Due sirene in un bicchiere di Federica Brunini

Al b&b delle Sirene Stanche – quattro stanze su un’isola del Mediterraneo nascoste dietro a un portone turchese, una cucina sempre in movimento e una grande terrazza sul mare – non si arriva per caso. Non è in nessuna guida turistica né lo si prenota online o con un’agenzia di viaggio: bisogna scrivere una lettera e motivare la propria richiesta, e poi attendere che una busta azzurra con il simbolo di una sirena giunga a confermare il soggiorno. Lo sanno bene Eva, Jonas, Olivia, Lisa e Lara, i cinque nuovi ospiti che approdano sull’isola per una vacanza detox che promette di rimettere in forma corpo e anima, e di aiutarli a trovare le risposte che cercano. Ad accoglierli ci sono Dana, trent’anni e la voglia di migliorare la vita di tutti con un po’ di yoga, meditazione e i suoi celeberrimi centrifugati bio, e Tamara, pittrice di mezza età che ama il mare, il silenzio e la solitudine del suo atelier. Insieme gestiscono la locanda offrendo sessioni di yogaterapia, arte, cucina, chiacchiere e tanto relax, lontano da cellulari e tecnologia. Ma cosa succede quando il passato irrompe scardinando il presente? Da cosa e da chi si nasconde Tamara, tanto da non lasciare mai l’isola? E chi sono Eva, Jonas, Olivia, Lisa e Lara? Sono davvero chi dichiarano di essere o mentono, prima di tutto a se stessi? Tra giornate di sole, avventure e una nottata drammatica che tiene tutti con il fiato sospeso, gli ospiti del b&b trasformeranno la loro vacanza in una tregua necessaria in cui riscoprire chi sono e chi vogliono diventare, perché «quello che succede è l’unica cosa che sarebbe potuta accadere» e «il momento in cui qualcosa avviene è sempre quello giusto».

IMG_20191124_082215 (2)

Onestamente mi aspettavo altro. Capiamoci, se scelgo un romanzo che si intitola Due sirene in un bicchiere con ha una copertina allegrella, non sto cercando un romanzo pacco, serioso o sui massimi sistemi del mondo. Sto cercando una lettura disimpegnata, leggera, da spiaggia (come titolo e copertina suggeriscono d’altronde). Perché è dicembre e io quest’anno la spiaggia l’ho vista solo da molto lontano.

La trama è molto semplice, non particolarmente originale, piena di cliché: due donne gestiscono un B&B inusuale in un’isola mediterranea, dove durante una vacanza si ritrovano diversi ospiti le cui storie si intrecciano. Trama basic direi. Ma va bene. Nell’ultimo mese ho portato avanti tantissimi saggi, e cercavo una lettura leggera leggera. Con queste premesse in mente, il romanzo è deludente. Non ha capo né coda; non ha un arco narrativo valido; non ha personaggi a tutto tondo; non ha neanche un’ambientazione ben delineata: c’è il mare, ci sono gli scogli, c’è la spiaggia. Ah. Ok, grazie per aver descritto una qualsiasi isola, anzi una qualsiasi località marittima. Non ci sono descrizioni mozzafiato, né avventure. È calma piatta. Duecento pagine di vuoto cosmico.

In un romanzo con una trama e una copertina come quelle promesse, non vado alla ricerca di uno stile particolare: non mi aspetto Saramago per intenderci. Quindi, lo stile è basic.

Punto tutto sulla trama. E anche qui, mi preme dirlo, mi aspetto una certa dose di irrealtà. E di nuovo, non è un problema, purché queste assurdità, questi elementi che non sono assolutamente realistici siano riconosciuti come tali, o usati con moderazione: Stefania Bertola, un’autrice che a me piace molto, scrive solo storie impossibili ma lo sa, e ci scherza su. E va benissimo. Qui invece dietro a delle assurdità inspiegabili c’è serietà. Autrice, mi vuoi davvero far credere che esista, alla fine di questo decennio, un B&B che accoglie gli ospiti solo se questi inviano la domanda scritta a mano per posta? Scritta a mano? E senza nessun sito? Solo grazie alle “voci” di chi ci è già stato? Ecco il primo grande nonsense. Che mi fa incazzare, perché la scelta di vergare a mano il proprio desiderio di essere ospiti del B&B non cambia assolutamente nulla alla storia. Non aiuta, non fornisce dettagli, non è funzionale ad alcun aspetto. Se gli ospiti avessero prenotato il loro soggiorno attraverso Booking.com non sarebbe cambiato niente (a parte rendere la storia più credibile agli occhi di un lettore del 2019). Perché si è sentito la necessità di focalizzarsi su un aspetto secondario della vicenda senza alcuna importanza? Perché sprecare pagine e pagine per descrivere questa assurdità, unita alle lettere dei futuri ospiti? Lettere in cui persone assolutamente estranee discutono di fatti personalissimi con una certa libertà? Per esempio una donna dice che sta pensando di diventare madre, e vuole andare sull’isola per scoprire se la maternità è nelle sue corde. Ma perché una donna adulta, matura e consapevole dovrebbe spifferare i cazzacci suoi alle prime due che capitano? Boh, a me già questo ha fatto imbestialire.

