Il caso Mortara. Il bambino rapito da Pio IX di Gemma Volli

Come scrive Ugo Volli nell’introduzione, «questo studio, pubblicato nel 1960 da La Rassegna Mensile di Israel, ha avuto il merito di riportare dopo un secolo all’attenzione del pubblico un episodio che suscitò moltissima emozione pubblica quando avvenne, fra il 1858 e il 1860, tanto da avere per la coscienza ebraica europea conseguenze che si possono paragonare quasi al caso Dreyfus, di quarant’anni successivo. Ma in seguito esso cadde per molti decenni nel silenzio e nell’oblio, eclissato da tante altre vicende di antisemitismo, in primo luogo la Shoà. Probabilmente senza lo studio di Gemma Volli non parleremmo oggi del “caso Mortara”, non ci sarebbero stati i libri, gli articoli, le polemiche, i film. Il sequestro del bambino ebreo di Bologna da parte dello Stato della Chiesa alla vigilia della sua abolizione non sarebbe stato che un episodio secondario perché ripetitivo della storia degli ebrei e del papato». Questi sono i fatti: Edgardo Mortara nacque a Bologna il 27 agosto 1851 da Salomone Momolo e Marianna Padovani. La sera del 23 giugno 1858 la polizia dello Stato pontificio, per ordine dell’inquisitore di Bologna, si presentò presso l’abitazione dove i coniugi Mortara vivevano con i loro otto figli per prelevare Edgardo affermando che il bambino era stato battezzato all’insaputa dei genitori. Una giovane domestica aveva raccontato all’inquisitore che durante il periodo in cui era stata a servizio presso la famiglia Mortara aveva fatto battezzare Edgardo, allora di circa un anno, preoccupata del grave stato di malattia in cui il bambino si trovava. Secondo le leggi dello Stato pontificio, il bambino non poteva quindi continuare a vivere in una famiglia ebraica. La comunità ebraica di Roma, subito contattata dai Mortara, si attivò per aiutare la famiglia bolognese a recuperare Edgardo. La notizia rimbalzò in tutto il mondo. La pressione su Pio IX per la liberazione del bambino si fece sempre più intensa. Nonostante i ripetuti appelli, Pio IX si oppose al suo ritorno in seno alla famiglia. I Mortara continuarono invano a lanciare appelli presso le maggiori comunità ebraiche d’Europa. Edgardo restò a Roma dove, all’età di tredici anni, decise di intraprendere il cammino che lo avrebbe portato a far parte dei canonici regolari. Morì nel monastero di Bouhay, vicino a Liegi, l’11 marzo 1940.

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Nel Giorno della Memoria ho deciso di pubblicare un volume che, tra tutti, sembra quello più distante per drammaticità e tempi, dalla strage nazista. Ed è vero, i fatti raccontati sono ben distanti dalla Shoah, e ci sono cent’anni di differenza tra i due: ma questo è uno tra i tanti esempi di antisemitismo che ha macchiato la storia europea e italiana.

Premessa: l’opera in questione è pubblicata dalla casa editrice Giuntina, specializzata in opere di argomento ebraico. Il breve saggio che viene riproposto in questa nuova edizione è, di fatto, un articolo pubblicato dalla Volli nel 1960. È un fatto importante per due ragioni: la prima è per contestualizzare l’opera; la seconda per comprendere meglio il linguaggio utilizzato e anche alcune conclusioni tratte dall’autrice. In generale devo dire che, nonostante i quasi 60 anni dalla pubblicazione, la lettura è sorprendentemente scorrevole.

Lo studio ripercorre una vicenda molto discussa accaduta tra il 1858 e il 1860: la polizia dello Stato pontificio preleva da casa Mortara il figlio più piccolo, Edgardo, e lo porta via, con una motivazione che oggi appare assurda: il bambino, secondo la testimonianza della domestica, era stato battezzato. Per una legge ancora in vigore ai tempi, un bambino battezzato poteva – anzi doveva – essere sottratto a genitori non cristiani. Ed ecco che Edgardo viene portato via dai genitori, che lo rivedranno solo moltissimi anni dopo, quando Edgardo, dopo aver vissuto a Roma, diventa prete.

