Due libri per parlare di immigrazione

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Clandestino. La caccia è aperta di Furio Colombo

Questo volume in realtà è una raccolta di lettere giunte sulla scrivania di Colombo al Fatto Quotidiano, giornale con cui collabora. La scelta delle lettere mostra come la politica e l’opinione pubblica abbia percepito e influenzato la situazione “immigrati” nel nostro Paese. A partire dal 2016 si affrontano le complesse tematiche che legano immigrazione, razzismo, populismo, nazionalismo, in un mix esplosivo che ha portato addirittura all’attacco delle ONG che operano nel Mediterraneo.

Non lasciamoli soli di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti

Ci ho messo un po’ prima di poter cominciare a scrivere questa recensione. Così come ci ho messo un bel po’ a leggere il saggio. Perché fa male. E fa male perché è attuale, perché sta succedendo adesso, perché racconta di torture, campi di concentramento e indifferenza. Il saggio esplora la situazione di degrado e abbandono totale che regna nei campi di detenzione libici. Che, di fatto, sono dei veri e propri campi di concentramento, dove i prigionieri vengono quotidianamente picchiati, torturati, violentati, sfruttati e ammazzati. Questi campi sono stati finanziati coi soldi dell’Unione Europea che si è rifiutata di accogliere moltissime persone, molte delle quali rifugiate, quindi aventi diritto d’asilo. Sono là, nel limbo libico, dove il governo è praticamente assente e regna caos e morte. Attraverso i racconti dei sopravvissuti, di coloro che ce l’hanno fatta a sfuggire, ad arrivare in Italia (per essere guardati con sospetto e odio), si ricostruisce la vita di migliaia di persone che ogni giorno cercano un futuro migliore. Cercano una speranza. Sfuggono da paesi in guerra, da paesi al collasso, da paesi dove non c’è futuro. Fuggono o fanno fuggire i più giovani, con la speranza di un futuro. E tutti i fuggitivi si ritrovano in Libia. Una terra senza legge, un Far West comandato dai più spietati dove coloro che scappano vivono nell’inferno. Qui le persone vengono vendute come schiavi per poche centinaia di dollari. Qui i carnefici fanno sentire al telefono le urla di tortura dei detenuti per farsi mandare più soldi dai parenti rimasti a casa. Qui è normale essere bastonati a morte. Essere elettrificati. Essere violentati. Tutto questo succede adesso, nell’indifferenza totale. Quando si parla di “rimandarli indietro” significa firmare una condanna a morte. Persino i membri dell’Onu che hanno avuto accesso solo ad alcuni campi (pochi) hanno descritto situazioni inimmaginabili, situazioni mortali.

“Non si può raccontare quello che mi hanno fatto, posso raccontarti quello che resta, le ferite che vedi e quel che accade dentro le nostre teste. Il ricordo dei figli uccisi davanti ai nostri stessi occhi. Ti posso raccontare che a fatica riusciamo a bere e a mangiare, perché questo ci ricorda come i libici ci ‘assistevano’. Lo sai che quelle bestie urinavano su tutti i nostri pasti e ci costringevano a mangiare anche i loro escrementi? Ci trattavano come vermi e noi ci sentivamo peggio di scarafaggi. Ci tenevano in stanze e sotterranei dove non c’era spazio neanche per respirare.”

Così come ora i bambini chiedono “Come mai tutti quegli ebrei furono uccisi durante il nazismo e nessuno fece nulla per impedirlo?” i bambini di domani ci chiederanno, incolpandoci silenziosamente, della stessa sorte di migliaia di africani, sfruttati, schiavizzati, torturati e seviziati. E quando ci chiederanno “Perché nessuno ha fatto nulla?” non avremo la scusa del “non sapevamo niente”.

Le voci di migliaia di ragazzi e ragazze sequestrati in Libia non possono restare inascoltate. L’Europa, il mondo civile ha il dovere di liberarli. Tutti sanno dove sono queste carceri, sanno chi le comandano, chi sono i loro complici. Lo ha denunciato l’Onu. Se l’Europa non interviene, si rende complice degli aguzzini che torturano, violentano, uccidono migliaia di esseri umani come noi.

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