Due libri, una graphic novel, un film e una mostra per conoscere Vincent Van Gogh

DSCN4149.JPGVincent, mio fratello di Elizabeth van Gogh

Non sapevo manco che Van Gogh avesse altri fratelli oltre a Theo. Elizabeth compila questo libretto 20 anni dopo la morte del fratello, nel 1910. E si sente che non è un libro nuovissimo. E neanche fondamentale. Non c’è praticamente niente di rilevante o privato che un qualsiasi altro romanzo/saggio non potesse inserire. A parte la brevità dell’opuscolo (una sessantina di pagine se si escludono le note e la postfazione), Elizabeth non ha racconti sul fratello da condividere. Sembra un’estranea, e forse è comprensibile considerando che Vincent visse per gran parte della sua vita lontano da casa. L’unico contatto frequente fu col fratello Theo, a cui lo legò una corrispondenza fittissima. Questo libricino non aiuta a conoscere Vincent, e risulta asettico, formale, sicuramente anche a causa dell’epoca in cui fu stilato. Si omettono completamente il taglio dell’orecchio e i forti drammi depressivi che Vincent attraversò nell’ultima parte della sua vita, il bere e il suicidio (che qui viene descritto in termini vaghi, come una morte per esaurimento o affaticamento eccessivo). Insomma un racconto apologetico del pittore, che non riesce a renderne la grandezza e il tormento.

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 Il valzer degli alberi e del cielo. L’ultimo amore di Van Gogh

Nella torrida estate del 1890, a Auvers-sur-Oise, un uomo si presenta a casa del dottor Gachet: dall’aspetto, Marguerite, figlia del medico, lo scambia per uno dei tanti braccianti agricoli che lavorano nella zona. L’uomo è Vincent van Gogh, e per Marguerite, che ama dipingere ma si dibatte tra l’insoddisfazione di non riuscire a creare nulla di apprezzabile e una condizione di figlia predestinata a un matrimonio borghese, egli assume, giorno dopo giorno, le fattezze del maestro, del genio, dell’amore. Guardandolo dipingere, la giovane vede ora i paesaggi in cui è cresciuta – le case dai tetti di paglia, le acque del fiume, i fiori, gli alberi, il cielo – con nuovi occhi: la potenza della vera arte si dispiega davanti a lei, mentre la relazione con Vincent si fa sempre più stretta, più pericolosa e infine fatale. Mettendo insieme, come nel Club degli incorreggibili ottimisti, potenza del racconto e verità documentaria, e consegnandoci pagine di vera poesia quando assistiamo insieme a Marguerite alla nascita dei capolavori di van Gogh, Guenassia fa rivivere l’epoca d’oro degli impressionisti e getta una nuova luce sulla tragica fine dell’artista e sui misteri che circondano alcune delle sue opere.

Il romanzo è scorrevole e anche piacevole. La trama ruota attorno ad un’ipotetica liason tra la figlia del dottor Gachet (colui che curò Van Gogh alla fine della sua vita), Marguerite, e il celebre pittore. Un amore che si consuma nonostante il parere paterno, e con grande intensità. Marguerite ha 19 anni e sogna di diventare pittrice. Ma il padre ostacola questi programmi giudicandoli inadatti ad una ragazza di famiglia rispettabile. Vorrebbe un matrimonio con il figlio del farmacista e nulla di più. Tutto cambia quando ad Arles arriva un pittore tormentato. Gachet decide di prendere in cura il paziente. Un paziente particolare, che si dedica alla pittura con costanza, quasi con insistenza (Van Gogh dipinge 800 tele in 10 anni). E anche un pittore deriso, incompreso che trova supporto solo nel fratello Theo. Su Vincent Van Gogh, l’uomo, si scopre ben poco, perché l’autore decide di concentrarsi su Marguerite. Però ci sono degli stralci di lettere del pittore indirizzate al fratello Theo (una raccolta impressionante) e anche degli estratti di titoli giornalistici dell’epoca per farci immedesimare nel contesto e nell’ambiente. È un libro che forse si dimentica in fretta ma riesce a dare un po’ di leggerezza ad una giornata autunnale.

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Vincent di Barbara Stok

Graphic novel che segue Vincent Van Gogh nel suo periodo trascorso ad Arles, quelli che saranno gli ultimi anni della sua vita. I disegni sono semplici, essenziali, però riescono a ricreare sia i momenti incontrollabili del pittore, una malattia che lo perseguiterà fino alla fine, sia la sua visione dei dettagli e il suo continuo lavoro. Ad Arles la natura entra nella vita di Van Gogh e nei suoi quadri. Riprendendo anche le lettere che Vincent scrive al fratello Theo, si ricostruisce la vita travagliata di un pittore che ha dato tutto per l’arte. E la Stok, con i suoi disegni, riesce a rendere bene la vita di un uomo geniale ma tormentato, Vincent.

L’unica cosa che consiglierei prima di leggere la graphic è di sfogliare velocemente una biografia di Van Gogh, perché altrimenti alcuni personaggi rimangono un po’ nebulosi (e lo dico perché io non l’ho fatto, quindi il postino, il dottor Gauchet e molti altri non sapevo manco chi fossero…poi la graphic è chiara ed intuitiva, però secondo me è meglio partire preparati ).

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Il film, Loving Vincent, è spettacolare. Si ricreano le atmosfere dei quadri di Vincent, si ricreano i personaggi, si ricrea la sua tormentata vicenda personale. E, soprattutto, si crea un capolavoro. Armand Roulin, figlio del postino di Arles, un anno dopo la morte di Vincent parte per consegnare una lettera del defunto a Theo, fratello del pittore. Durante il viaggio incontrerà tutte le persone che entrarono in contatto con Van Gogh durante la sua vita ad Arles, dal dottor Gachet alla figlia del dottore, ad Adeline Ravoux, figlia del la locanda dove Van Gogh alloggiò. Le scene vengono dipinte. È spettacolare. Qui il sito del film: lovingvincent.com/

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La mostra invece si intitola Van Gogh Alive – The experience. Non ci sono quadri del pittore, ma riproduzioni multimediali accompagnate da una musica di sottofondo e frasi di Vincent. L’aspetto innovativo è la presenza di postazioni per osservare i filmati da sdraiati (e figurarsi se io non ne approfittavo). Per chi è interessato, la mostra è a Genova fino al 14 ottobre: www.vangoghgenova.it/

 

 

 

 

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