Delitto al pepe rosa di Brigitte Glaser

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Curve, capelli rossi e temperamento. Sono gli ingredienti irresistibili di Katharina Schweitzer, la nuova pasticcera e chef de garde-manger appena entrata a far parte dello staff del ristorante stellato Il Bue d’Oro, che il famoso cuoco Hugo Spielmann ha aperto nel centro di Colonia. Ma l’allegra brigata di cucina cova malumori e rivalità. Poco dopo l’arrivo di Katharina, un importante cliente muore in sala mentre sta cenando: un infarto causato da un veleno è solo il primo di una serie di omicidi. Tra cadaveri congelati e assassini a colpi di salami francesi, la cuoca Katharina indaga con l’aiuto della sua coinquilina, l’intraprendente ostetrica Adela, difendendosi anche dalle avances dell’affascinante chef del Bue d’Oro.

Sono stata attirata da questa copertina come una falena dalla luce. E, come la falena, sono rimasta carbonizzata. Metaforicamente parlando. Perché il giallo non è niente di speciale (la rivelazione non è proprio sorprendente), e sia la protagonista che la trama mi hanno lasciata perplessa.

La protagonista, Katharina Schweitzer, a parte l’impronunciabilità del cognome, non mi ha conquistato. Sembra fredda. Un automa. Le sue emozioni sono congelate, non traspare quell’emotività che, a prescindere da tutto, ci si aspetterebbe da una che in poche settimane si ritrova coinvolta suo malgrado in più omicidi. E mica di gente sconosciuta, no. Di colleghi. Per quanto riguarda la love story col suo boss mi ha lasciato totalmente indifferente. Oddio, sì, ho pensato che lo chef fosse una merda (altro che affascinante!), ma non è che Katharina mi stesse così simpatica da doverne prenderne le parti. Ho pensato: questi due si meritano. I personaggi secondari non me li ricordo neanche più, a partire da Adele, l’aiutante delle “indagini”, un ex ostetrica che conosce mezzo mondo, perché a quanto pare tutti i coinvolti in qualche modo sono passati tra le sue mani: figli, mogli, conoscenti…questa donna, a sentire il libro, ha fatto nascere mezza Colonia. Le indagini invece sono una delle parti più deboli della trama: eccessivamente confuse, poi ci sono dei riferimenti agli omosessuali che sinceramente non solo ho trovato fuori luogo ma soprattutto non necessari. Esiste davvero una “pista omosessuale”? No, ma scherziamo?

Molte ricette che vengono descritte, così come la loro preparazione nei dettagli mi hanno annoiato: ma questo, a onor del vero, dipende da me e dal mio scarsissimo interesse verso l’arte culinaria.

Ah, un accenno al titolo. Ora, il mondo dell’editoria non so come funzioni esattamente, ma so che quando si tratta di tradurre un titolo vengono raggiunte vette di fantasia e originalità altissime. Il titolo originale del romanzo, Leichenschmaus, significa letteralmente “Banchetto funebre”. Nel libro viene spesso citata una scena del Faust con un banchetto (anche queste citazioni, per chi non conosce il Faust, risultano fastidiossissime). Invece in italiano me lo trasformano in Delitto al pepe rosa. Che di pepe, rosa o non rosa, non c’è traccia da nessuna parte. Dato che la cuoca protagonista è una pasticceria, almeno trasformatelo in “Cannoncini Assassini” o “La morte in crema Chantilly” o “Bignè e delitti”. Insomma qualcosa che sia legato alla sua professione.

Tra l’altro le copertine dei due libri successivi che hanno protagonista Katharina Scheweitzer hanno delle copertine stupende, ancor più di questo, e mi disturba tantissimo che la copertina spettacolare non avvolga un giallo altrettanto valido. Peccato! Correte a dare un’occhiata alle copertine dei seguiti e ditemi se non sono splendide!

(P. s. : sì, nella foto il pepe non è quello rosa, perché sinceramente non credo di averlo mai visto, figuriamoci averlo in cucina…)

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