Un po’ di acquisti…

IMG_20200323_101635 (2)

Un mesetto fa circa avevo ordinato qualche libro su ibs; appena arrivato il pacco avevo intenzione di parlarne subito, per mostrare i miei acquistoni. Essendo di natura procastinatrice seriale però, sono riuscita a rimandare, poi settimana scorsa mi sono ammalata e addio. Ora che mi sono ripresa, mi sembra il momento giusto per mostrare i nuovi libri. In tutto si parla di 11 libri (anzi 10 libri + 1 agenda). L’agenda è la LIBRIDINOSA 2020, acquistata in realtà prima di Natale ma che non avevo ancora avuto modo di farvi vedere. Ogni giorno è riportata una citazione di un libro, e sono inseriti alcuni dei compleanni di personaggi celebri della letteratura. Non so se dalla foto si intravede ma è piuttosto piccola come formato, però è veramente molto molto carina.

IMG_20200323_114954 (2)

Passando ai libri invece abbiamo 4 graphic novels: due di Zerocalcare, su cui non mi soffermerò troppo perché ad aprile il blog sarà dedicato in maniera quasi morbosa all’autore e ai suoi lavori (e vi usciranno dalle orecchie); un’opera di Vera Brosgol, Be prepared, sull’esperienza del campo avventura per ragazzi. Basata sui propri ricordi di bambina, l’autrice mostra quanto un campo a cui desiderava partecipare moltissimo si sia tramutato in 4 settimane di disagio (a inizio e fine fumetto sono riportate le lettere vere di Vera e del fratello spedite alla madre, con suppliche di venirli a riprendere).

IMG_20200323_115024 (2)Dell’autrice avevo già letto Anya e il suo fantasma, che mi era piaciuto moltissimo, e anche questo non mi ha deluso. Il finale, con una sorta di cliffhanger, lascia presagire una futura pubblicazione che segue il resto dell’infanzia e dell’adolescenza di Vera.

IMG_20200323_114615 (2)IMG_20200323_114542 (2)

La scelta di acquistare il fumetto in lingua originale deriva da pure ragioni economiche: infatti la Bao l’ha tradotto e pubblicato in italiano, al prezzo di 17 euro. In originale l’ho pagato meno di 10. Sono braccino corto, ma mi sembrava assurda una disparità di 7 euro per lo stesso volume.

IMG_20200323_114944 (2)

L’ultima graphic novel acquistata è stata scelta perché ne hanno parlato tutti, e tutti in toni super entusiastici: Il principe e la sarta di Jen Wang, dalle descrizioni doveva essere un fumetto rivoluzionario e assolutamente imperdibile. Sono rimasta profondissimamente delusa dalle dimensioni, piuttosto ridotte, del volume, ma ho tralasciato. Quello che mi ha dato la mazzata finale sono stati dei disegni poco precisi e curati, uniti ad una storia che di originale o rivoluzionario ha ben poco. Il concept del fumetto infatti è il desiderio del principe di vestirsi con abiti femminili, cosa che fa grazie alla giovane sarta Frances, una nuova Coco Chanel, da come viene introdotta. Benissimo, sono contenta che venga mostrato anche questo aspetto della comunità LGBTQ+, ma, ed è un grosso MA, la storia non ha molto altro da offrire. E i disegni mi hanno veramente delusa: sono molto stilizzati, a volte quasi ipersemplificati; lo sfondo in alcune scene scompare; i colori sono poco curati.

IMG_20200323_114748 (2)IMG_20200323_114716 (2)

IMG_20200323_114912 (2)Da una graphic che mi parla di vestiti e stiliste mi aspetto una cura certosina nei dettagli e nella resa degli indumenti. E non ho trovato niente di questo. Di nuovo, voglio essere chiarissima: apprezzo il tentativo di mostrare un giovane che ama vestirsi da donna e non per questo sia un trans o gay, ma solo per il piacere di indossare indumenti diversi; non mi è piaciuto il come si è scelto di raccontare la storia (uno dei dettagli che graficamente non funziona per niente sono le mani. Ragazzi le mani; spesso sono quasi adunche, come quelle delle vecchie streghe).

IMG_20200323_114624 (2)Passando ai libri: ci sono tre volumi della ABEditore, una piccola casa editrice che si occupa di riproporre dei grandi classici con una veste grafica eccezionalmente curata. Io ho letto L’avvelenatrice di Alexandre Dumas esclusivamente per la sua copertina assolutamente splendida. Lo stesso vale per L’altra metà delle fiabe, che ancora non ho letto, ma in breve presenta le versioni originali delle fiabe che oggi conosciamo tutti (come Cenerentola e Il gatto con gli stivali). L’altro è uno degli imbustatorie, che ancora non ho aperto e che ha un nome parlante: storie inserite in una busta. Di questi tre io ho letto, per il momento, solo L’avvelenatrice, basato su una storia vera del XVII secolo: una nobile venne accusata di aver avvelenato il padre e i fratelli con l’aiuto dell’amante. Questa storia dette il via al cosiddetto “affare dei veleni”, che coinvolse più di 300 persone della nobiltà, accusate di usare i servigi di farmacisti che preparavano intrugli per avvelenare i rivali. Sembra un racconto degno di un film, o di un romanzo di Dumas, ma è la realtà. Sicuramente influirono forze politiche a far esplodere la vicenda, tant’è che perfino una delle amanti del re Sole venne accusata. La donna protagonista del racconto di Dumas, la marchesa Marie- Madeleine d’Aubray, finirà malissimo: torturata più volte, venne bruciata viva (nel racconto di Dumas invece viene prima decapitata e solo dopo il suo corpo viene gettato tra le fiamme).

