La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi

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La nebbia fa sparire le persone: sappiamo che sono lì, ma non possiamo vederle…

Vigilia di Natale: in un piccolo paese alpino due genitori denunciano la scomparsa della figlia sedicenne, Anna Lou. Una ragazza che sembra non nascondere nulla, eppure non si trova. Scomparsa nella nebbia. La polizia affida le indagine all’agente speciale Vogel. Non convenzionale e in cerca di riscatto, Vogel ha bisogno di risolvere il caso. O meglio, ha bisogno di pubblicità positiva, perché colpevolezza o innocenza a lui non interessano: vuole visibilità mediatica, perché i riflettori sono la sua carta vincente per tornare alla ribalta.

Ero molto scettica prima di cominciare il romanzo. Diffido per principio da tutto ciò che ciclicamente ci viene propinato come “best-seller internazionale”, “il caso editoriale dell’anno” e “XXX milioni di copie vendute in tutto il mondo”. Ma che vuol dire? Pure di Cinquanta sfumature hanno venduto milioni di copie ma non mi pare che venga annoverato nelle liste dei Capolavori Assoluti e Irrinunciabili della Grande Letteratura. In più i thriller/gialli/polizieschi che mi piacciono davvero sono pochini: nata e cresciuta a pane e Agatha Christie, il Genio del Giallo, mi è sempre sembrato difficile trovarne un altro allo stesso livello. E poi ammetto che tutte le volte che gli editori si sentono in dovere di scrivere che il romanzo ha venduto tanto, io subodoro truffa e cavolata pazzesca.

Dunque, premesse scarsine. Poi una collega me ne parla. E così scopro (ultima tra i mortali credo) che è uscito il film pochi giorni fa, e tutti stanno facendo la fila per leggere questo romanzo (uscito due anni fa e finora passato sotto il radar dei più). E quindi anche io mi faccio la fila e me lo prendo in biblioteca. Mi arriva, dopo qualche tempo di attesa. Copertina banale, niente di eccezionale. Riassunto della trama abbastanza classico, niente di eccezionale o che mi attirerebbe normalmente. Numero di pagine: 373, ma scritte larghe, con interlinee enormi e bordi pagina giganteschi.

Inizio a leggere. La prima impressione è quella di essere nel mezzo di un sequel. Questo Vogel sembra qualcuno che l’autore ha già presentato, qualcuno che dovrei conoscere. Vado a cercare su Google. No, non è un sequel. Rassicurata, proseguo. All’inizio piano, con pause e sbuffi, poi un po’ più interessata e alla fine completamente rapita, del tipo che andare a ginnastica o fare la doccia sono attività fastidiose perché mi distraggono dal libro e mi tengono lontana dalla soluzione del mistero. Il finale, le ultimissime pagine. Chapeau. Perché se una parte è forse più tradizionale, c’è un colpo di scena eccezionale.

Quindi, riassumendo: Vogel è un agente che usa metodi poco ortodossi e che, lo capiamo dall’inizio, ha qualche scheletruccio nell’armadio (e questo è valido per qualsiasi personaggio Carrisi ci presenti in questo romanzo). A fargli da spalla, il giovane agente Borghi. La storia inizia con Vogel, recuperato in un fosso in stato apparentemente confusionale con le mani insanguinate. Essendo illeso, il dubbio che qualcun altro ci sia andato di mezzo è comprensibilmente fortino. Viene chiamato lo psichiatra Flores, per capire se Vogel davvero soffre di amnesia oppure finge di non ricordare. E Flores si fa narrare il caso di Anna Lou, di cui Vogel si è occupato fino a poche settimane prima. Tra la rosa degli indiziati sfilano Mattia, un coetaneo di Anna Lou, e un professore del liceo, il signor Martini, giunto da poco in zona con la famiglia per ricucire il rapporto con la moglie.

E io mi fermerei qui con la trama perché se no finisce che rivelo troppo. E in questi casi è meglio troppo poco che troppo tanto.

Non immaginate né aspettatevi fini ritratti psicologici né altro. Alla fine del libro mi sono resa conto di non sapere quasi nulla nemmeno dei pochi personaggi citati: Vogel, a parte che è carogna, non si apre mai veramente; il professor Martini – che pure risulta tratteggiato abilmente – rimane un po’ sfocato; lo psicologo che viene introdotto all’inizio del romanzo, Flores, viene riesumato in fondo, tanto che a un certo punto mi ero dimenticata della sua esistenza. La ragazza nella nebbia, Anna Lou (che mi sembra un titolo vagamente fuorviante), di fatto rimane una sconosciuta, nell’ombra.

Però non posso negare che sto già cercando gli altri libri di Carrisi da leggermi, sperando mi trasmettano lo stesso brivido di questo.

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