Il delitto Pasolini e Io so’ Carmela di BeccoGiallo: due graphic novels per parlare di mancata giustizia

Fortunatamente negli ultimi anni si sta iniziando a rivalutare il fumetto, attribuendogli anche un nome molto cool, graphic novel. Che non cambia l’essenza, però finalmente riesce a rendere il fumetto non solo un gioco o una lettura di contorno, minore, o destinata esclusivamente al pubblico più giovane. Finalmente il fumetto sta entrando, a buon diritto, nel panorama della letteratura, occupandosi di uno spettro di tematiche vastissimo. Ed è a proposito di questo eclettismo che introduco alcune serie ideate dalla casa editrice Becco Giallo: nella fattispecie sto parlando di Cronaca Storica e Cronaca Nera, due delle collane di cui fanno parte i fumetti, pardon, graphics, di cui parlerò oggi. Innanzitutto si parla di fumetti-inchiesta: quasi dei saggi illustrati, dei documentari su pagina. Minuziosi, precisi, con una bibliografia corposa e una cura dei dettagli altissima.

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Il primo fumetto è Il delitto Pasolini, disegnato e scritto da Gianluca Maconi: una ricostruzione non solo della morte di Pasolini (o almeno dei fatti certi della morte del poeta/regista), ma anche dell’intervista finale a cura di Colombo e dell’eulogia proclamata ai funerali da figure di spicco come Alberto Moravia e altri intellettuali dell’intellighenzia dell’epoca. Un fumetto che mostra la vita di Pasolini attraverso immagini, parole, pensieri.

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I dettagli sono un punto fondamentale per Maconi: quasi ogni scena è ripresa da un fotogramma. Ogni vignetta è un’inquadratura precisa, un insieme di tutto ciò che Pasolini è stato e ha rappresentato: dalle scene dei suoi film, alla scena del ritrovamento del cadavere, persino nei quadri di Pasolini (io non sapevo nemmeno che Pasolini dipingesse!!!), un fumetto che racchiude in poche immagini una vita piena e anticonformista.

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Il secondo fumetto è Io so’ Carmela, con testo di Alessia di Giovanni e disegni di Monica Barengo. La storia ripercorre i brevi anni della vita di Carmela Cirella, una ragazza di 13 anni, suicidatasi nel 2007 dopo aver subito ripetuti stupri ed esser stata rinchiusa in un centro di recupero. La storia è un pugno nello stomaco, perché non ci sono vincitori, solo perdenti: perde Carmela, gettandosi dal settimo piano di un palazzo; perde la famiglia di Carmela, perché non ottiene alcuna giustizia. Gli uomini e i ragazzi accusati di stupro non pagheranno mai le loro colpe di fronte allo Stato, con un susseguirsi di processi farsa che non portano a niente. Sono coinvolti tanti enti che hanno fallito, che hanno abbandonato Carmela, che l’hanno spinta giù da quel palazzo: i poliziotti che hanno raccolto la denuncia ma non hanno eseguito perizie o indagini del caso; i medici del pronto soccorso che hanno firmato referti ambigui; i Servizi Sociali e il Tribunale dei Minori che hanno imposto a Carmela di soggiornare in un centro di recupero, come se fosse sua la colpa di quelle violenze; il centro di recupero che ha imbottito una tredicenne di psicofarmaci pesantissimi. Sono tanti, troppi, quelli che hanno spinto Carmela da quella finestra, il 15 aprile 2007. Tanti colpevoli, nessuna condanna. Uno degli stupratori minorenni è il figlio di un boss mafioso: durante il processo il suo avvocato insisterà che il suo cliente pensava che Carmela fosse una prostituta (Carmela aveva 13 anni all’epoca dei fatti), e che il codice mafioso non ammette lo stupro, quindi il ragazzo era automaticamente da scagionare. A parte che se per difendere il tuo assistito devi menzionare un codice mafioso c’è un problema; se poi il codice a cui si fa riferimento è quello ipotetico a cui i mafiosi dovrebbero rispettare essendo uomini d’onore, ricordo solamente che sono stati i mafiosi a uccidere e sciogliere nell’acido un bambino di 12 anni, Giuseppe di Matteo (oltre a migliaia di altre nefandezze).

Una storia, quella di Carmela, sporca e buia. Senza luce, senza speranza. Nel 2015 muore anche il patrigno di Carmela, dopo anni in cui si era battuto per ottenere giustizia.

Una storia dimenticata, nonostante le mille promesse dei politici, una storia fumosa e soprattutto, una storia di quotidiana violenza che non solo non viene fermata, ma viene insabbiata.

La grafica di questo fumetto non mi ha fatta impazzire, in compenso la storia e la precisione, i dettagli sono precisi e meritano lodi sperticate. Alla fine del fumetto è presente anche una sezione dei centri antiviolenza presenti in Italia.

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