Lolita di Vladimir Nabokov

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Humbert Humbert è un professore che si trasferisce in America per sc rivere un libro. Qui, nel New England, scopre una piccola villetta appartenente alla vedova Charlotte Haze, che ci vive con la figlia Dolores. Humbert è un pedofilo, con la passione per le ragazzine, e diventa ossessionato da Dolores, di appena 12 anni, che lui ribattezza Lolita. Dopo che Humbert sposa Charlotte per stare vicino a Lolita diventandone il patrigno, la situazione degenera: alla morte di Charlotte Lolita e Humbert cominciano una relazione e un viaggio on the road, in cui Humbert affonda sempre di più nella sua passione per Dolores.

Mi è piaciuto. Tanto. Premetto che non sapevo di cosa parlasse il libro. Sì ok, sapevo della ragazzina che si chiamava Lolita, ma tutto il resto della trama era un mistero. Quindi sono rimasta stupita per l’argomento – un pedofilo che racconta la sua storia con una ragazzina, la Lolita del titolo. La storia sarebbe già sufficientemente sconvolgente se fosse scritta ai nostri giorni, immaginate nella metà del ‘900! E il protagonista, che si sceglie come nome Humbert Humbert, è il narratore inaffidabile della vicenda, della sua passione per le bambine, del suo “amore” per Dolores, da lui soprannominata Lolita e usata per placare i suoi desideri sessuali. La Lolita di Humbert non è un personaggio vero, ma solo quello che lui vuole vedere: felice di essere con lui, capricciosa e volubile, ma pur sempre una ninfetta, termine coniato dal protagonista per descrivere bambine precoci che secondo lui vogliono avere rapporti con persone più grandi. Lolita è certamente infatuata del protagonista, ma non in una maniera sessuale; piuttosto ha una delle tipiche cotte adolescenziali. E Humbert architetta e progetta per lungo tempo il modo per stare con lei. All’inizio del racconto Humbert è in prigione, seppure non conosciamo la ragione (che viene svelata solo alla fine del libro): il libro racconta le vicende che ve lo hanno condotto. Devo dire che l’autore è riuscito a descrivere con incredibile maestria il modo di pensare di un pedofilo: dalla convinzione che la colpa sia del bimbo (in questo caso bimba), tentatrice e pienamente consapevole di quello che fa (la ninfetta, come la definisce lui); il modo in cui si insinua nelle grazie della bambina per ottenere la sua fiducia; la paura costante di essere scoperto; la giustificazione delle proprie azioni prendendo ad esempio eventi storici o personaggi famosi (cita Dante che nei suoi sonetti scrive di amare Beatrice da quando ha nove anni); il controllo sulla bambina e il suo sentirsi – comunque – suo schiavo, sempre in uno stato di tensione; l’incapacità totale di comprendere il grave danno che sta facendo alla bambina.

Humbert Humbert descrive con candore la sua situazione, e la giustifica per tutto il libro: secondo lui non è una perversione la sua, anzi, è un amore fra i più puri. Anche nell’unico momento, sul finale del libro, in cui sembra riflettere per la prima volta sule conseguenze delle sue azioni sulla giovane Dolly, il suo pensiero si ferma ai suoi sentimenti solo un attimo, subito torna al suo pensiero fisso: all’ossessione di amare Dolores e di non poter vivere senza di lei.

Posso immaginare lo scandalo che il libro – e il film – crearono all’epoca: ancora erano in vigore rigidissime norme morali nel mondo del cinema, e il libro racconta a volte in maniera dettagliata scene d’amore tra un adulto e una dodicenne. Sì, perché l’inizio dell’affaire, come lo ritiene Humbert, avviene quando Dolly ha 12 anni. E prosegue per anni. Anni di soprusi e violenze che Humbert – da narratore ingannevole qual è – (ma forse è anche il suo stesso modo di auto-ingannarsi) descrive come anni felici, in cui Lolita e lui si amano. E solo verso la fine il lettore scopre la verità e ha come una rivelazione, un colpo d’occhio, veloce, quasi di sfuggita, su cosa sia stato per Dolly. Perché Humbert ama Lolita, e vuole lei. Ma non conosce Dolores e non la fa conoscere neanche a noi.

La dicotomia Dolores/Lolita è lampante. Lolita è nella sua testa, è l’idealizzazione di tutto ciò che lui vorrebbe fosse vero: è Lolita che gli fa delle avances, è lui che dipende da Lolita e non il contrario, lui idolatra Lolita e farebbe qualsiasi cosa per lei… Quando troviamo Dolores invece scopriamo la verità, e il mondo di Humbert crolla: tutto ciò che ci ha raccontato è stato fortemente modificato per assecondare il suo punto di vista.

Credo che la cosa più inquietante del romanzo non sia il racconto di Humbert, quanto piuttosto la fascinazione che il lettore è portato a provare per Humbert: sebbene una parte sempre cosciente urli quanto quello che Humbert sta pensando o facendo sia profondamente sbagliato, c’è allo stesso tempo una giustificazione e quasi, a tratti, un legame di empatia con lui. Ed è questo a lasciare il lettore scombussolato e spiazzato.

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