La stanza di Giovanni di James Baldwin #PrideMonth

David, un giovane newyorkese in fuga da se stesso, è approdato a Parigi nel tentativo di affrancarsi dalla propria educazione, e dalla vita da ragazzo perbene che sembra essergli stata cucita addosso. Mentre la sua fidanzata, Hella, è in Spagna per riflettere sul futuro della loro storia, in un bar David conosce Giovanni, impertinente e luminoso, e ne rimane irrimediabilmente attratto. E dal loro incontro, dal primo momento in cui entra nella sua stanza, piccola e disordinata, saprà di essere perduto, che né la vergogna né la paura riusciranno a riportarlo a casa. Diviso tra Hella che incarna il desiderio di normalità, il sogno di una tranquilla vita americana, e Giovanni che invece è forza, cuore e istinto, David attraversa le strade di Parigi, vede i colori e le stagioni passare, sente passioni e bisogni taciuti riemergere e chiedere il conto. La difesa della propria identità implica sempre una lotta dolorosa, e così è anche per David, solo che la sua debolezza e la sua indecisione faranno soffrire tutti coloro che lo amano e che lui stesso ama. Come ha dichiarato lo stesso Baldwin in un’intervista del 1984: “La stanza di Giovanni parla di quello che succede se hai paura di amare”.

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“Che tipo di vita possiamo avere in questa stanza?…Questa piccola stanza indecente? Che tipo di vita possono avere due uomini insieme, comunque?”

Avevo un poco timore di iniziare questo volume, perché l’altro romanzo dell’autore che avevo letto – Se la strada potesse parlare – non mi aveva convinto. Ed invece questo romanzo si legge scorrevolmente, in poche ore. La prima parte è veloce, fluidissima. Nella seconda ci si impantana un po’, e – soprattutto – diventa evidente l’età del romanzo. Un romanzo in cui gli omosessuali sono fortemente stereotipati, dalla società e dalla stessa comunità gay. Ci sono i vecchi che cercano i giovani marchettari. C’è il protagonista, David, che nega la sua omosessualità. C’è un profondo disprezzo di se stessi, della propria natura. Ma c’è anche una visione misogina della donna, vista dagli occhi di Giovanni e David. C’è l’idea diffusa e scritta che un uomo a cui piacciono altri uomini può comunque andare con le donne e sposarle, come se l’omosessualità fosse un inciampo nella vita. Ma ci sono anche vette altissime di riconoscimento dell’amore tra due uomini (e siamo nel 1956 come data della prima edizione):

“Amalo” disse Jacques con veemenza, “amalo e lascia che ti ami. Pensi davvero che ci sia qualcos’altro che conti sotto questo cielo? E quanto credi che possa durare, nella migliore delle ipotesi, visto che siete tutti e due uomini e avete ancora tutto da veder? Solo cinque minuti, te lo posso assicurare, solo cinque minuti, la maggior parte dei quali, hélas!, al buio. Ma se li consideri sporchi, allora lo saranno…saranno sporchi perché non darai nulla, perché disprezzerai la tua carne e la sua. Ma puoi rendere il vostro tempo insieme tutt’altro che sporco, potrete darvi a vicenda qualcosa che vi renderà migliori – per sempre – se non te ne vergognerai, se solo non ci andrai cauto”.

Giovanni ama profondamente David, ma sa che il tempo con lui è agli sgoccioli. Si sono conosciuti e sono convissuti solo fintantoché la ragazza di David, Hella, è rimasta in Spagna. E si sono amati solo perché David si trova nella liberale Parigi, in Europa, lontano da quell’America piena di stereotipi e di chiusura. E in questo Baldwin mi ha ricordato molto anche E. M. Forsters: nei suoi romanzi indaga la libertà che i suoi rigidi personaggi dell’Inghilterra vittoriana provano quando sono all’estero (vedi Camera con vista). David teme i suoi sentimenti, e finisce per far soffrire ogni persona che lo circonda, incapace di amare e di accettarsi, di accogliere ciò che è. Non è un romanzo d’amore, e certo non è un romanzo che si possa leggere con indifferenza, ma certo squarcia un velo sulla vita di molti uomini gay di metà XX secolo (che scritto così sembra sia passato tantissimo tempo, ma parliamo di 70 anni fa). Giovanni, cameriere gay emigrato – o meglio scappato – da una poverissima Sicilia, va in Francia in cerca di fortuna e, anche, di un luogo dove poter essere libero (e fin qui potrebbe anche essere ambientato nel 2019). David è un americano indeciso della sua vita, che non fa nulla, e che vive alle spalle del padre. Ha una ragazza borghese, pensa di amarla, la tradisce, scopre per caso Giovanni, e nasce subito un legame fra i due. I primi tempi sono bellissimi, puri, intoccabili. Finché il ritorno di Hella non costringe David a scegliere tra una vita “normale”, con una ragazza, e il proseguo di una vita ai margini della società, con Giovanni.
Ad un certo punto la situazione precaria della coppia esplode, e Giovanni si ritrova in una situazione critica. Mi ha fatto quasi sorridere il fatto che, ad un certo punto, venga scritto: “Fu una fortuna dunque che Giovanni fosse straniero”. Perché, dopo che sorge uno scandalo assurdo, subito viene incolpato lo straniero. Che, nella metà del ‘900, era l’italianissimo Giovanni. Guarda un po’ come cambiano i tempi.

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