I figli dei nazisti di Tania Crasnianski

Editore: Bompiani Overlook

Anno di pubblicazione: 2017

Pagine: boh. Grande dubbio: sul sito della Bompiani si parla di 272 pagine; il mio ebook ne mette 212…ho una versione ridotta??

IMG_20200329_115724 (2)

Era da almeno due anni che volevo leggere questo titolo. In biblioteca però, era presente solo in formato digitale, che io prendo solo se costretta. Et voilà, la quarantena non lascia molta scelta. Il saggio è breve e ben strutturato, con pochi, densi capitoli che ripercorrono la vita di alcuni dei figli dei più importanti gerarchi nazisti, per stabilire quale sia stato il loro rapporto con il padre e quale l’influenza subita negli anni del dopoguerra. È un saggio incredibilmente interessante e veloce, le pagine si sfogliano (beh, nel caso di un e-book si mandano avanti) con curiosità crescente: sai come ha reagito un determinato figlio/figlia, e sei curiosa degli altri. Non so perché, mi sarei aspettata un generale odio o tentativo di celare la propria identità, invece molti dei figli sono diventati dei negazionisti e delle figure molto vicine all’estrema destra. Tutto si può ricondurre all’immagine e al ricordo del proprio padre: chi ha vissuto un’infanzia felice, con un padre presente e affettuoso, non riesce a far collimare quest’immagine profondamente umana con un mostro, e persevera nel mantenere un ricordo positivo del genitore, sminuendone le responsabilità o negando la Shoah. In casi di infanzie fredde, stranianti e poco affettuose invece è più facile che il figlio nutra un sentimento di distacco dal padre, riconosciuto come un carnefice.

Eppure, in tutti i casi, si parla di famiglie disastrate; figli che hanno visto i padri andarsene, vivere in prigione o morire; figli abituati al lusso che nel giro di poche settimane, o pochi giorni, si sono ritrovati in fuga, senza nulla; figli che spesso sono stati separati anche dalle madri, più o meno alleate e complici del marito.

Figli e figlie provati di un’infanzia normali, che spesso erano piccolissimi al momento della caduta del Reich, o che, se grandicelli, negano di ricordare episodi cruenti. Particolarmente significativo il caso degli Höss (comandante capo di Auschwitz): la famiglia vive dentro la struttura, con vista sul forno crematorio. I bambini, in casa, sono circondati da detenuti del campo e sentono la pesante cappa di fumo e cenere generata dal massiccio utilizzo dei forni crematori. Quanto è possibile nascondere ad un bambino, e quanto questi figli negano o fingono di non ricordare?

Dopo un primo capitolo introduttivo, ecco immergerci nella vita di Gudrun Himmler, unica figlia del generale nazista. Nonostante il padre e la madre si separino (senza mai ufficializzare il divorzio per salvare le apparenze) e Himmler si costruirà una seconda famiglia con la segretaria, da cui avrà due figli, i rapporti con la famiglia “ufficiale” rimarranno strettissimi. È Gudrun la prediletta, affettuosamente chiamata Puppi. Dopo la disfatta tedesca Gudrun e la madre vengono deportate prima a Firenze, poi a Roma e infine a Norimberga. La madre, Margarete, rimane fedele all’ideologia nazista anche dopo il suicidio del marito, avvenuto il 23 maggio 1945, nella sua cella, prima di essere processato. Da allora Gudrun rimarrà un’accesa e fedele sostenitrice del padre, nonché negazionista. Sarà una dei capisaldi della Stille Hilfe, un’associazione che si occupa di aiutare gli ex membri della SS. Fino alla sua morte, nel 2018, ha partecipato ai raduni neonazisti e ai memoriali in onore del padre. La figlia di Gudrun, Katherine, tronca ogni rapporto con la madre proprio a causa della sua fede nazista, provando odio e avversione per una genitrice che non ha mai rinnegato un padre carnefice. Gudrun d’altronde era stata parte della propaganda politica del padre, spesso comparendo accanto a lui in cerimonie ufficiali con i vestiti tipici tedeschi e le trecce bionde.