Fino a ben oltre metà libro non accade niente. Ci vengono presentati – male – i personaggi, e bon. Ma io non posso a pagina 100 chiedermi quando succede qualcosa in un libro di 200 pagine in tutto. Non è che poi accada chissà che tra l’altro. Sulla “notte drammatica” accennata nella trama….no, forse la mia copia aveva perso delle pagine cruciali, perché c’è una notte – quella finale – dove succedono cose a caso, ma sulla drammaticità avrei molto da ridire.

Se poi passo ai personaggi mi viene voglia di autocolpirmi a badilate. Sono scritti male. Sono abbozzati e stereotipati. Nonostante si sia cercato di creare una storia e dei personaggi a tutto tondo, l’obiettivo è miseramente fallito. Visto che ho sofferto leggendo, vi lascio una descrizione così anche voi potete soffrire.

Olivia è una chef spagnola che gestisce il ristorante insieme all’ex marito, che l’ha tradita. Già qui, io mi aspetterei una donna sull’orlo di una crisi di nervi. Invece ‘sta donna è bella relax, non fa una piega. Zen. E poi cucina. In vacanza. Cioè lei fa la cuoca, in un ristorante. Il che significa cucinare per 330 giorni all’anno (perché ho buttato dentro un mese intero di ferie) e quando va in vacanza cosa fa per staccare? Cucina. Perché lei ha la passione della cucina e poi si rilassa cucinando. Si, certo come no. E per di più ha questa fastidiosissima abitudine di abbinare le persone che incontra con un piatto:

“…la prima era un sorbetto fragole e champagne, analizzò Olivia, la seconda una crêpe salata con funghi e formaggio.”

Vi prego di notare l’utilizzo del vero analizzare, per descrivere questa procedura. Questa sua simpaticissima abitudine ritornerà con una certa frequenza nel libro, infastidendomi a morte.

Seguono due gemelle, Lisa e Lara (mi pare siano questi i nomi). Non mi ricordo quale delle due ha lasciato il fidanzato all’altare (ah, no oops spoiler, in realtà per tutto il libro sembra che sia stato lui a lasciarla, ma con un mega twist finale si scopre che è lei ad averlo piantato). L’altra è fissata con la cura del corpo e l’aspetto estetico. Bon. Questo è quello che sappiamo di loro. Non fanno nulla di utile, non hanno un vero arco narrativo, se non dei confusi tentativi di empowerment raccontati in maniera agghiacciante (come quando una delle due casualmente decide di non prendere più antidepressivi perché “si sente meglio”).

Poi Jonas, un pilota australiano. Di lui sappiamo che è figo perché, e qui mi tocca citare:

Jonas si issò sul bordo con le braccia, rivelando un fisico compatto, da atleta, e un costume da bagno che metteva in risalto gli adduttori ben modellati delle cosce.

Raga’ per dire che è fisicato l’autrice va a rispolverare gli adduttori. Io ho riso tantissimo. Comunque questo Jonas ha perso la madre, che era originaria dell’isola, quindi decide di andare per la prima volta nel luogo natìo della genitrice per spargere le sue ceneri. Mentre è lì incontra l’ammmmore (d’altronde è l’unico uomo ospite del B&B, vogliamo mica lasciarlo single?), e incontra la sua famiglia, tra cui il padre biologico che lui non aveva mai conosciuto. Un arco narrativo raccontato male, senza sentimenti e raffazzonato. Sulla love story non mi dilungo neanche perché coinvolge due adulti maturi che nell’arco di 10 giorni si scambiano parole d’amore e anima gemella. No.