La storia è assurda. E quindi curiosa. L’autrice dello studio, che rimane attuale, è Gemma Volli, che ci viene presentata nell’introduzione: nata nel 1900, viene colpita prima dalle leggi razziali e durante le persecuzioni fasci-naziste si rifugia in Svizzera. Dopo la guerra cercherà sempre, tramite il suo lavoro di storica, di portare alla luce storie di ebrei più o meno note, come il caso Mortara appunto, ma si batte anche contro il culto di San Simonino da Trento. Secondo la tradizione cristiana Simonino era un bambino di appena due anni e mezzo che, nel 1400 durante la Pasqua venne trovato morto. Subito si pensò ad un omicidio rituale, indirizzando i sospetti sulla locale comunità ebraica, i cui 15 membri confessarono l’omicidio dopo essere stati sottoposti a continue torture per mesi. La Chiesa ufficializza il culto di Simonino nel 1588, e solo dopo il Concilio Vaticano II si assiste ad un revisionismo che porterà la Chiesa ad abolire tale culto, nato da un’evidente stortura giudiziaria. Proprio gli studi di Gemma Volli aiutarono a confutare definitivamente le tesi che vedevano negli ebrei i colpevoli della morte di Simonino. Questo ci dimostra che a) l’intolleranza e la persecuzione ebraica in Europa hanno una storia tristemente plurisecolare e b) che ci vollero secoli per abolire un culto nato da un’evidente razzismo contro gli ebrei. Sembra uno di quei rari casi in cui la Chiesa, pur con i suoi tempi centenari, riconosce e ammenda ad un errore. Eppure su internet qualcuno ha pensato bene di creare un blog dedicato a San Simonino da Trento per auspicare il ripristino del culto. Negli articoli presenti (pubblicati fino ad un paio di anni fa) si cita soprattutto tale Ariel Toaff (che nonostante il nome da sirenetta è un signore attempato), che dice «Il caso del Simonino va riaperto, perché c’è ragione di ritenere verosimile l’infanticidio rituale» (testo e virgolette ripresi pari pari dall’articolo, più sotto vi lascio il link). Comunque, tralasciando l’ennesima assurdità della vicenda, vi consiglio di dare un’occhiata all’apparato iconografico del sito sul piccolo santo, e anche alle foto dei bambini che nel Novecento venivano vestiti come il santo bambino in occasione della processione a lui dedicata. Il blog è curato dal “Comitato San Simonino”, che ha tra i suoi obiettivi il restauro del culto e la restituzione delle reliquie del “fu” martire.

Comunque, tornando al caso Mortara e al saggio: ribadisco l’età dello studio, fondamentale se si vuole capire certe critiche; per esempio per accusare la domestica che denuncia il battesimo di Edgardo, – facendolo di fatto rapire -la Volli la accusa di aver abortito già due volte, sottolineando come questo comportamento sia discutibile e garantisca una prova della poca credibilità della donna come testimone attendibile:

Era scostumata: faceva all’amore col primo capitato, anche con le ordinanze degli ufficiali austriaci.”

[Siamo nel 1858, gli austriaci sono considerati i “nemici” per eccellenza, in un momento in cui si tentava di unificare il nord del Paese].

Ah, un altro aspetto che non ho citato ma è piuttosto importante è la collocazione geografica dei fatti: i Mortara abitano a Bologna, dove esisteva un’importante comunità ebraica, che all’epoca faceva parte dello Stato Pontificio. La pratica di allontanare i bambini battezzati dalle famiglie di origine era già nota da secoli, e anche praticata, per quanto non assiduamente. Il “caso Mortara” fece particolare scalpore perché fu l’ultimo ad accadere, e in un periodo storico già più “illuminato”. La vicenda venne ripresa dalla stampa di mezza Europa, in particolare in Francia, già reduce dall’affaire Dreyfuss. Il giovane Edgardo diventerà prete e in età adulta gli verrà concesso di avvicinarsi alla propria famiglia, pur mantenendo una sorta di distacco creatasi a causa della distanza e della religione (il prete, ribattezzato Pio in onore del papa, insisté più volte affinché la famiglia si convertisse). Ma lo scalpore crebbe grazie anche alla partecipazione del Piemonte e di casa Savoia, che si schierò a favore dei Mortara (forse con qualche interesse politico: lo stato temporale del Papa era un limite all’unità d’Italia e alle mire espansionistiche piemontesi). E non si placò per i continui sforzi della famiglia per riottenere il figlio: il padre Momolo Mortara viaggerà in tutta Europa per cercare consensi e aiuti.

Si vocifera che Steven Spielperg voglia trarre un film da questa vicenda (The kidnapping of Edgardo Mortara, in uscita nel 2021).

In appendice al breve studio si trovano anche le fotografie di Edgardo e della sua famiglia, quando ormai è un adulto e sempre in “divisa” da prete (non esistono foto di quando era piccolo).

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Edgardo, ora sacerdote col nome di Pio, posa insieme alla madre e al fratello. [Da notare lo sguardo omicida del fratello].
Link utili:

  • Devo ammettere che pensavo si trovasse molto più materiale legato al caso Mortara su internet. Invece, a parte le citazioni sui casting per il film, poco o nulla si trova in canali e fonti autorevoli. Ne parlano siti o blog cristiani, che quindi parteggiano apertamente per la Chiesa, giustificandone l’operato; oppure, al contrario, blog e siti ostili alla Chiesa, che sfruttano il caso per denigrarla. Sulla vicenda in sé si trovano poche fonti online. Ho trovato una sorta di riassunto della vicenda a questo sito: http://cristianesimo.it/mortara.htm, che però nulla aggiunge alla ricostruzione della Volli.
  • Per una biografia dell’autrice: www.storiamemoria.it/node/4736;
  • Blog sul culto di San Simonino da Trento: https://sansimoninotrento.wordpress.com/ (l’ultimo articolo risale al 2017).

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