Himmler in divisa e la figlia Gudrun. Fonte: https://i.telegraph.co.uk/multimedia/archive/02802/himmler-daughter_2802461b.jpg

Si passa poi ad Edda Göring, figlia di Hermann. Cresciuta nel lusso più sfrenato nel castello di famiglia, adorata dal padre, vive i primi anni della vita al riparo da guerra; la madre, Emmy, è un ex attrice teatrale, seconda moglie del gerarca nazista. Il castello in cui vivono è ribattezzato Carinhall, in onore della prima moglie di Göring, Carin, amatissima, morta ad appena 43 anni. La residenza è lussuosa, superba, farcita di tesori e opere d’arte rubate dai paesi conquistati; lo stile sfarzoso dell’ex pilota aereo comprende anche uno zoo casalingo con cuccioli di leone. Göring è certamente un personaggio bizzarro tra le file naziste: ama truccarsi e dipingersi le unghie, si presenta spesso con sfarzosi abiti e pellicce ingombranti. La stella di Göring scema pian piano durante il conflitto; nel gennaio del 1945, temendo l’arrivo degli Alleati, Göring dà l’ordine di far saltare in aria la proprietà, per non lasciare nulla al nemico (dopo aver portato al sicuro le innumerevoli opere d’arte). Si suicida a Norimberga, il 15 ottobre 1946, la notte prima di quella in cui avrebbe dovuto essere impiccato. La madre di Edda viene arrestata; gli anni successivi passeranno tra carcere e povertà. Ma sia Edda che la madre non rinnegheranno mai la figura di Göring. Più tardi Edda sposerà un neonazista che condivide con lei il culto per il padre. [Tra l’altro leggendo online ho scoperto che il fratello minore di Göring, Albert, è sempre stato un convinto antinazista; durante la guerra ha aiutato moltissimi ebrei a scampare dalle persecuzioni, forte del suo nome].

Battesimo di Edda: Hitler è il padrino di Edda. Fonte: https://www.telegraph.co.uk/content/dam/obituaries/2019/03/12/TELEMMGLPICT000191114418_trans_NvBQzQNjv4BqwR9CmnucIcqQaI247kVHKXq2BiOnVFyUjft454WEhhg.jpeg?imwidth=450

Passiamo poi a Wolf Hess, figlio di Rudolf Hess. Hess è uno dei primissimi aderenti al Partito nazista (ha la tessera numero 16) e un fervente adoratore di Hitler (e infatti il figlio si chiama Wolf, lupo, in onore del nome di battaglia di Hitler). Nel 1941, in una missione controversa, parte da solo alla volta della Scozia nella speranza di stilare un trattato di pace con l’Inghilterra. Il volo e il suo obiettivo restano oggetto di dibattito, ma Hess viene catturato dall’esercito britannico. Rimarrà in carcere, dopo i processi di Norimberga, fino al 1987, quando muore in circostanze sospette nel carcere di Spandau, una struttura creata appositamente per confinare i detenuti nazisti. È l’ultimo ospite del carcere; dopo la sua morte verrà demolita l’intera struttura per evitare che diventi un luogo di culto neonazista. Il figlio continuerà per tutta la vita a considerare il padre un uomo ingiustamente accusato, che ha cercato di portare la pace e concludere in anticipo la guerra (nonostante le prove storiche rinneghino questa versione).

Post image
Wolf visita il padre Rudolf dopo la sua morte. Fonte: https://www.reddit.com/r/creepy/comments/3kmpjl/wolf_rudiger_hess_with_the_body_of_his_father/

Andiamo poi a Niklas Frank, uno dei più forti detrattori del padre, Hans Frank. Lui è il governatore della Polonia, nonché il creatore del famigerato ghetto di Varsavia, oltre alla costruzione dei campi di sterminio nel territorio polacco. Insieme alla moglie accumula incredibili ricchezze depredando il ghetto e le proprietà degli ebrei. La famiglia di Niklas è fredda e senza affetto, il padre per lui non ha sentimenti dolci o gentili; la madre è poco incline al sentimentalismo. Niklas e i suoi fratelli crescono in un ambiente austero. Niklas è il più giovane dei cinque figli della coppia. Hans Frank viene impiccato nel 1946 dal tribunale di Norimberga. La famiglia è devastata. Brigitte, la vedova, viene imprigionata insieme alle altre mogli dei gerarchi nazisti. Gli altri figli della coppia, a parte Norman, il primogenito, vivranno all’ombra del padre e della sua apologia.

