Il libro del drago di Matthew Skelton

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Blake scopre un libro che agli occhi di tutti ha le pagine bianche, anzi bianchissime. Eppure lui, su quelle pagine, vede delle frasi, anzi degli indovinelli. Perché il libro l’ha scelto. L’ha scelto perché è puro e contiene un immenso potere…per questo sono in tanti a volerlo, a partire da un indefinito nemico, la Persona nell’Ombra. Ma da dove arriva il libro? Nel 1453 Endymion Spring è un apprendista nella bottega di Gutenberg, l’uomo che ha inventato la stampa. E assiste all’arrivo di un personaggio sinistro, Johann Fust, insieme al giovane Peter Schöeffer e ad un tesoro preziosissimo: un libro dalle pagine magiche…

E’ un libro per bambini. Io l’ho letto credendo che fosse un fantasy per adulti invece è proprio pensato per un pubblico di ragazzi. Non che non sia bello o che non abbia alcune qualità, ma certamente non è abbastanza per renderlo completamente coinvolgente per un pubblico adulto. La storia – come spiegato nelle note alla fine del libro – è basata, almeno parzialmente – su dati reali, come la figura di Fust/Faust (seppure il tema sia stato trattato con mooolta libertà dallo scrittore) e la figura di Peter Schöeffer, che nel libro è solo un apprendista, ma che, nella realtà insieme a Fust (nel frattempo diventato suo genero), fonderà una officina tipografica di largo successo.

Blake non mi è sembrato un protagonista avvincente. Meritava molto di più la sorella, Papera,così soprannominata perché dopo una litigata dei genitori ha deciso di non togliersi più l’ impermeabile giallo. Papera è molto più sveglia e intraprendente del fratello. Blake è mezzo tonto. Forse l’autore ha cercato di farlo apparire come un ragazzino normale, ma a me non è sembrato particolarmente intelligente (c’è un punto in cui scappa dal ricevimento in cui sono invitate anche la madre e la sorella, va in biblioteca, si fa sgamare in un luogo in cui è proibito entrare persino dal gatto, e quando torna alla festa si stupisce che si siano accorti della sua assenza!).

Endymion sembrava ben più promettente: vive nel 1453, nella bottega in cui di lì a breve verrà realizzata la prima Bibbia stampata, quindi spunti interessanti ce ne sarebbero. Inoltre è muto, un particolare interessante, se si considera che nel medioevo non erano propriamente ben accette le persone “diverse”, ma anzi venivano tenute ben lontane, ai margini della società. Eppure ben presto Endymion diventa un personaggio di contorno.

Il colpo di scena finale non è assolutamente “colposo” inteso che 1) non sorprende; 2) non è particolarmente interessante. Anche l’idea di passare dal medioevo al giorno d’oggi, con Endymion e Blake come protagonisti, non è male in sé. Ma Blake ben presto diventa il vero e solo protagonista, e la storia di Edymion non ha più senso di esistere, dal momento che tutto ciò che Endymion racconta dalla metà del libro in poi lo sappiamo già a priori, dal racconto di Blake. Non posso dire di essere totalmente delusa, certo è rinfrescante e leggero, ma forse mi aspettavo un qualcosina di più. Nel finale soprattutto mi sembra ci sia una certa confusione e un po’ troppa fretta di terminare velocemente tutte le varie articolazioni della storia e dei protagonisti (il rapporto dei genitori, il blocco della sorella…).

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