Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo di Francesco Filippi

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Questo piccolo saggio (130 pagine contando introduzione E bibliografia) è geniale. È pensato per questi giorni, per questo momento storico preciso. E mette in luce una serie di credenze e falsi miti che il fascismo ha propagandato con successo. Talmente tanto successo che oggi, dopo più di 80 anni dalla caduta del regime, alcuni miti sono ancora ritenuti veri.

Filippi prende alcuni cavalli di battaglia del fascismo e dell’apologia fascista e, semplicemente, li smonta. Citando fatti, eventi, date: cioè facendo il suo lavoro, lo storico.

Ed ecco, in breve, alcuni dei temi su cui si concentra Filippi, e le bufale che smentisce:

  1. Mussolini ha dato la pensione agli italiani? No, nonostante la credenza comune. Programmi di sostegno per la vecchiaia post-lavoro già esistevano. Creò l’INPS (a quei tempi INFPS dove la F stava per Fascista), ma questo non era altro che un accorpamento di organi già esistenti e sparsi, non riuniti sotto l’egida di un unico supervisore (approvato dal regime). Per quanto riguarda i diritti dei lavoratori, essi sparirono. Con l’avvento delle cosiddette Leggi Fascistissime (1926) infatti vennero vietati lo sciopero e la serrata.
  2. Il fascismo fu un regime che garantì ed espanse la legalità. Questa diceria si basa su diverse propagande del regime, tutte false o falsate. Basti pensare che il regime salì al potere in maniera illegale (la marcia su Roma ne fu un esempio): Matteotti venne assassinato proprio perché voleva denunciare i brogli elettorali operati dai fascisti, ma anche i diffusi fenomeni di corruzione all’interno del Partito. Mazzette, scambi di denaro, “regali” e favori furono fenomeni diffusissimi nell’intera gerarchia fascista.
  3. Il duce femminista. Per me è assurda questa diceria, eppure sembra che sia parecchio diffusa. Di fatto il regime valorizzò non tanto la donna, quanto il ruolo di moglie e madre che la donna doveva avere. Sono introdotte proprio nel periodo fascista (1930) le attenuanti per il cosiddetto “delitto d’onore” che “giustificava” un assassinio se compiuto a scopo di “difendere” il proprio onore o quello delle donne della propria famiglia. Si votò una legge a favore del “matrimonio riparatore” (se una donna subiva uno stupro, lo stupratore sposandola avrebbe risolto la faccenda) e leggi che derubricavano i crimini di violenza e stupro ad atti contro la morale e non contro l’individuo. Il regime fece di più, approvando una serie di norme che escludevano le donne dalla vita pubblica e dai lavori pubblici.
  4. Il duce è stato un grande condottiero. AHAHAHAHAHAH rido fino a dopodomani. Qui è solo questione di studiare la storia, senza neanche andare a cercare leggi: tutte le campagne italiane durante il fascismo furono delle sonore sconfitte. Un’importante opera di propaganda bellica venne fatta nelle colonie africane: la Libia, in cui i soldati italiani dotati di moderni armamenti riuscirono ad “avere la meglio” sulla popolazione locale a suon di soprusi e violenze solo nel 1931 (e comunque intere aree rimasero in balia dei beduini e di bande di guerriglieri libici); l’Etiopia, in cui si riuscì a vincere solo grazie all’uso (e all’abuso) di armi chimiche (già allora considerate contrarie dalla convenzione di Ginevra). Gli italiani in Etiopia furono i primi ad avere il discusso onore di bombardare la Croce Rossa durante una guerra. Grandi primati insomma. Senza contare che per Rodolfo Graziani, promotore della campagna etiope, sia Etiopia che Libia chiesero l’estradizione in quanto criminale di guerra (mai concessa ovviamente. Ora alcuni grandi menti vorrebbero dedicare vie al generale).

Il problema, che emerge ed è sempre emerso nelle trattazioni storiche sul fascismo, è proprio la mancata presa di coscienza nel dopoguerra sugli effetti del fascismo e la loro brutalità, come accadde invece in Germania.

“La scelta di comodo fu quindi quella di addossare sugli alleati tedeschi e sul nazismo la gran parte degli orrori del conflitto e anche delle cause che lo scatenarono. Per molti il confronto tra fascismo e nazionalsocialismo faceva sembrare il primo una sorta di versione annacquata del secondo”.

Avrei voluto citare più passi, ribadire, anche qui una ad una ogni bufala che ancora circonda il fascismo, purtroppo ho poco tempo, e ho dovuto omettere molti dettagli, che troverete nel saggio. Ve lo consiglio caldamente. E anzi, mentre lo leggevo mi chiedevo: ma questo saggio chi lo leggerà? Perché questo documento, così preciso, curato e storicamente inattaccabile che distrugge le fondamenta stesse del mito fascismo, lo leggeranno solo coloro che già hanno una cultura o una base storica minima che permetta loro di stabilire che il fascismo non fu un ‘tempo d’oro italico’. E invece proprio quelle persone strenuamente convinte che il fascismo sia stato buono, questo saggio non lo leggeranno mai. Ed è proprio questo il problema.

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