Il grande romanzo dei Vangeli di Corrado Augias e Giovanni Filoramo

Se un viaggiatore venuto da molto lontano cominciasse a sfogliare le pagine dei Vangeli totalmente ignaro della loro origine e di ogni possibile implicazione teologica, che cosa leggerebbe? In buona sostanza quattro versioni in parte (ma non del tutto) simili della tragica vicenda di un predicatore che, avendo sfidato il potere della Chiesa e dello Stato, viene processato e condannato a morte. Ma c’è un altro elemento che colpirebbe il nostro ipotetico lettore: la folla di personaggi in cui il protagonista s’imbatte, o da cui è accompagnato, nel corso della sua breve esistenza. Il nostro ipotetico lettore sarebbe colpito dalla diversità delle reazioni, dall’odio implacabile allo smisurato amore. Noterebbe le turbe, il popolo, una folla indistinta, poveramente vestita, rassegnata o crudele, fatta di pescatori, operai dei campi e delle vigne, pastori, in genere illetterati, alcuni gravemente malati, tutti fiduciosi nella storia del loro popolo e nell’aiuto costante del loro Dio. Dallo stupore per questa umanità, dalla meraviglia per queste straordinarie presenze umane, è partito Corrado Augias a colloquio con uno dei maggiori storici del cristianesimo, Giovanni Filoramo. Augias «stringe l’inquadratura» sugli uomini e le donne che appaiono nei Vangeli. Ne esamina le vite narrate dagli evangelisti ma anche i segreti taciuti, le origini o i destini. A cominciare dalla madre del giustiziato, ad esempio, figura che dovrebbe avere carattere centrale e che – stranamente – risulta, invece, appena abbozzata, presenza sfuggente caratterizzata da rapporti spesso aspri con suo figlio. O il padre (adottivo?), piccolo imprenditore edile, piú che semplice falegname, perennemente muto di fronte alle straordinarie vicende che il destino gli ha riservato. O le figure enigmatiche e sfaccettate di Giuda e della Maddalena.

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Una religione dura nel tempo non per le sue dottrine ma per le sue pratiche: sono queste le cinghia di trasmissione fondamentale che ne garantisce la continuità.

Prima di iniziare vorrei solo dire una cosa: Corrado Augias secondo me ha scoperto la fontana della giovinezza, perché da vent’anni a questa parte è sempre identico. L’uomo ha 84 anni ed è sempre in formissima. Tanta stima.

Ora torno all’argomento dell’articolo: l’ultimo saggio che Augias (aiutato dal professor Filoramo) ha compilato sul cristianesimo. Dello stesso autore avevo già letto altri libri sull’argomento, trovandoli ben scritti, ben documentati e ben esposti. Che non è da poco.

Anche questo saggio è, come i precedenti, scorrevole. E non è un dato scontato per un saggio di religione. Per un saggio che, oltretutto, sceglie uno stile misto di narrazione dei Vangeli romanzata e dialogo. Quando ho visto la struttura dialogata mi sono preoccupata, temendo di perdere interesse e coesione. Invece funziona alla grande. Però, come per tutti i saggi, bisogna fare una premessa: l’argomento deve interessare. Anche un minimo, ma ci deve essere l’interesse e la curiosità di base per il topos trattato. Io sono un’amante della storia (e penso che dalla scelta della saggistica si sia intuito) e della letteratura, e questo libro combina questi due aspetti per studiare uno dei testi più importanti del mondo, il Vangelo (non lo dico da fanatica credente, ma da semplice studiosa di storia. Il nostro mondo, così come lo conosciamo, è stato plasmato dal cristianesimo e, di conseguenza, dai Vangeli).

Vangeli che, per quanto letti e ripetuti tutte le domeniche, e presentatici in ogni modo e in ogni salsa (ricordo ancora i disegni delle elementari nell’ora di religione sui miracoli), pochi hanno letto. E io non faccio eccezione. Anche perché, diciamocelo: sono pochini quelli che nel tempo libero, dal nulla, decidono di leggersi un testo che racconta per 4 volte diverse la vita della stessa persona, spesso con variazioni significative e sbalzi temporali inspiegabili.

