Colpo su colpo di Riccardo Gazzaniga

Una volante pattuglia le strade di Genova. Mentre un fiume di vestiti colorati, bandiere arcobaleno e cartelli sui diritti dell’amore scorre nel centro della città, Paolo Pastorino – quarantasei anni e la divisa da sempre – cerca con gli occhi sua figlia. Se lei lo vedesse lì, dall’altra parte della barricata, andrebbe su tutte le furie. Giada ha sedici anni e ha appena trovato il coraggio di dirgli che le piacciono le ragazze. Ma non che a scuola viene bullizzata. Con una madre troppo occupata nel lavoro e un padre che sta affrontando una crisi di coppia senza fine, Giada sembra in pace con se stessa solo in palestra, dove il maestro De Roma – un ex savateur dai trascorsi drammatici e un passato poco limpido – la prepara al suo primo combattimento.

IMG_20191218_223950 (2) - Copia

Ci ho messo un po’ prima di recensire questo romanzo: l’ho letto a dicembre, ma ho continuato a rimandare la recensione, perché non ero certa di cosa scrivere. L’ho già scritto per il suo romanzo precedente dell’autore, Non devi dirlo a nessuno: Riccardo Gazzaniga l’ho conosciuto grazie a due splendidi podcast su storielibere.fm (lo so che continuo a citare questo sito e sembra che io sia pagata per fare pubblicità, ma no. È davvero bello, crea dipendenza e si trovano podcast splendidi).

Il romanzo segue un periodo ben specifico della vita di Giada Pastorino: ha sedici anni e sta affrontando diversi problemi a scuola e a casa, tutti legati al suo recente coming out. Da un lato i genitori faticano ad accettare l’omosessualità della figlia, con un padre spiazzato e una madre che continua a pensare che “sia solo una fase”; a scuola invece diventa il bersaglio di commenti e battute omofobe, che degenerano sempre più.

[Ho tagliato una parte della trama proposta sui risvolti di copertina perché si fa riferimento ad un episodio che avviene solo a pagina 184, quindi mi sembra un po’ uno spolier parlarne nel riassunto.]

Alla sua vita si intrecciano quelle dei genitori: il padre, che un tempo aveva ambizioni di carriera in ambito giuridico, poi accontentatosi di fare il poliziotto di strada; la madre, social media manager per una Fondazione di stampo conservatrice, il cui leader sembra essere un papabile candidato nelle elezioni future; Erica, la fidanzata di Giada, che, a differenza della protagonista, ha accettato la sua omosessualità e non la nasconde; Ruggero De Roma, proprietario della palestra di savate nella quale Giada si allena da anni.

Ho capito, anche se non apprezzato particolarmente, la scelta di entrare nella vita dei genitori, cambiando il punto di vista diametralmente. La parte che mi ha un po’ raffreddata è stata quella di De Roma. Non perché non sia una storia interessante, ma perché mi sembra che non si intrecci fluidamente con quella di Giada. Cioè la protagonista, almeno sembra, è Giada; però in alcuni punti prende il sopravvento il racconto di De Roma, che finisce per oscurare e far passare in secondo piano la vita personale della ragazza. Non mi è parso un tentativo riuscito appieno. A fine libro l’autore cita la scomparsa improvvisa della moglie proprio in fase di editing del romanzo. Non so quanto questo abbia influenzato il personaggio del vecchio pugile, che sta lottando contro una depressione sempre più feroce per la perdita della moglie. Sono sicuramente sue le battute e le pagine più commoventi del libro. Però stonano nel contesto, perché se il punto focale è Giada, creare un personaggio di contorno che “ruba la scena” in maniera così massiccia è un limite. O almeno io l’ho percepito come tale.

Giada sta affrontando un gravissimo episodio di bullismo, accaduto a scuola, di natura sessuale. Le cronache che emergono sporadicamente ci fanno capire che è un fenomeno massiccio e ampiamente diffuso, a cui non si trova una chiusura nel romanzo. Perché alla fine Giada usa la violenza per risolvere il problema, anche se trova il modo di fermarsi e non vendicarsi. Ma capisco anche che alcuni episodi sono così profondamente disturbanti che sia difficile trovare una risoluzione. Diciamo che se una coetanea di Giada che si fosse trovata in una situazione analoga leggesse il romanzo non ne trarrebbe, a mio parere, alcun conforto.

Il romanzo è scritto bene, è scorrevole, si vede l’impegno di affrontare tematiche attuali, e difficili (forse troppe, tutte insieme); però mi è rimasto il senso di una mancanza di focus, di una storia unica. Sembrano quelle miniserie corali in cui ogni volta si affronta la storia dal punto di vista di un personaggio diverso. Il punto è che qui non c’è abbastanza spazio per tutti, e quindi alcuni risultano solo abbozzati, come la madre di Giada; oppure ottengono troppa visibilità, spostando il baricentro della storia, come De Roma; oppure sono vagamente stereotipati, come il padre.

Nel romanzo una larga parte è dedicata alla boxe, o meglio alla savate, conosciuta anche come boxe francese, perché originaria proprio del paese d’oltralpe. Anche questi riferimenti allo sport possono essere una manna per le persone che apprezzano questo sport, oppure una lungaggine per chi di sport non capisce nulla. Sicuramente ci sono molte curiosità, come per esempio la vita di Emile Griffith, citato dal maestro De Roma come esempio a Giada: Griffith era un pugile afroamericano, povero e bisessuale. Apriti cielo. Siamo a metà anni ’60, e infatti durante un famoso incontro Griffith, dopo un’offesa omofoba, attacca l’avversario così duramente che questi morirà pochi giorni dopo in ospedale. Una vittoria che lo segnerà.

Non è un libro che sconsiglierei, assolutamente no. Però non posso dire che mi abbia convinto al 100%.

 

3 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...