Il piccolo Niklas con i genitori. Fonte: https://jewishnews.timesofisrael.com/niklas-frank-growing-up-with-hitlers-legal-adviser/

Martin Adolf Bormann Junior invece è figlio di Martin Bormann, capo della Cancelleria e segretario personale di Hitler: alla sua morte avrebbe dovuto diventare il suo successore. Dalla moglie Gerda avrà 10 figli. Il primogenito, Martin Adolf, studia in un collegio nazista molto esclusivo, fino alla fine della guerra. A quel punto deve scappare, senza sapere nulla dei genitori (la madre muore dopo poco; sul padre circolano mille voci: si saprà solo dopo diversi decenni, a fine anni ’90, che era morto); nel 1958 diventa sacerdote, dopo un decennio in cui ha scoperto la vocazione. Nel 1971 abbandona i voti per sposarsi. Durante gli anni del suo sacerdozio sono emerse delle accuse di stupro e violenza su minori, che non hanno mai trovato conferma; ma la Chiesa ha pagato gli accusatori (che di solito significa colpevolezza dell’accusato). Bormann ha riconosciuto i crimini del padre e le sue azioni.

1-martin-adolf-bormann
Martin Adolf Bormann in veste sacerdotale. Fonte: https://dirkdeklein.net/2016/08/30/the-sins-of-the-father-martin-adolf-bormann/ (a questo sito si trova anche tutta la vita di Martin Adolf).

Passiamo ai figli di Rudolf Höss, comandante di Auschwitz. Insieme alla moglie il comandante ha 4 figli che vivono in prossimità del campo, circondati da detenuti/domestici. Dopo la guerra, al processo di Norimberga, viene giudicato colpevole e impiccato nel 1947; nel frattempo la moglie Hedwig era stata imprigionata nel processo di denazificazione che accomuna tutte le mogli dei gerarchi nazisti. La figlia Brigitte ha una breve carriera come modella in Spagna e poi lavora per il resto della vita in una boutique negli Stati Uniti, gestita da una coppia ebrea. Brigitte mantiene un atteggiamento ambivalente nei confronti del padre: i suoi ricordi sono amorevoli e dirotta la colpa su Hitler più che sul proprio genitore. Il nipote, Rainer, figlio del fratello di Brigitte, è da anni un detrattore del nonno; per questo ha tagliato i ponti con la famiglia dal 1985.

Rudolf Hoss daughter pictured: The Auschwitz commandant's ...
I figli di Hoss nella loro casa. Fonte: https://www.dailymail.co.uk/news/article-2415618/Rudolf-Hoss-daughter-pictured-The-Auschwitz-commandants-Balenciaga-model-daughter-kept-secret-40-years.html

Passiamo alla famiglia di Albert Speer, “l’architetto del Fuhrer”. A Norimberga la sua pena sarà molto clemente, anche perché negherà sempre di essere a conoscenza della macchina di morte nazista (fatto poi confutata da documenti ufficiali); nel 1966 viene liberato da Spandau. Il ritorno in libertà è segnato da grandi tensioni familiari; durante la prigionia ha compilato diversi volumi che lo rendono celebre; muore nel 1981. I figli in generale hanno accettato la colpevolezza del padre, arrivando a condannarlo pubblicamente, come nel caso del figlio Albert Speer Junior, che ha seguito le orme del padre nel ramo dell’architettura.

Family guy.
Albert Speer con i figli. Fonte: http://www.ww2incolor.com/german_leadership/speerfam.html

Si passa al figlio di Josef Mengele, Rolf. L’ “angelo della morte” è una delle figure più controverse del nazismo, perché dopo la guerra ha vissuto sempre libero, in latitanza, in America Latina. Nonostante molte organizzazioni gli abbiano dato la caccia ha sempre eluso la cattura, in maniera quasi miracolosa. Il figlio, Rolf, lo incontrerà durante la latitanza. Rolf da un lato condanna il padre, dall’altro, insieme alla famiglia, ne protegge l’identità e ne consente la latitanza: non parlerà mai con le autorità, né rivelerà la sua posizione, consentendogli di fatto di rimanere libero.

'Josef Mengele stopped my mother being murdered in the gas ...
Giovane Josef Mengele. Fonte: https://i.dailymail.co.uk/i/pix/2014/10/25/1414251468343_wps_20_Dr_Josef_Mengele_Nazi_Doc.jpg

Tutte le storie hanno in comune delle famiglie frammentate, spesso divise e lacerate dall’eredità paterna. Se non sono i figli stessi a rivoltarsi contro il padre, sono i nipoti a caricarsi il peso della colpa. Intere famiglie che vengono squartate e separate dall’ingombrante nome di uno dei loro componenti. Fratelli e sorelle che non si parlano più, perché hanno scelto strade inconciliabili; figli che troncano i rapporti con i genitori; nipoti che escludono zie e zii dalla propria vita: ecco la vera eredità dei gerarchi nazisti.

2 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...