Non volevo morire così. Santo Stefano e Ventotene. Storie di ergastolo e confino di Pier Vittorio Buffa

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Questo saggio, edito da Nutrimenti, è uno dei più intensi ed interessanti racconti sulla prigionia. Ambientato nelle carceri di Santo Stefano e Ventotene, il saggio ripercorre quasi 200 anni di storia: sul finire del ‘700 vengono intrapresi i lavori di costruzione del carcere di Santo Stefano, con una pianta originale, composta da una torretta al centro e un cerchio attorno a formare il nucleo delle celle; nelle intenzioni originali tale carcere avrebbe potuto essere controllato da un numero minimo di guardie. L’idea, mutuata da un filosofo inglese, tale Jeremy Bentham, è quella del panopticon: una torretta centrale permette di controllare più detenuti contemporaneamente senza che questi sappiano se  – e quando – sono controllati. Uno dei pochi esempi di tale struttura architettonica esistenti è appunto il carcere di Santo Stefano. Tornando alla storia del nostro carcere, dopo la nascita sotto i Borbone, esso viene usato nei primi tempi per rinchiudere i ribelli repubblichini e poi, dopo la nascita del Regno d’Italia (1861), per rinchiudere tutti i “nemici” della Repubblica. Celebre detenuto fu Gaetano Bresci, l’assassino del re Umberto I, che proprio a Santo Stefano troverà la morte per mano delle guardie (con la cosiddetta pratica del Sant’Antonio, cioè ucciso a bastonate). Con l’avvento del fascismo il carcere e l’isola diventano un luogo ideale per inviare i confinati. Al confino finiranno moltissimi partigiani e comunisti, che qui, anche per le precarie condizioni igieniche dell’isola, troveranno la morte. Nel 1964 il carcere viene chiuso, e gli ultimi detenuti trasferiti in altre prigioni.
Il primo capitolo descrive brevemente la storia del carcere, mentre le parti centrali sono dedicate ai singoli detenuti che, per confino o per ergastolo, furono rinchiusi a Santo Stefano. L’autore ha svolto un minuzioso lavoro di ricerca, e si è basato soprattutto sulle 47 tombe ancora esistenti sull’isola, per risalire alle persone che vi sono seppellite. Alcune sono senza nome, 39 riportano un nome e poco altro. Per sapere qualcosa di più Buffa ha scartabellato gli archivi e cercato i discendenti dei prigionieri. Il risultato è un corpus di biografie, poche pagine per ciascun detenuto, che però riesce a riportare il lettore le atmosfere dell’isola. Dal bibliotecario agli antifascisti convinti, dall’uxoricida all’anarchico, Buffa apre uno spiraglio che permette di intravedere la vita a Santo Stefano. Gli scritti sul confino sono le testimonianze drammatiche di un regime totalitario, che si liberava dei suoi nemici rinchiudendoli lontano (le famose “vacanze” decantate da Berlusconi nel 2003). Proprio alcuni confinati redigeranno, in questo carcere, il Manifesto di Ventotene per un Europa libera e unita, nel 1941, considerato un testo fondante dell’attuale Unione Europea.
Il libro suggerisce anche di consultare un sito, https://liberidallergastolo.wordpress.com/ che riunisce un gruppo di persone che dal 2011 porta i fiori e pulisce le sepolture di Santo Stefano. Purtroppo il blog non è aggiornato da qualche anno, ma si può comunque vedere/leggere delle iniziative svolte passate.
A tener vivo il racconto e la storia di Ventotene è Salvatore Schiano di Colella, guida archeologica dell’ex carcere, che dopo l’abbandono è caduto in uno stato di degrado. Sembra che ad oggi si voglia fare un vasto progetto di manutenzione del sito, anche se finora non è partito nessun progetto.

Ma immaginare, anche solo per una sera o un momento, di vivere confinati a Ventotene perché non si vuole rinunciare alle proprie idee, perché, magari, non si vuole alzare il braccio destro nel saluto romano, è un’esperienza che tutti dovrebbero fare. Aiuta a rimettere le cose a posto. A cercare di capire da dove veniamo, come e perché siamo qui, dov’è giusto andare da oggi in poi.

Ieri sera su Rai Storia è cominciato un nuovo ciclo di documentari dal titolo I grandi dimenticati, e la prima puntata è dedicata proprio a Santo Stefano (qui il trailer, su Raiplay si può vedere tutta la puntata):

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