Il male quotidiano & Chi muore prima di Massimo Gardella

Questi romanzi li ho letti ad aprile. Ci ho anche scritto le recensioni. Poi le ho dimenticate da qualche parte nel pc, ma ieri spolverando i meandri più oscuri del computer le ho recuperate. E fortunatamente, perché questi due romanzi li ho amati moltissimo.

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A me quest’ispettore deluso – e disilluso – piace assai. E lo so che in fondo Gardella non fa altro che elaborare l’ennesimo cliché del poliziotto che è in crisi – lo stesso di Harry Hole di Jo Nesbø – ma comunque Jacobi mi fa pensare ad una persona vera, concreta, umanissima nel suo dolore. E nei suoi casi mette quella poca volontà di scoprire il mistero, unita alla profonda crisi personale che ne ha intaccato lo spirito.

Ne Il male quotidiano Jacobi viene chiamato ad affrontare un possibile caso di omicidio: dei pescatori hanno visto un enorme siluro morto nel mezzo del fiume, dalla cui bocca spunta una piccola mano umana. Un siluro lungo quasi 4 metri. A me fanno senso i pesci morti, e per di più i siluri sono orripilanti e delle vere e proprie fogne che mangiano qualsiasi cosa. Non potete capire il disagio nel leggere l’apertura del siluro per controllare l’interno dello stomaco. In cui si trovano anche gli altri pezzi del corpo, oltre alla mano. Appartengono ad una bambina di cinque anni. E questa bimba è stata violentata e torturata prima di morire. Un inizio macabro, che faceva presagire una serie di eventi raccapriccianti à la Suggeritore di Carrisi. Fortunatamente questo non accade; non c’è un costante intestardirsi sui dettagli sordidi della vicenda. E non c’è neanche un’indagine approfondita e a tappeto. Perché l’ispettore Remo Jacobi è stanco, e di risolvere il caso gli interessa poco. Anche se questo caso, in maniera evidente e feroce, porta a galla una serie di ricordi dolorosi del passato di Remo. Ricordi che ancora lo perseguitano, che gli ammantano ogni notte di incubi. Con la collaborazione di una giornalista che indaga su alcune irregolarità nel mondo della pesca, Remo riesce a risolvere effettivamente il mistero, ma senza trarne alcun giovamento. Io so che tutto quello che ho scritto può sembrare il “classico” thriller (ispettore deluso, giornalista con cui il suddetto ispettore ha un certo feeling, omicidio macabro…) però Massimo Gardella non cade nello scontato. Anche il passato e le storie di alcuni personaggi, che coinvolge milizie para militari in Somalia e in Ex Jugoslavia, concorrono a creare una densa cappa di “male quotidiano”, che avvolge ognuno di noi. Anche il rapporto con il suo vice, Antonio Borghese, esce dagli schemi classici: qui abbiamo un vice disilluso, che non accetta più il costante affossamento di casi da parte del suo superiore, che non vede in Jacobi un modello, ma solo un ostacolo nella sua carriera. Il ruolo del padre di Jacobi permette di conoscere il lato più umano ed emotivo di Remo (qui mi pare di scorgere elementi del commissario Wallander).

In Chi muore prima invece Remo Jacobi è chiamato ad indagare su una serie “sospetta” di suicidi: tre ragazzi si sono ammazzati nell’arco di ventiquattr’ore; un altro si è impiccato pochi mesi prima; e un tentato suicidio avviene qualche giorno più tardi. Per Jacobi la voglia di risolvere il caso è nulla. Potrebbero essere coincidenze. Il vice Borghesi invece punta ad una pista inusuale, una pista drammaticamente familiare, che escluderebbe il suicidio per almeno uno dei ragazzi: Luigi. Luigi Spalletti infatti era un ragazzo con dei problemi mentali, preso di mira dai compagni e bullizzato. Viene ritrovato morto con in corpo una massiccia dose di stupefacenti, anche se la sua malattia sembra escludere l’assunzione di tali sostanze, che potevano avere effetti letali. E poi, ci sono collegamenti tra i ragazzi? Andavano tutti allo stesso istituto, una scuola di ragioneria, in cui gli adulti, dalla preside, al bidello, agli insegnati, sono profondamente demotivati e stanchi. Stanchi e senza alcuna speranza per i ragazzi della scuola, bollati come delinquenti. Dalla preside ormai disillusa dei giovani, al bidello che assiste anche a delle feroci lotte tra studenti che minimizza in “sono solo ragazzi”, a insegnati che non riescono a gestire i giovani che frequentano la scuola. Un mondo in cui ragazzi e adulti coesistono senza capirsi o sfiorarsi.

Anche per questo romanzo non bisogna aspettarsi un’indagine pregna di sospetti e avvenimenti: il ritmo delle investigazioni è lento, perché Jacobi, di fatto, non è interessato. Remo pensa al padre Johan, anziano, e inizia a fare i conti con l’idea della sua dipartita. Un finale quasi aperto, che non offre soluzioni al lettore, proprio come accade nella vita vera.

Ora io sto un po’ nel panico perché non ci sono altri libri con Jacobi. Chi muore prima è uscito nel 2013, ora ho seriamente paura che la serie si concluda così, mentre io voglio sapere di più. Di Jacobi, di Johan, di tutto. Gardella, niente scherzi, tira fuori il prossimo romanzo!

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