E poi una ridda di situazioni, personaggi, scenari che paiono lontani e che, col tempo, diventano quasi macchiette: la madre Maria, il padre Giuseppe, il romano Ponzio Pilato e il centurione che alla fine si converte, il traditore Giuda Iscariota…Insomma una carrellata di personaggi che sfilano, intrappolati in un ruolo che la storia gli ha cucito loro addosso. Augias e Filoramo invece provano a dare vita e spessore a questi personaggi, questa folla che popola i Vangeli, dando voce alle “comparse” della vita di Gesù. E lo fanno sempre con un incredibile tatto e rispetto nei confronti della religione trattata. Anche quando si parla di confutare aspetti cardinali del pensiero cattolico (sto pensando alla verginità di Maria, o alla stessa idea di Gesù come fondatore di una nuova religione), rimangono sempre molto rispettosi di quello che per milioni di persone è un credo, una fede profonda e sincera. Come è giusto che sia. Quindi, gli argomenti e le citazioni che farò da ora in avanti sono ovviamente di stampo storico-letterario tratte dal saggio.

La storia comincia dall’inizio. Anzi da prima dell’inizio: il primo capitolo è dedicato all’annosa questione della paternità dei Vangeli, e la loro collocazione storica (con quello di Marco che è il più antico e quello di Giovanni più “giovane”). Ma, soprattutto, scopro qui che, soprattutto dietro al testo giovanneo si nasconderebbero più autori, accumunati da un credo comune. Come dicevo, è il testo scritto più tardi, siamo nel già tra I e II secolo (quindi quasi cent’anni dopo la morte di Gesù!), ed è anche quello più difficile, pieno di metafore e di aspetti che indicano la divinità di Gesù rispetto agli altri tre testi (i cosiddetti vangeli sinottici, perché più o meno proseguono su una storia simile). Si fa un breve accenno ai numerossimi Vangeli apocrifi presenti, e al come si arrivò a selezionare proprio questi quattro (di Matteo, Marco, Luca e Giovanni appunto) tra i molti esistenti. Tra l’altro la maggioranza dei Vangeli recuperati sono stati scoperti in un unico luogo, a Nag Hammadi, in Egitto. E si sono salvati per caso, perché spesso la dottrina che predicano rientrerebbe in un odore di eresia. Si parla di tanti vangeli. Tanti Vangeli ritrovati, tanti che rimangono perduti e di cui abbiamo notizie solo attraverso i Padri della Chiesa che, per screditarli e confutarli, li citavano nelle proprie opere. O ancora frammenti di Vangeli, rinvenuti su pezzetti di papiro. Questo dà solo una vaga idea del numero di Vangeli – e di conseguenza di storie e interpretazioni – che erano state scritte sulla figura di Gesù a pochi decenni dalla sua scomparsa e per tutto il periodo protocristiano.

C’è un capitolo sulla nascita, una nascita miracolosa, costellata di prodigi e annunciazioni, figure semi-leggendarie (i famosi Re Magi).

Si passa poi alla famiglia di Gesù: una famiglia che ogni anno vediamo rappresentata nel presepe ma che, di fatto, resta sullo sfondo nei Vangeli. La figura di Maria e la sua divinizzazione, oppure l’assenza di Giuseppe, padre “adottivo” di Gesù; o ancora la discussione sui fratelli e le sorelle di Gesù, citati a più riprese nei Vangeli, che farebbero del Salvatore non un figlio unico, ma uno di tanti (e che getterebbe ombre sulla verginità di Maria, dichiarata casta a vita dalla Chiesa). Solo nell’Ottocento (8 dicembre del 1854) il Papa Pio IX pubblica con una bolla il dogma dell’Immacolata concezione. Come molti, anche io pensavo che il termine riguardasse la verginità di Maria; in realtà stabilisce che Maria , dal concepimento, è sempre stata priva del peccato originale (unica eccezione del genere umano). Un secolo dopo (1950) Pio XII proclama Maria assunta in cielo, nonostante non esistano fonti di nessun genere che parlino di Maria dopo i Vangeli.

Vengono presi in esame il Sinedrio, l’organo che porterà Gesù davanti a Ponzio Pilato per farlo condannare, e lo stesso Ponzio Pilato, una delle poche figure di cui si hanno notizie storiche certe.

