L’altra metà delle fiabe a cura di Antonella Castello

Editore: ABEditore

Anno di pubblicazione: 2016

Pagine: 119

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Quali sono le origini delle fiabe che abbiamo ascoltato da bambini mentre, sognando ad occhi aperti, fantasticavamo di principi, scarpette di cristallo e gatti parlanti dai poteri magici? In quest’opera si mettono a confronto tre fiabe di Perrault (“Cenerentola”, “La bella addormentata nel bosco” e “Il gatto con gli stivali”) con le loro controparti italiane, quelle di Gianbattista Basile, tratte da “Lo cunto de li cunti”. Per scoprire che anche le fiabe in realtà nascondono il loro “lato oscuro”..

Ho già detto che la grande forza di ABEditore è la sua dedizione all’aspetto grafico. Questa piccola opera è, come L’avvelenatrice, un piccolo gioiello illustrato. Graficamente non si possono muovere obiezioni. A livello contenutistico c’è pochino: ci sono due versioni, quella di Basile e quella di Perrault, di tre fiabe famose, per mostrarne somiglianze e differenze. Però non è – come dice la stessa curatrice a fine libro – un saggio critico. E quindi resta ben poco. Per dire, io a casa ho le opere di Perrault in lingua originale, con le illustrazioni di Gustave Dorè (l’artista che per primo completò le fiabe di Perrault con i suoi disegni) e ho pagato l’intero volume 3,30 euro. Lo cunto de li cunti (Il racconto dei racconti) di Basile invece si può trovare in versione integrale liberamente online (http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_6/t133.pdf). La difficoltà di questa versione gratis è il dialetto napoletano; sicuramente la lettura risulta più difficile, ma anche più musicale.

Questo volumetto di poco più di 100 pagine viene venduto al prezzo di copertina di 6,90 €. Un po’ tantino per una riproposizione di opere per lo più fruibili gratuitamente online (alcune delle fiabe di Perrault, tra cui La bella addormentata nel bosco, sono rese disponibili dal progetto Manuzio a questo indirizzo: https://www.classicistranieri.com/liberliber/Perrault,%20Charles/i_racc_p.pdf).

La curatrice dell’opera, Antonella Castello, anche capo-redattrice della ABEditore, si è occupata della traduzione dal dialetto napoletano delle fiabe di Basile. Invece per le fiabe di Perrault si è scelto – inspiegabilmente, a parer mio – una traduzione storica di Carlo Collodi (sì, l’autore di Pinocchio). Una traduzione che però, ai nostri giorni, risulta comprensibilmente datata.

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Entrando nel dettaglio delle fiabe invece, le tre scelte sono molto note: La bella addormentata del bosco, Il gatto con gli stivali e Cenerentola. Credo che l’aspetto che più salti agli occhi di un lettore contemporaneo è la morale. Sia nelle storie di Basile che in quelle di Perrault la vicenda finisce con un motto, una morale, un insegnamento. Ecco, questi insegnamenti sono perlopiù discutibili se valutati in paragone alla nostra etica contemporanea.

Le fiabe di Perrault finiscono con una morale che è in rima, come una filastrocca. Ecco, questa parte è stata un po’ ritagliata da Collodi, che ha reso queste piccole filastrocche quasi giocose in prosa, annullandone la musicalità. E anche, a volte, il senso. Per esempio nella fiaba de La bella addormentata, ecco la morale di Perrault:

Attendre quelque temps pour avoir un Époux,

Riche, bien fait, galant et doux,

La chose est assez naturelle,

Mais l’attendre cent ans, et toujours en dormant,

On ne trouve plus de femelle,

Qui dormît si tranquillement.

La Fable semble encor vouloir nous faire entendre,

Que souvent de l’Hymen les agréables noeuds,

Pour être différés n’en sont pas moins heureux,

Et qu’on ne perd rien pour attendre ;

Mais le sexe avec tant d’ardeur

Aspire à la foi conjugale,

Que je n’ai pas la force ni le coeur de lui prêcher cette morale.

Attendere un pezzetto per avere uno sposo
Ricco, ben fatto, gentile, amoroso,
E’ cosa naturale.
Ma attendere cent’anni sempre dormendo è un fatto
Davvero eccezionale,
Né più si trova donna ch’abbia un Sonno siffatto…
Poi la favola sembra voler dire altra cosa:
Che i bei nodi d’Imene, anche se ritardati,
Posson render la vita deliziosa,
E che, per aspettar, non van sciupati.
Ma le donne ci metton tanto ardore
A desiar la fede coniugale,
Che a me manca la forza e manca il cuore
Di predicare lor questa morale.

Traduzione (presa da: https://mammaoca.com/2014/02/20/la-bella-addormentata-nel-bosco-di-charles-perrault-versione-integrale/, vi consiglio di farci un salto, il sito è molto carino):

Mentre invece la versione di Collodi termina così:

Se questo racconto avesse voglia d’insegnar qualche cosa, potrebbe insegnare alle fanciulle che chi dorme non piglia pesci… né marito. La Bella addormentata nel bosco dormì cent’anni, e poi trovò lo sposo: ma il racconto forse è fatto apposta per dimostrare alle fanciulle che non sarebbe prudenza imitarne l’esempio.

