Letture della settimana 3

La quarantena per me continua imperterrita, e quindi ecco il resoconto delle letture settimanali. Come sempre ho cercato letture leggere, coinvolgenti e non particolarmente cerebrali, perché ne ho bisogno.

Ho iniziato con una delle letture che mi ha impegnato maggiormente, sia in termini di tempo che di attività intellettiva (i miei due neuroni di turno si sono dovuti davvero sforzare): Wolf Hall di Hilary Mantel, edito Fazi. La Mantel è un’autrice che mi incuriosiva già due anni fa, quando più volte sono stata sul punto di leggere la saga dedicata alla rivoluzione francese. Ma è la trilogia dedicata a Cromwell quella che l’ha resa celebre: due dei romanzi che compongono la saga infatti hanno vinto il Man Booker Prize, uno dei più importanti premi della letteratura anglosassone. La Mantel è nella rosa di quei pochissimi scrittori ad aver vinto il premio due volte, e l’unica ad aver vinto il premio per un sequel.

Il libro è un mattone (di dimensioni), perché parliamo di 779 pagine, e non è il classico romanzo storico. Come ho scritto in un articolo precedente (qui), tendenzialmente i romanzi storici sono dei romanzi rosa piazzati in un’altra epoca. Ecco, Wolf hall si distanzia nettamente non solo da questa premessa, ma – soprattutto – dal classico romanzo storico. Che so, io prendo un libro su Alessandro Magno, di cui magari ho solo visto il film con Colin Farrell? Ecco, mi aspetto di imparare, di scoprire qualcosa di più sul personaggio in questione durante la lettura. Wolf hall non è così. È l’opposto: se si legge il libro secondo me bisogna già sapere qualcosa della storia del periodo e dei personaggi coinvolti, altrimenti si rischia di rimanere completamente persi di fronte a nomi/date/fatti/luoghi. Cosa che è successa a me, che sono capra in storia inglese. Cioè dei Tudor io so che Enrico VIII ha avuto un po’ di mogli, tra cui Anna Bolena che è la madre di Elisabetta. Fine. Poi sì, so chi sono Tommaso Moro e Caterina D’aragona (ma d’altronde non ho neanche visto I Tudors, serie trashina che piazzava scene hot random anni prima di Game of Thrones). Non sapevo manco bene chi fosse Cromwell (per chi è rimasto escluso come me dai Tudors, è il principale consigliere di Enrico VIII, uno degli uomini più potenti del re dal 1532 al 1540, anno in cui viene congedato da corte in maniera brusca. Cioè tagliandogli la testa). Consiglione: se volete leggere il libro un ripassino veloce alla pagina Wikipedia della storia di Thomas Cromwell va fatto. Ma anche a tutta la storia del periodo in realtà. Per esempio ci sono diversi riferimenti alla “giovinetta del Kent”, al secolo Elizabeth Barton, una versione anglosassone di Caterina da Siena: giovanissima inizia ad avere visioni e profezie; incontra i potenti della chiesa e del regno (parla personalmente con Enrico VIII in più di un’occasione). La sua sfortuna è che predica la fedeltà al cattolicesimo in un momento storico poco felice, proprio nel momento in cui Enrico cerca di staccarsi dalla chiesa romana per fondarne una propria. E così quella che sarebbe certamente diventata una santa mistica per la Chiesa, diventa un’eretica pericolosa per la corona. Viene ammazzata a soli 28 anni per eresia, accusata di tradimento per aver profetizzato la morte del re. Questa storia compare nel libro, dove ha anche un certo peso per mostrare le modalità con cui Cromwell si sbarazza dei nemici; però quando fa la sua comparsa sembra quasi una persona super famosa o che tutti conoscono; sono dovuta andare in fretta e furia su Wikipedia per capire chi cavolo fosse e perché fosse così importante. [La sua storia è affascinante e sono stupita che nessuno ne abbia tratto un film/romanzo].

Come per molti altri romanzi che mi è capitato di leggere in questo periodo, ammetto che la quarantena ha frenato il mio entusiasmo. Forse in un altro momento l’avrei apprezzato di più; in questi giorni infiniti invece mi ha annoiato e non sono riuscita a farmi coinvolgere appieno dalla storia e dallo stile (motivo per cui aspetto a leggere il seguito. È stato pubblicato a marzo il volume conclusivo della saga, ancora inedito in Italia; dai primi due volumi è stata tratta una serie tv inglese omonima nel 2015). Lo stile è volutamente particolare, all’indicativo presente, in terza persona, spesso intercalato da dialoghi che come in un flusso ininterrotto si mescolano ai pensieri di Cromwell. Non è immediato, né semplicissimo. L’autrice è incredibilmente accurata dal punto di vista storico: per scrivere il primo volume ha impiegato 5 anni e ha compilato, per ciascun personaggio, una scheda con le note biografiche fondamentali, per evitare errori (tipo piazzare un personaggio in un luogo mentre nella realtà era in un altro).