E Giuda, il traditore. Pochi decenni fa si è ritrovato un testo noto come Vangelo di Giuda, che indica come l’azione percepita come “tradimento” di Gesù in realtà sia un “salvataggio. Giuda è un predestinato che “traghetta” Gesù nel suo mondo originario, quello spirituale, liberandolo dalla carne (una tesi sposata dalla corrente “gnostica”, che divide nettamente corpo e spirito). Un Giuda buono dunque, che, unico tra i discepoli, sta compiendo la volontà divina. Poi ci sono molte interessanti spiegazioni e teorie sui famigerati trenta denari ottenuti per il tradimento (davvero pochi) e il bacio con cui ha sigillato la cattura di Gesù.

E poi Pietro e Giacomo. Giacomo, definito fratello di Gesù (ed è aperta la diatriba se il termine fratello sia inteso in senso spirituale o biologico) e Pietro, fondatore della Chiesa. Ma il termine Chiesa (ekklesia) in origine indicava una semplice assemblea, riunione di anziani. Non aveva certo il significato attribuitagli a posteriori dal cattolicesimo, dunque la legittimazione di Pietro come unico successore della parola di Cristo è una sorta di forzatura, quasi un falso storico.

La storia della Maddalena e delle donne che seguono Gesù: è risaputo che la Maddalena che scopre la tomba vuota e che Gesù libera dai demoni non è una prostituta. Ma quale ruolo ha una donna, che nella società giudea dell’epoca era decisamente sottomessa, al seguito di un leader religioso?

Una menzione speciale a Giovanni Battista. E qui Filoramo dice una cosa scontatissima ma a cui non avevo mai dato importanza:

I Vangeli capovolgono lo stato di fatto presentando il Battista come uno che apre la via; storicamente invece le cose sono andate all’opposto.

Cioè Giovanni Battista sarebbe un vero e proprio precursore di Gesù, anche per la travagliata storia personale che i Vangeli raccontano. Entrambi gli uomini sono predicatori; entrambi vivono nel deserto digiunando; entrambi muoiono male, uccisi da un’autorità che teme le loro prediche. Ed è Giovanni Battista a battezzare Gesù: il battesimo era una pratica relegata a pochi gruppi, quasi delle sette. Quindi non è Giovanni Battista ad aprire la strada: è proprio lui a crearla, e Gesù quasi si immette nel suo corso, imitandolo.

Questa recensione è venuta molto approssimativa, perché da un lato vorrei scrivere tutte le notizie che ho scoperto, dall’altro queste notizie sono troppe!!!!!

Però viene fatto un accenno a Il codice da Vinci di Dan Brown del 2004 (ovviamente un accenno per insaccarlo, come è giusto che sia). Breve storia super triste: quando è uscito mi è stato regalato per il mio compleanno ed è diventato il mio libro preferito, roba che ho triturato i maroni a mezzo mondo con ‘sta ciofeca di libro. Ma non solo. Ho anche un libro scritto proprio in seguito al successo del Codice, I segreti del Codice, uno pseudo-saggio che si proponeva di indagare sulle cavolate inserite nel thriller di Dan Brown. Io non me lo ricordo, magari quando ho un momento libero lo riprendo e guardo se è un testo valido, nonostante la presentazione mi dia pochissima fiducia. Mi tocca spezzare una lancia in favore del povero Dan Brown: perché è solo per merito suo che moltissime persone, tra cui me, si sono interessate alla storia dietro la scrittura dei Vangeli. E quindi uno dei motivi per cui oggi, a distanza di 15 anni, io ho letto e apprezzato questo saggio deriva da un thriller scadente e prevedibile, pieno di inesattezze e assurdità. Quindi, vai così Dan!

Viene detto tanto, tanto, tanto (come cantava Jovanotti), e il saggio merita di essere letto per intero per non perdersi nessuna curiosità. Ed ecco che mi è partita la fissa dei Vangeli, e quindi nei prossimi mesi vi troverete recensioni varie su altri saggi con argomento simile, perché quando mi intrippo su un argomento devo assolutamente leggere tutti i libri che trovo su quello specifico argomento, finché non mi viene la nausea (mi è capitato qualche mese fa con le sette religiose e più recentemente con i rifiuti e la plastica). Su questo ne ho già trovati almeno tre. È una malattia, lo so.

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