La donna alla finestra di A. J. Finn

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Il richiamo del titolo è riferibile al grande film di Hitchcock. Questo è il secondo libro che leggo in cui Hitchcock è in qualche modo coinvolto. Il precedente, La gemella sconosciuta, è stata una grande delusione. Questo sicuramente è un gradino superiore. Tra l’altro nel romanzo si citano moltissimi film di Hitchcock e non solo degli anni ’50-’60 che io adoro (come Sciarada, con Cary Grant e Audrey Hepburn). Comunque, tornando a noi, la trama ricorda ovviamente Finestra sul cortile, solo che invece di esserci James Stewart, aiutato dalla bellissima Grace Kelly, a trovarsi al centro di un intrigo è Anna Fox, una psicologa infantile che dopo un grosso trauma soffre di agorafobia: ha paura degli spazi aperti. Quando la incontriamo è ormai dieci mesi che non esce di casa: la spesa gliela portano i fattorini e fa esercizi di ginnastica a casa con una fisioterapista, ma rimane sempre con le finestre chiuse. E dalle finestre osserva il mondo di fuori, aiutandosi con una macchina fotografica, spiando le vite dei vicini. Quando una nuova famiglia si trasferisce nel palazzo di fronte, Anna è intrigata dai legami fra i tre occupanti della casa: Alastair, il marito, Jane Russell, la moglie e il figlio Ethan. Inizia a conoscere tutti e tre i membri della famiglia, soprattutto Jane, con cui farà amicizia… fino ad una fatidica sera, in cui Anna vede qualcosa dalla finestra. Qualcosa di terribile, di inconcepibile. O è solo frutto della sua fantasia? Del mix di farmaci e vino che ingoia ogni giorno? Cos’è accaduto davvero?

Anna Fox è in casa da mesi. Un trauma (dalle tinte molto vaghe all’inizio del romanzo) l’ha costretta a ritirarsi dalla sua professione e vivere confinata nel suo appartamento, l’unico luogo in cui si sente sicura e protetta. Anna ha legami con pochissima gente: Bina, la sua fisioterapista, e David, il suo tenutario, un ragazzo che abita nel seminterrato. Ha un marito e una figlia, Ed e Olivia, che però non vivono con lei. Anna sta affrontando un evento traumatico del suo passato, andando in terapia regolarmente. Al suo psicologo confida tutto, o quasi: per esempio non gli dice che mischia le sue pastiglie antidepressive con forti dosi di vino. E neanche che non prende le pillole con regolarità. Quando una nuova famiglia si trasferisce nel quartiere, Anna rimane in qualche modo attratta da loro. Dal figlio Ethan, per cominciare, un adolescente timido e impacciato che le fa visita spesso. E dalla madre Jane Russell, una donna conturbante, dalla vita piena, che Anna sembra quasi invidiare. Alastair, marito e padre della nuova famiglia, invece rimane sulle sue, e non sembra contento della sua nuova amicizia di Anna con Jane. Anna è anche una fan dei film vecchi, quelli degli anni d’oro di Hollywood: gli hard boiled on Humprey Bogart e Lauren Bacall, le commedie con Marylin Monroe, i thriller di Hitchcock. Ne ha una collezione sterminata. Quando dalla finestra una sera vede qualcosa di strano, qualcosa di orribile, prova a uscire per raggiungere la casa di Jane e della sua famiglia, ma un attacco di panico la paralizza. E, una volta chiamata la polizia, il dubbio si insinua nella sua mente: quanto di quello che ha visto è reale, e quanto giocato dalle pillole, dal vino e dai film che guarda? Si è lasciata solo suggestionare o ha davvero scoperto qualcosa?

Lo stile è adeguato: semplice, senza troppi fronzoli, scorrevole. Il giallo invece è qualcosa di già visto/sentito/letto. Ogni parte che dovrebbe essere sconvolgente, diventa di fatto un qualcosa di già sentito. Quindi no, la sorpresa finale, le varie big revelations che vengono risolte durante l’indagine, diciamo che non sono così big. Sul colpevole, senza spoilerare troppo, dico solo questo: ci sono forse 3 sospetti, e una volta eliminati i primi due non è che rimanga tanta gente su cui puntare il dito. Detto questo, la lettura è decisamente scorrevole, e sia che siate stesi al mare in vacanza, o rientrati dalle ferie (sigh) questo romanzo permette comunque di passare qualche ora di tranquillità. Di nuovo, la sensazione di aver già sentito la trama, già conosciuto la protagonista (a me ha ricordato La ragazza del treno di Paula Hawkins), già visto simili rivelazioni (Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman) toglie forse originalità, ma non fluidità alla narrazione.

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