Ho alcune perplessità sulla traduzione che ho letto io: innanzitutto non capisco la scelta di tradurre i nomi: per esempio l’amante malvagio della marchesa, esperto di veleni, si chiamava Godin de Saint-Croix, e si decide di chiamarlo Santa-Croce. Questa scelta di tradurre i nomi è caratteristica dei volumi tradotti negli anni ’70, adesso non ha molto senso (ricordo ancora un’opera in cui Charles Darwin veniva tradotto con Carlo Darvino. I bridivi). Anche alcune espressioni linguistiche o la formulazione di alcune frasi mi fanno pensare che la traduzione non sia recente. Ed è un peccato perché comunque il piccolo libricino ha un prezzo di copertina di 6,90 €: non proprio poco se si pensa che la storiella è di 100 pagine. Io poi ammetto che la veste grafica è splendida e anche l’interno è molto curato; avrei apprezzato una maggiore cura anche per la traduzione.

IMG_20200323_114644 (2)

Ho anche acquistato un volume della casa editrice People, di cui avevo già letto qualcosa (qui): in questo caso ho scelto la raccolta delle storie di Johannes Bückler, nickname che su twitter pubblica quotidianamente piccole grandi storie. Mi piacciono sia le storie scelte che il mezzo utilizzato, cioè twitter, che permette un numero limitato di caratteri: una storiella di dipana per 8/10 tweets corredati da immagini. Ero curiosa di come fosse stato fatto il passaggio ad un supporto cartaceo: ora io ancora non ho letto il saggio, ma solo da un punto di vista grafico, posso dire che non ci siamo proprio: le immagini presenti all’interno del volume sono sgranate e di bassa qualità, le storie vengono divise in grandi calderoni tematici, risultandone sminuite. Il libro è del 2020 e costa 15 €: mi aspetto un minimo di cura in più per la grafica. Non ci sono scusanti.

IMG_20200323_114928 (2)E poi arriviamo alla Grande Delusione: Shirley Jackson, La ragazza scomparsa. Una raccolta di tre racconti. Pagine totali 78. Prezzo di copertina 7 €. Praticamente un euro ogni 10 pagine. Considerando che l’edizione originale costa 1 dollaro, fate voi le proporzioni. Io amo la copertina, ci mancherebbe, ma 7 euro per questi racconti è veramente eccessivo. Senza contare che i racconti sono stati una delusione cocentissima: nel primo, che dà il titolo alla raccolta, in un campo estivo femminile scompare una ragazza e…boh. Non l’ho manco capito bene: la ragazza scompare ma ad un certo punto si formula l’idea che forse non è davvero scomparsa, ma non saprei. Limite mio, ma non l’ho davvero capito. Il secondo racconto è il più insulso: un ragazzino su un treno incontra una donna ricercata dalla polizia per furto. Parlano un po’ e poi lei viene arrestata. Fine. Bon. Ho sperato, e creduto fermamente, che alla fine ci sarebbe stata una svolta creepy, tale da giustificare l’esistenza stessa del racconto. Non c’è. Ho letto di gente che ha adorato questa storiella; vi prego spiegatemi. La terza storia è la migliore, anche se, pure in questo caso, rimane molto sottotono: in Incubo una donna si accorge che gli altoparlanti sparsi della città che promettono premi favolosi se si rintraccia una determinata persona, descrivono proprio lei. E allora inizia a nascondersi, cerca di cambiare il proprio aspetto, teme per la sua vita…e bon. Finisce ad merdam. Questo era il racconto che aveva più potenzialità, che rimangono inespresse. Sembra quasi che manchi la parte finale, quella che dovrebbe trasmettere la sensazione di “incubo” del titolo. Delusissima. Io capisco che la Jackson adesso è stat riscoperta e si vende come il pane, però questi racconti sono mediocri. Non c’è suspance, non c’è mistero e non c’è orrore. Io ho letto La lotteria più di 4 anni fa e mi ricordo ancora il clima di angoscia e ansia che circolava tra i partecipanti della lotteria, il crescente disagio di essere radunati, quella serpeggiante paura mista a crudeltà. Qui non ho trovato NIENTE.

Ultimo volume che però è ancora in lettura è Nippon Nipponia di Abe Kazushige: l’ho comprato perché era stato suggerito da una booktuber in una serie di “libri brevi”, di cui ho letto altri titoli fidandomi del giudizio. Sono ancora agli inizi quindi non so dirvi nulla, se non che parla di una storia squisitamente giapponese sulla difficoltà di inserirsi e comunicare nella società.

Come si può notare gli acquisti non mi hanno convinta al 100% di molti degli acquisti, per un motivo o pre l’altro. Ma hanno il grande merito di farmi passare questi giorni di reclusione forzata.

Per saperne di più:

4 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...