L’altra ospite è Eva, una giornalista di gossip. Ora, qui la storia si fa inutilmente complicata: Eva ha preso il posto di Vera, una collega che voleva andare al B&B per le sue vacanza MA, siccome per un motivo assurdo Eva vuole seguire una pista gossip (ovviamente assurda) invece di prenotare un altro albergo qualsiasi sull’isola, ruba la prenotazione della collega. Ha senso? No. Serve a qualcosa ai fini della trama? No. Ora addentriamoci sulle motivazioni che hanno spinto Eva ad andare in un’isoletta dimenticata del Mediterraneo, perché sono assurde come il resto del libro. Dieci anni prima una tragedia ha coinvolto una cantante di fama internazionale, tale Mandala Singer (cioè una cantante che si chiama Singer. No, vabbè soprassiedo su questa trovata geniale). Dieci anni prima Mandala, in un incidente mai chiarito al pubblico, ha perso la piccola figlia Mia in mare. Da quel momento della figlia e di Mandala non si è più saputo nulla. Ora. Sono passati DIECI ANNI. A meno che questa Mandala non abbia raggiunto la fama di Elvis, perché a qualcuno dovrebbe interessare cosa le sia successo? A dieci anni dalla tragedia? Perché? Il gossip cerca sempre notizie fresche, nuove, originali…una tragedia di dieci anni fa cosa dovrebbe servire? Però va beh, facciamo finta che sia logico. Perché Eva deve prendere il posto della collega, nascondendo la sua identità? Anche perché poi, appena arrivata sull’isola inizia a fare domande in giro. Anche qui, urge un chiarimento. Eva viene soprannominata Bersaglio in ufficio perché segue le sue storie con passione e accanimento, fino a centrare il bersaglio. Da quello che emerge nel libro però Eva è una cretina. Cioè, sono più realistiche le indagini di Topolino. Spoilerone: a gestire il B&B, come detto, sono due donne. Dana e Tamara. Dana ha un bambino di una decina d’anni e non serve a niente alla storia. Tamara è un’artista che dipinge e a cui piace lavare i piatti (perché la rilassa. Già solo per questo tu una persona la prendi a badilate sui denti). Tamara ha una quarantina d’anni. Tamara vive sull’isola da un lasso di tempo indefinito. Tamara, ci viene detto quasi subito, sta ancora portandosi dietro gli strascichi di un lutto che l’ha colpita nel passato. Tamara, guarda caso, ha la stessa età che avrebbe Mandala Singer. Tamara firma i suoi quadri con le iniziali MS. MS. Ragazzi e che cazzo, ma ci vuole Sherlock per fare due più due? Mentre l’identità di Tamara è palese al lettore già da metà libro, Eva ci arriva a pagina 195. 195. E ce la spiega, come se noi fossimo rincoglioniti come lei e non ci fossimo già arrivati.

Tornando alla giornalista,  vista la sua “identità segreta”, nel libro spesso il suo nome viene reso con Eva/Vera, perché giustamente gli ospiti dell’isola la chiamano Vera. E siccome noi lettori siamo cretini, se la chiami solo Eva non ci arriviamo. NO.

Ad un certo punto mi sembrava fin troppo palese che Tamara fosse Mandala e ho iniziato a pensare: adesso l’autrice creerà un colpo di scena, mischiando le carte. Invece col cazzo. Tamara è Mandala. Lo sappiamo, non è neanche un twist, non è niente.

E si perde del tempo per raccontare l’incidente che ha portato alla morte di Mia. Ma a nessuno interessa: Mia è morta, non è un segreto, e il misterioso incidente è una combinazione di mare mosso e canoa. Il racconto non aiuta, non amplia, non crea empatia nel lettore. Non serve. Come tutto il resto della trama. Anche la perdita di una figlia, una tragedia immane, viene descritta con toni fatalistici e trovate new age, del tipo “mi sono arresa al dolore e adesso lo accetto”. AAAAAAARGH.

Mi ha fatto molto ridere che ad un certo punto Olivia (la chef cornuta) se la prenda con Eva perché “sappiamo tutti che non sei quella che dici di essere. Sei una giornalista di gossip, no?” e poi le dice che dovrebbe scusarsi con tutti loro per aver mentito. Ma, cioè una donna adulta deve scusarsi con degli estranei con cui condivide il B&B perché ha nascosto la sua professione? AHAHAHAH. E Olivia si incazza pure. Ma perché?? Che gli frega a lei, che questa tizia l’ha vista dieci giorni prima??

