Anche Superman era un rifugiato. Storie vere di coraggio per un mondo migliore

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Allora, sebbene l’idea alla base sia da elogiare, ho qualche perplessità sulla resa effettiva delle varie storie. Si tratta di dodici brevi racconti, affidati ad autori italiani celebri – alcuni autori di libri per l’infanzia, altri no (sto pensando a Helena Janeczeck, vincitrice del Premio Strega 2018 con La ragazza con la Leica).

Ogni storia presenta due personaggi: un personaggio storico famoso e un rifugiato. Il problema è che molte delle storie secondo me non sono affatto di semplice fruizione per un pubblico molto giovane (basandomi sulla copertina e sull’edizione, direi che è pensato per i bambini dai 9-10 anni). Per esempio c’è una storia che vede come personaggio famoso Marlene Dietrich. A me piace moltissimo l’attrice, ma mi resta un grosso dubbio: quale bambino sa chi sia Marlene Dietrich? Credo che oramai solo una minoranza delle persone sappia chi sia, e in che film abbia recitato.
Alcuni tentativi sono sicuramente più riusciti – sto pensando per esempio alla storia che vede come personaggio protagonista Enea, scritta da Francesco D’Adamo, Un approdo sicuro, in cui la vicenda di Enea viene umanizzata, e il personaggio reso come un umile rifugiato, in fuga dalla sua città natale, Troia, in fiamme e in preda alla guerra.
Altre storie secondo me sono di difficile accesso e comprensione; a parte che alcuni personaggi non li conoscevo neanche io (per esempio Miriam Makeba – che scopro da internet esser stata una cantante africana); altri sono personaggi che secondo me non sono familiari ai bambini (Freddie Mercury o Hannah Arendt). L’ultima storia, che dà il titolo all’intera raccolta, è narrata in forma di fumetto. Però è una graphic novel che non è – almeno secondo la mia opinione – pensata per un pubblico di giovanissimi (per lo stile del disegno, per il linguaggio utilizzato, per la scelta del racconto un po’ troppo cruda).
O ancora, i disegni che aprono ciascun racconto: alcuni sono adatti (di nuovo, Un approdo sicuro ne è un esempio); altri sono ostici e secondo me incomprensibili ad un bambino, come quella che apre la storia dedicata a Joseph Conrad. Nel disegno si vede una ragazza che tiene tra le mani uno dei romanzi più celebri dell’autore, Heart of darkness. In inglese. Già un bambino non sa chi sia Joseph Conrad, in più butti il titolo in lingua originale? Non credo riesca a passare il messaggio. Tra l’altro la storia che segue, Di tenebra e di luce, scritta da Davide Morosinotto, è tra le più riuscite della raccolta. O ancora, la “copertina” della storia di Freddie Mercury vede una ragazza che indossa una maglietta con la scritta Pride. Ora, lo so che negli ultimi anni se ne è parlato un pochino di più, ma comunque questa associazione tra Pride e omosessualità non so quanto sia lampante per un bambino.

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In conclusione: una buona idea progettuale che secondo me si è persa un po’ nella realizzazione effettiva.
Se paragonato poi ad un libro come Noi siamo tempesta, non c’è proprio sfida. Anche tenendo conto della diversa pubblicizzazione del libro della Murgia, e pur tenendo conto della differenza di prezzo tra i due volumi, l’impatto grafico è decisamente superiore nel volume della Salani. È anche vero che lì la scelta grafica era una parte fondamentale, che integrava il testo e che era stata commissionata ad un’agenzia di grafica. Oltre alla mancanza di colori, in Anche Superman era un rifugiato le copertine sono minimal: considerando che sono pensate per un pubblico di bambini, attratti immediatamente da colori e immagini, forse non è stata la scelta migliore.

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