infinita di informazioni di vario tipo che Malvaldi conosce. Sì, perché conosce quei fatti, quei dettagli, che appaiono piccolezze, ma sono interessanti e sconosciuti. Per esempio, i disastri durante le opere liriche: ma chi ci è mai andato a pensare? Chi li conosce? Il manuale per regolare i duelli, il Galateo dei Carabinieri…ma come ci vai anche solo a pensare? Le lettere di Puccini, le informazioni sulla sua vita privata…cioè qui c’è in mezzo una ricerca accurata, mica roba per polli! E poi il lessico! Lasciate stare le parole crociate, Malvaldi a volte utilizza parole che non sono più state utilizzate. Ultroneità. Parola mai sentita, tanto che Word me lo segna come errore. Eppure Malvaldi sa. Sa tutto. Dal nome dei baffi in voga nell’Ottocento, fino a come arrotolare un calzino nella valigia.

Per il giallo in sé, forse è la parte più debole dell’intero libro. Ma d’altra parte i personaggi, le situazioni e lo stile sono talmente articolati e divertenti, che passa in secondo piano il dettaglio dell’omicida.

Comunque consiglio di leggere lo stralcio di lettera di Puccini sull’Egitto riportato in fondo al libro, in cui Malvaldi spiega un po’ la realtà vs fantasia del romanzo: fa morire dalle risate!!!

P.s. Per chi – come me – deve sapere assolutamente il significato di ultroneità, ecco a voi dal dizionario Treccani, la definizione: s. f. [der. di ultroneo]. – (giur.) [non necessità: u. di un’indagine] ≈ prescindibilità, superfluità.

-Vede mi sono sentito un pochino svilito. Far le rime in «-zio» è sin troppo facile, un qualunque arfasatto vi riesce. Dai signori del Circolo Filologico mi aspettavo ben altre sfide. Propormi di rimare con «mulo», per esempio, sarebbe ben più difficile. C’è solo un’altra parola, in italiano, che vi fa rima.

Il dottor Frassati guardò il Ragazzoni da sotto in su. Le sarei grato se smettesse di usare tale oggetto per afferrarmi, disse quello sguardo senza alcuna traccia di accento piemontese. Mi scusi, rispose lo sguardo del cronista, dopodiché il direttore riprese:

– Inoltre, a quanto mi si riferisce, dopo aver recitato…

– Improvvisato.

– …dopo aver improvvisato la sua inopportuna e licenziosa poesiola, al richiamo di Sua Eminenza l’Arcivescovo Perrone che le faceva notare come nella sala fossero presenti anche delle suore, lei abbia testualmente risposto: «Non si preoccupi Eminenza, mi sono toccato i coglioni appena entrato».

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