Le due proprietarie del magico B&B (che nonostante nel 2018 vada avanti ancora senza internet e accetti ospiti paganti solo previa lettera motivazionale è ancora aperto, quindi non so che cosa paghino i disgraziati che ci finiscono) sono due lagne. Tamara alias Mandala vabbè ha i fantasmi del passato (raccontati male ovviamente) e poi le piace lavare i piatti. Passo e chiudo. L’altra, Dana, è una (ormai ex) ragazza madre, che ha cresciuto da sola il figlio Benji. Questo bimbo è importante ai fini della storia? No. Dana ha pretese di motivational speaker e psicologo della strada, che propina suggerimenti e yoga a tutti. Ad un certo punto dice a tutti gli ospiti di fare una specie di danza, in cui onestamente non ho capito se si siano tutti mangiati dei funghetti o che, ma ne escono belli fumati. Eva/Vera, essendo la stronzetta della storia, si rifiuta di ballare, mentre gli altri ospiti ondeggiano e si lasciano prendere dalla musica. Ed Eva viene pure sfanculata perché non vuole ballare. Roba che io avrei fulminato chiunque avesse solo avanzato la proposta, figuriamoci poi in un B&B con degli estranei.

Ma le prodezze di Dana non sono finite: oltre a yoga e speaker motivazionale la proprietaria sa anche…leggere i tarocchi. Le carte. Lei legge il futuro nelle carte. CHE DISAGIO. Capite perché dico c’è troppa roba, buttata lì malamente? Anche perché le sue letture ovviamente si avverano. Ma neanche Paolo Fox nei giorni buoni ci azzecca con questa precisione. A me spiace anche perché questo personaggio è chiaramente ispirato all’autrice stessa, che pratica e organizza ritiri di yoga; una persona positiva che incoraggia gli altri.

Oltre ad una storia sconclusionata, ci sono continue frasi che sembrano prese pari pari da un libro di self help, e buttate a caso nella storia. Il problema è che la gente non parla così:

“Tam, qui intorno a te c’è la realtà, ci sono la luce e l’amore!”.

E poco più sotto reitera con:

“Va bene, Tam, come vuoi. Nessuno può condannarti alla sofferenza, nessuno può obbligarti alla gioia. Eccetto te”.

E, sempre nella stessa pagina, l’ultima dichiarazione:

“Io tifo per la gioia.”

Anche meno. Cioè ma questo è un discorso realistico? Questo è uno scambio che avviene tra due colleghe, tra due amiche? Sono proprio frasi che potrebbe urlare un promoter di libri di self-help. E non ho niente contro quei libri, ma almeno non si nascondono dietro una copertina avvincente e una trama scanzonata.

Io tifo per la gioia????Ma questa da dove esce? No guarda, invece io tifo per lo stare di merda.

E poi alcuni scambi al limite del ridicolo del tipo:

“Non ho ancora fatto niente”.

“Ma so che lo farai.”

“E come lo sai?”

“Intuito australiano”.

Intuito australiano. Mi sono cadute le palle degli occhi.

Ragazzi non ci siamo. E qui penso sia una “colpa” dell’editore più che dell’autrice, perché le idee di base potevano anche essere buone. Si sente anche lo sforzo di parlare di alcuni temi con profondità, ma non ci si riesce. Era l’editore che avrebbe dovuto tagliare alcune frasi che non si possono sentire, e rendere un po’ più coesa e sensata l’intera storia.

Ma d’altronde se già a pagina 17 mi trovo una frase del genere, non posso chiedere molto:

La jeep sculettò sulla salita, con una mossa che avrebbe potuto essere sexy se, a guardare, ci fosse stato un furgone o un pick-up, insomma uno qualunque dei motori maschi che giravano per l’isola.

E con i motori maschi e le jeep sculettanti, I rest my case.

Visto che sono stata particolarmente spietata in questa recensione, mi preme sottolineare come su internet i pareri sul romanzo siano generalmente molto positivi. E vi invito a controllare il blog personale dell’autrice, che è molto molto carino (l’ultimo post riguarda un Tea Show, il primo in Italia, a cui la scrittrice ha partecipato come madrina…e io adoro il the. Sono molto invidiosa). Più in generale si trovano consigli o anche chiacchierate su diversi argomenti, tra cui il libro (per esempio un’idea molto originale è stata l’organizzazione di una vacanza ripercorrendo i luoghi del suo romanzo, che ho trovato davvero davvero bella. A me il libro non è piaciuto, eppure mi è venuta voglia di partecipare). Inoltre raccolte nel blog alla sezione Go trovate un elenco dei meravigliosi luoghi visitati dall’autrice (che tra le altre cose è anche curatrice di guide di viaggio. Del Touring, non di CiccioPasticcio): www.federicabrunini.com/

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...