Omeopatia. Bugie, leggende e verità di Roberto Burioni

Medici autorevoli sostengono che l’omeopatia non ha alcuna efficacia. Affidabili siti internet scrivono nero su bianco che nei preparati omeopatici non c’è nulla se non acqua o zucchero. Eppure ci sono altri medici che prescrivono e farmacisti che vendono cure omeopatiche, e molte persone che conosciamo, di cui non possiamo mettere in dubbio né l’intelligenza né la buona fede, affermano di avere tratto grandissimi benefici dall’omeopatia. In questo libro, Roberto Burioni passa in rassegna bugie, leggende e verità di un metodo di cura seguito da oltre 9 milioni di italiani. Parla delle idee di Samuel Hahnemann, il fondatore, duecento anni fa, dell’omeopatia; della teoria dei quattro umori e del salasso come rimedio universale; di un elusivo batterio che un medico francese alla disperata ricerca di una cura per l’influenza spagnola trovò in grande quantità nel fegato e nel cuore di un’anatra muschiata; della tecnica delle infinite diluizioni alla base delle preparazioni omeopatiche, del numero di Avogadro, delle leggi della chimica e dell’esperimento che trent’anni fa rischiò di farle saltare, ipotizzando l’esistenza di una “memoria dell’acqua”; di un illusionista innamorato della razionalità scientifica; delle prodigiose proprietà della luce di Sole, Luna e Saturno, della nota Fa e del Muro di Berlino, tutti infinitamente diluiti; di effetto placebo e di sperimentazioni “in doppio cieco”; di omeopatia e Servizio sanitario nazionale. Questa appassionante carrellata di storie, personaggi, fatti incontrovertibili e opinioni a confronto – alla ricerca della verità, senza diluizioni – si conclude con una domanda: gli omeopati hanno qualcosa da insegnare ai medici “tradizionali”? La risposta ci sorprenderà.

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Devo partire dicendo che io dell’omeopatia so pochissimo. E quel poco credo sia più affine alla fitoterapia o naturopatia che all’omeopatia. Comunque il saggio è sia breve sia molto scorrevole, sicuramente per merito dell’autore, che riesce a inserire dei commenti caustici e divertenti, oltre a dei paragoni attuali per spiegare in termini semplici il proprio punto di vista. Io sono sincera, quando mi parlando di omeopatia penso ai “rimedi della nonna”, come mettere una patata tagliata su una scottatura, più che a pratiche dubbie derivate da una teoria ottocentesca. E mi rendo conto che sia un limite mio, ma mi chiedo quanti altri confondano la fitoterapia con l’omeopatia. L’idea alla base dell’omeopatia che “il simile si curi con il simile” è una cagata talmente grossa che chiunque dotato di un minimo di raziocinio rifiuterebbe in blocco le tesi omeopatiche – peraltro dottrine ormai desuete, basate sulle scarse conoscenze mediche di inizio ‘800. Per curarsi da avvelenamento da cianuro dunque, bisognerebbe assumere microdosi di cianuro, diluite secondo tecniche rigidissime che non starò a spiegare perché coinvolgono concetti chimici che Burioni spiega molto meglio di me: in brevissimo basti dire che si può arrivare a diluire talmente tanto un prodotto da perderne qualsiasi traccia nel preparato finale! Cioè, nei medicinali il principio attivo è sempre presente (altrimenti non servirebbe), e in alcuni casi la percentuale è minima (ci sono lozioni o creme da spalmare con principi attivi all’1%). Però ci sono. Avere un rimedio omeopatico talmente diluito da essere nullo è come avere il nulla! Cioè, non solo l’omeopatia non funziona, ma stai pagando per avere il nulla!!!Perchè? PERCHÈÈÈÈ??? Ci dovrebbero fare una bella puntata di Mistero.

Secondo me su alcune storie l’autore ha calcato la mano pesantemente per rafforzare la sua tesi sull’inefficacia o l’assurdità dell’omeopatia, come il caso di una donna che ha imbottigliato l’aria o altre palesi stronzate. Non sto dicendo che l’omeopatia sia una cura, sto dicendo che si è tentato di far passare il messaggio che tutti coloro che si curano con l’omeopatia sono svitati fuori di testa. Poi che l’omeopatia sia una pratica senza basi scientifiche che non abbia risultati dimostrabili non lo sto mettendo in dubbio. Credo anche però che, chiunque legga questo libro e sia un fan o un supporter dell’omeopatia si sentirà deriso o preso in giro piuttosto che invitato a riflettere. Lo vedo anche nelle recensioni online: più che giudicare il saggio e la sua presentazione ci si concentra sul contenuto, che va bene, ma, ed è un grosso MA, dare dello scemo a chi crede nell’omeopatia non risolve la situazione e certo non fa cambiare idea ai fan dell’omeopatia.

Come per moltissimi altri libri letti nell’ultimo anno, la domanda che mi pongo è sempre la stessa: per chi è stato scritto questo volume? Non certo per chi pratica l’omeopatia, perché il tono è fortemente ironico nei confronti di questi individui (ironia che, per inciso, a me ha fatto molto ridere). La risposta è sempre la stessa purtroppo: questo è un libro per coloro che già la pensano come Burioni o sono già convinti che l’omeopatia sia una cazzata. E va bene certo, non è mica un problema. Però, se posso permettermi, mi sembra che si continui a voler creare una cultura – e una letteratura (o saggistica) – di “fazione”, indipendentemente dall’argomento: da una parte i pro, dall’altra gli anti. Non si cerca più di raggiungere l’intero pubblico, l’integralità dei possibili fruitori: si cerca di convincere o convogliare solo una parte del pubblico (di nuovo, indipendentemente dal soggetto trattato, dalla veridicità o meno delle teorie espresse). Non so, forse è una mia percezione, magari sbagliata. Ma mi sono trovata a pensare esattamente la stessa cosa anche per il libro di Roberto Saviano sulle ong (In mare non esistono taxi) e su un libricino che riassumeva alcune delle politiche più discutibili di Mussolini (Mussolini ha fatto anche cose buone): questi saggi li ho letti, mi hanno interessato, ma già mentre li leggevo li consideravo dei lavori di quasi “nicchia”, per quelle persone che già la pensano come gli autori. Ribadisco, è un mio pensiero, poi magari non è assolutamente vero; però ecco, mi è parso che, più che cercare di chiamare a sé anche altri lettori, magari di idee diverse, aperti al dibattito civile, si cerchi sempre più di rafforzare la propria posizione con libri che hanno un appeal verso una cerchia di lettori di vedute già simili alle proprie. Un po’ come i post di facebook, che sono personalizzati. Il problema è che, a leggere ed ascoltare sempre la propria campana, si fatica a riconoscere il suono originale qualora venga suonato (dato che mi spiego di merda voglio essere chiara: non sto dicendo che bisogna supportare i fascisti o quelli de “lasciamoli morire in mare” o nemmeno i medici che prescrivono prodotti omeopatici; dico che mi sembra si sia persa la voglia di conquistare, a parole o a libri, l’interesse di queste persone). Tanto che Michela Murgia in Istruzioni per diventare fascisti lo dice apertamente: “questo libro è per te che non sei fascista ma ogni tanto hai delle idee fasciste”. Ecco, questo è un libro per te che non credi nell’omeopatia, ma ogni tanto hai pensato “forse in alcuni casi funziona”.

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