Che è in diretta contrapposizione con il messaggio di Perrault, cioè quello del valore dell’attesa e del mantenersi caste – quasi addormentate – fino al momento giusto.

Tra l’altro bisognerebbe ricordare che nella storia di Perrault il Principe arriva al cospetto della Bella Addormentata proprio al termine dell’incantesimo: la principessa si sveglia e i due si innamorano, fanno anche due figli. Ma il Principe è un sottone e non lo dice ai propri genitori, mantenendo la ragazza e i figli nati dalla relazione segreti fino alla morte del padre. A quel punto li vuole portare a corte, ma la Regina Madre, un’orchessa, cerca di accoppare nuora e nipoti, facendoli poi mangiare al principe (tragedia-greca-style). Ma ovviamente la cosa non va a buon fine e a morire è la Regina cattiva.

Nella storia di Basile invece, intitolata Sole, Luna e Talia, il Principe non si preoccupa neanche di risvegliare la principessa (Talia) dal suo incantesimo: “accecato e infiammato dalle sue bellezze la portò in braccio fino a un letto e lì colse i frutti del suo amore”. Cioè la stupra. Dalla violenza nascono due gemelli, Sole e Luna; per il resto la storia prosegue come in Perrault. Ma anche la morale di Basile è ben diversa, concludendosi con “chi ha fortuna anche quando dorme gli piove in testa il bene” (tralasciando, suppongo, lo stupro e il tentativo di omicidio da parte della suocera). Per dovere di cronaca è bene ricordare che le storie di Basile erano pensate per un pubblico adulto, così come quelle di Perrault, che dovevano intrattenere la corte di Versailles.

[Breve digressione: parlando delle fiabe di Perrault, la più creepy in assoluto resta Cappuccetto Rosso, che termina con il Lupo che se magna la protagonista. Ma non è questo l’aspetto più inquietante in assoluto, bensì la chiarissima metafora del lupo e del suo divorare Cappuccetto Rosso, atta a rappresentare la violenza carnale. La morale, che induce le giovani a far attenzioni “ai lupi”, e i disegni di Dorè confermano questa chiave di lettura].

La seconda fiaba è Il gatto con gli stivali, che io ormai associo a Shrek. La storia, in breve, è la seguente: un mugnaio molto povero lascia in eredità al secondo (o terzo, a seconda della versione) figlio solo un gatto, che però parla ed è furbo. In poco tempo riesce a ingraziarsi il re per conto del suo padrone; in più riesce a far sposare il padrone addirittura con la figlia del monarca, oltre che attribuirgli un’immensa ricchezza.

La fiaba è similare sia nella versione di Basile (chiamata Cagliuso), sia in quella di Perrault, a parte il finale. Infatti nella versione presente ne Lo cunto de li cunti, il padrone del gatto non ringrazia la bestiola per avergli fatto trovare una grandissima fortuna, e la storia si conclude con un ammonimento “Dio ti guardi dal ricco impoverito e dal pezzente quando è arricchito”. Nella versione di Perrault invece la morale è che “l’industria, l’abilità e la svegliatezza d’ingegno valgon più di ogni altra fortuna ereditata” (anche se, oggettivamente, se il figlio del mugnaio non avesse ricevuto in eredità il gatto furbo non sarebbe riuscito a fare niente).

La terza fiaba è Cenerentola. Qui la trama è praticamente identica in entrambe le versioni, ma la morale cambia. Nella fiaba di Perrault si punta sull’importanza della grazia e della modestia, doti fondamentali per una ragazza; fondamentale anche la presenza di una “madrina o un padrino” insomma qualcuno che sia disposto ad aiutare la giovane. Nel racconto di Basile invece si va sul karma; la chiusura della fiaba infatti recita quanto segue: “è pazzo chi contrasta con le stelle”, sottintendendo che era destino per Cenerentola incontrare il Prinicpe e divenire Principessa.

Ora mi fermo perché il tema “fiabe” mi intrippa alla grande da quando alle superiori ho letto il saggio di Bruno Bettelheim Il mondo incantato (ora abbastanza contrastato; comunque non ho più letto con gli stessi occhi nessuna fiaba da quel momento).

Nel complesso io adoro le copertine e la cura dei dettagli grafici. Spero che il prima possibile questa casa editrice riesca anche a realizzare opere originali, oppure con un apparato saggistico-critico più completo.

Per saperne di più:

  • Video di una booktuber inglese, Jen Campbell, che ha dedicato alle fiabe e alle loro origini una playlist: https://youtu.be/Jjtv2paHuI4 (questo è quello della Bella Addormentata per esempio);
  • Questo invece è un blog di cui ho letto praticamente ogni articolo pubblicato; purtroppo non è più aggiornato da qualche anno, ma resta una fonte interessantissima per chi è appassionato di fiabe. Intitolato Analisi delle fiabe, ogni articolo analizza alcuni aspetti di una fiaba, o elementi comuni a più storie, per darne una spiegazione: in questo articolo per esempio, si analizzano i “lavori delle donne” prima di diventare principesse: https://fiabeinanalisi.blogspot.com/2016/03/prima-di-essere-principesseil-lavoro.html.

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