Ma è stupendo! di Diego Passoni #PrideMonth

Da bambino Diego sognava di trovarsi dietro le quinte dell’Ariston in compagnia di Milly Carlucci, adorava le suore, piangeva con Peline, sfortunata eroina di un cartone giapponese, e ballava sulle sigle dei programmi televisivi. Figlio unico, cresciuto nella provincia milanese, il Passoni, come lo chiamavano i compagni di scuola – tutti più alti, più belli e decisamente meno sfigati – una volta adolescente trasgredisce a modo suo, per esempio trascorrendo il sabato sera a pregare nella sede di Radio Maria. E poi l’oratorio, i ritiri spirituali, e infine la scelta di andare in convento, un gelido monastero nell’Alsazia francese dove resterà per due anni. Fino alla scoperta di essere gay, del corpo, del piacere, dell’amore. Prima, però, c’è lo sgomento di un ragazzo timido e insicuro che non sa neanche come e dove incontrarlo quell’amore. Diego è uno che a Dio dà del tu, e se crede che ci siano dei conti aperti allora lo richiama a mantenere le promesse. Così entra «miracolosamente» in un’esclusiva accademia di danza e recitazione, diventa un ballerino, e scatena una serie di eventi che lo porteranno a trovare finalmente la sua strada. C’è qualcosa di singolarissimo nell’educazione sentimentale di una delle voci più amate di Radio Deejay: una formazione irregolare e controcorrente, un percorso picaresco e tragicomico di un uomo che cadendo e rialzandosi molte volte ha saputo scegliere chi essere, senza (quasi) mai perdere il sorriso.

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L’autobiografia è scorrevole e tranquilla…forse troppo tranquilla. Infatti lascia ben poco al lettore, e quasi niente di veramente rilevante. Non ho chiaro neanche il focus del libro: dalla descrizione sembra concentrato sulla difficile relazione tra l’omosessualità dello scrittore e la sua fede cattolica, punto di vista secondo me interessante e meritevole di qualche pagina. Invece il libro si snoda su un percorso meno accidentato, ma anche meno interessante. Dall’infanzia fino ad oggi, Passoni racconta una vita…normalissima. Ci sono alcuni spunti interessanti, come ho detto, ma rimangono spunti. Per esempio la forte fede che ha intriso la gioventù di Diego, fino a spingerlo ad entrare in monastero. E la conseguente scoperta, proprio all’interno del monastero, di essere gay. Il tutto nei mitici anni ’90, quando non era proprio mainstream essere gay. Mi sarei aspettata quindi un forte conflitto interiore nell’autore, nella difficoltà di conciliare due mondi opposti (la vocazione e la sessualità), soprattutto visto le idee non proprio modernissime della Chiesa sull’omosessualità (d’accordo, Francesco I ha fatto qualche commento che sembra promettere qualche apertura alla comunità LGBT, ma siamo ben lontani da una chiara presa di posizione. Ufficialmente i documenti della Chiesa parlano dell’omosessualità come una malattia). Poi sono felice che lui abbia trovato il modo di conciliare fede e sessualità, un traguardo per molti impossibile. Ma anche qui, forse il modo in cui viene presentata la sua visione di “Dio ama tutti, anche me, mi ha fatto lui gay”, che è un’idea assolutamente condivisibile, non è comunque l’idea generale che circola nella Chiesa e diventa quasi ipersemplificata nella sua banalità.
C’è ben più di un riferimento a Radio Deejay e alla trasmissione a cui lavora Diego insieme alla Pina, che scopro da questo libro chiamarsi Pinocchio. Tutti i riferimenti alla trasmissione per me sono stati assolutamente vacui, perché non la seguo (il termine pagoda, inserito più volte, ha trovato una spiegazione solo nelle pagine finali). Così come la concentrazione su colleghe (la Pina, Vale…ho sentito citare la Pina qualche volta, ma non saprei neanche collegarla ad un volto) e il richiamo ai viaggi cool fatti con la radio, di cui a me – come persona, come lettrice – non interessa. Ritorna spesso il viaggio a Tahiti, tanto che pensavo fosse un punto di arrivo, un luogo in cui fosse accaduto qualcosa di significativo per Diego. E invece no, è solo per dirci che è andato a Tahiti. E noi siamo pure contenti, però che cosa aggiunge questo viaggio specifico alla tua autobiografia? A quello che cerchi di trasmettere? Viene buttato un po’ lì a caso che Diego è amico della Pausini. Poche righe, per dire che sono spiriti affini. Ma a me lettore, interessa davvero? E quest’amicizia è una parte della tua vita che menzioni perché ha un significato particolare o solo per metterti un po’ mostra? Perché questo è quello che traspare, almeno dal modo in cui è stato scritto. In fondo il libro è pensato – per come è scritto e strutturato – per un pubblico di ascoltatori di Radio Deejay, oppure per un pubblico che già conosce Diego per il suo lavoro da presentatore televisivo. Per tutti gli altri, il libro, e tutti gli aneddoti in esso raccolti, è dimenticabile.

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