Oh, boy! di Marie-Aude Murail

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Siméon, Morgane e Venise Morlevent si ritrovano d’un tratto orfani e senza nessuna famiglia. Mentre l’assistente sociale si attiva per cercare un posto a ciascuno di loro, i fratelli fanno un patto: stare sempre insieme. Ecco allora che Siméon, 14 anni e geniale, inizia a cercare delle soluzioni alternative. Per esempio, non aveva sentito una volta citare altri figli del padre, nati da precendenti relazioni? In questo caso, i figli nati sarebbero comunque dei Morlevent e, in più, parenti! Peccato che i due figli, Josiane e Barthélemy, non si sopportino e cerchino di “vincere” la battaglia per l’adozione…

Marie-Aude Murail è una delle autrici più prolifiche per ragazzi. In Oh boy! la scrittrice riesce a creare una situazione drammatica, ma lo fa con gli occhi di un bambino. E non perché il protagonista è un bambino, ma perché la situazione viene descritta in maniera leggera, ma non semplicistica. Anzi, la Murail è attenta agli aspetti realistici della vicenda, ma li incornicia in uno stile e un tono da favola. A partire dalla perdita dei genitori e dalla permanenza limitata in orfanotrofio, tutto è sfumato, quasi un incubo che però passa veloce. Il dramma della perdita dei genitori è quasi offuscato dalle novità che i tre fratelli devono sopportare: dall’attesa nell’orfanotrofio fino all’incontro con gli assistenti sociali e la famiglia che non sapevano di avere. Mi ha ricordato, come trama basilare, Una serie di sfortunati eventi, e credo che riesca a commuovere o far trasparire il senso di famiglia anche nella sua assoluta semplicità.

Siméon, il più intelligente, già sta pensando ad una soluzione alternativa: trovare i fratellastri. O meglio, sorellastra e fratellastro che potrebbero adottarli, riunendo i tre fratelli. Peccato che Josiane, la sorellastra, voglia effettivamente una bambina, e si innamora della piccola Venise, ma non tanto dei fratelli più grandicelli. Invece Barthélemy è irresponsabile, giovane senza prospettive né impegni.

A complicare la situazione, Siméon scopre di avere una malattia tremenda, che lo risucchia; ma anche questo sviluppo della trama è trattato con cura, con cautela, senza sminuire la drammaticità della situazione, ma smorzandone i toni.

Barthélemy, fratellastro assolutamente impreparato ad accogliere i tre bambini, si ritrova a dover fare i conti con la loro presenza e le responsabilità che essa comporta, rinunciando alla vita da single. Se poi si aggiunge che la sorellastra, anche lei aspirante tutore dei tre orfanelli, cerca di screditarlo per la sua omosessualità, ecco che scatta una situazione esplosiva.

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