Picnic a Hanging Rock di Joan Linsday

[Questa recensione l’ho scritta l’anno scorso, prima ancora della serie tv basata sul romanzo. Poi tra una cosa e l’altra mi sono dimenticata di pubblicarla. Eccola qui, in ritardo di “appena” un anno.]

Durante un picnic quattro ragazze e un’insegnante scompaiono tra le formazioni rocciose ad Hanging Rock. Mentre una delle ragazze viene ritrovata qualche giorno dopo, delle altre non si saprà più nulla. Ma le sparizioni provocano una scia di conseguenze inaspettata, che stravolgerà la vita delle persone coinvolte.

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L’inizio criptico del volume fa pensare ad un romanzo basato, almeno parzialmente su fatti storici. Anche questo è un’illusione dell’autrice, per dare un tono di credibilità alla vicenda (che peraltro sembra cronaca moderna):

Se Picninc ad Hanging Rock sia realtà o fantasia, i lettori dovranno deciderlo per conto proprio. Poiché quel fatidico picnic ebbe luogo nell’anno 1900 e tutti i personaggi che compaiono nel libro sono morti da molto tempo, la cosa pare non abbia importanza.

Considerato uno dei romanzi chiave della letteratura australiana, è stato scritto dall’autrice nel 1967, in poche settimane. Ora è uscita la serie tv basata su questo romanzo (grazie al quale sono venuta a conoscenza del libro), con Natalie Dormer nei panni di Mrs Appleyard (anche se nel libro viene espressamente scritto che la direttrice del collegio ha 57 anni).

Non sapevo cosa aspettarmi, certo non quello che mi sono trovata tra le mani. Non saprei come definirlo. Certo è un giallo, ma non convenzionale. Mega spoiler: il finale è aperto, non conclude né chiarisce alcunché. E dato che io – come penso la stragrande maggioranza della gente – leggo un giallo per scoprire il mistero, beh, in questo senso si rimane delusi. Delusi per modo di dire, perché proprio il finale aperto, che lascia adito a mille possibilità, è uno degli aspetti più intriganti del libro. Il non sapere e non saper spiegare né trovare una soluzione logica degli eventi è una caratteristica così unica che rimane impigliata nella mente del lettore. E infatti è da tre giorni che mi scervello per capirci qualcosa. E so che anche tra alcune settimane, il dubbio emergerà di tanto in tanto, ricordandomi di un volume altrimenti dimenticabile. Nella bozza originale dell’autrice era contenuto anche un capitolo conclusivo, che “spiegava” le sparizioni e alcuni enigmi citati nel testo: io l’ho letto su Wikipedia e comunque non ci ho capito una mazza, quindi il mistero rimane misterioso. Anzi, semmai ha aumentato la confusione. I critici parlano di letture simboliche e molto altro che io, essendo evidentemente capra inside, non ho colto. Resta un romanzo carino, ben descritto, decisamente criptico: cosa voleva dire l’autrice? Cosa significano le morti misteriose? Il mistero rimane insoluto.

Appena chiuso il libro devo ammetterlo: ci sono rimasta male (per essere fini). Ora però, a distanza di qualche giorno, devo ammettere che mi intriga questo finale, così come i piccoli dettagli mai chiariti che rimangono dunque arcani insoluti.

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