Caterina la Magnifica

Secondo libro letto, finalmente un saggio, dopo mesi che non ne sfioravo uno. Si tratta di Caterina la Magnifica. Vita straordinaria di una geniale innovatrice di Lia Celi e Andrea Santangelo, edito Utet. Avevo già avuto modo di apprezzare la coppia di autori in un’autobiografia su Lucrezia Borgia che mi era piaciuta moltissimo (qui) e in un giallo all’italiana (o almeno che io associo ai gialli italiani, cioè intriso di elementi comici) ambientato lungo la linea gotica (qui). Come per la biografia della Borgia anche questo saggio è scanzonato e pieno di humor. È una sorta di trattato semiserio incentrato sulla figura di Caterina de’ Medici, moglie di Enrico II di Francia. Secondo me ci sono tre pecche nel saggio, anzi tre aspetti che non mi hanno fatto impazzire: il primo l’ampio spazio dato alla storia, alla cultura e alla società del tempo, a discapito della vita di Caterina. Interi capitoli sono dedicati all’intricatissima storia politica italiana e francese del tempo (che, pur se riassunti e resi molto spigliatamente restano comunque un po’ più farraginosi), mentre la figura di Caterina spesso passa in secondo piano. Avrei preferito un’attenzione maggiore alla sua figura, tant’è che poi la seguiamo solo fino alla notte di San Bartolomeo (in realtà durata diversi giorni, nella quale circa 10000 ugonotti vennero massacrati dai cattolici durante le cosiddette “guerre di religione”), senza scoprire nulla degli ultimi anni della sua vita. Caterina, come Lucrezia Borgia, è stata particolarmente condannata dai contemporanei e dai posteri: spesso citata come Regina Nera (per le vesti da lutto che portò per tutta la vita dopo la morte del marito), ha la fama di manipolatrice scaltra e spietata. Le sue origini straniere (un’italiana in terra francese) la resero poco gradita. Moglie del figlio cadetto della dinastia francese, Enrico II, divenne regina e rimase reggente dopo la morte del marito e quella dei figli che gli erano succeduti. Donna decisamente poco attraente (ragazzi non c’è mezzo ritratto dell’epoca in cui sia carina, povera stella), si distinse per le sue abilità diplomatiche e politiche, anche se le guerre di religione che devastarono il regno durante la sua reggenza la condannarono ad una ben triste fama. Comunque, come dicevo, avrei preferito un’attenzione più focalizzata sulla sua vita piuttosto che sul periodo in cui vive; mancano gli anni finali della sua vita, ma mancano anche le informazioni sui figli e sul rapporto che legava la regina ai futuri re francesi. Il secondo punto che secondo me non funziona è la notazione. A me le note nel testo piacciono, sono interessanti e divertenti, inglobano una marea di informazioni e curiosità. Il problema è la loro lunghezza. Già le note costringono a interrompere la lettura del testo principale per approfondire un aspetto secondario; se poi queste note sono lunghe o eccessivamente devianti, si rischia di perdere il filo del discorso. Porto un esempio su tutti: mentre si parla della strage di San Bartolomeo e degli innocenti (anche cattolici) che trovarono la morte durante il massacro, una delle note fa riferimento ai pogrom contro gli ebrei e, in particolare, all’eccidio di Jedwabne del 1939, dove i residenti polacchi massacrarono i propri concittadini ebrei facendo ricadere la colpa sui nazisti (la strage di Jedwabne è il soggetto di questo saggio). Questa nota è interessante, non lo metto in dubbio, ma anche troppo lunga e specifica, e devia l’attenzione del lettore, facendogli perdere il filo del discorso (oppure sono io che non riesco a concentrarmi su due cose insieme, fattore possibilissimo). Ultima nota dolente: i richiami contemporanei (per esempio paragoni con film e attori, o personaggi, di oggi) risulta datato: il saggio è scritto nel 2015 e si inizia a percepire che non è più “nuovo”: per esempio ad un certo punto c’è un richiamo a Il mio grosso grasso matrimonio greco, una commedia romantica che è stata un incredibile successo quando è uscita, quasi vent’anni fa. Non so se un ragazzo di oggi l’abbia mai non dico vista, ma solo sentita nominare. A me questi due autori piacciono, così come mi piace il modo di presentare la Storia, ma capisco che si tratta di uno stile e una presentazione che potrebbe non convincere tutti. Ah, una nota di merito alla copertina, molto bella e azzeccata.

Cercherò di essere più breve con gli altri titoli, se non diventa un papiro.

Aspirapolvere di stelle

Terzo libro (non sto andando necessariamente in ordine di lettura, li sto mettendo un po’ a caso), Aspirapolvere di stelle di Stefania Bertola, edito TEA. Come ho scritto ovunque a me Stefania Bertola piace molto e la trovo perfetta per rilassarsi. Le sue storie d’amore sono scanzonate e divertenti, per quanto assolutamente assurde. In questo romanzo le protagoniste sono le tre dipendenti/fondatrici di Fate Veloci, un servizio di pulizie/giardinaggio/cucina a domicilio: dalle grandi pulizie per nascondere i festini fatti in assenza della moglie ai pranzi luculliani, le Fate Veloci sono precise e molto brave. Penelope, Ginevra e Arianna si trovano a dover gestire una villa che verrà occupata da un eccentrico scrittore per il periodo natalizio.

Forse non è per tutti, ma l’autrice non si prende sul serio nelle sue storie, e se seguite il suo esempio riuscirete ad apprezzarle di più.

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Altro libro super leggero letto in poche ore, Agatha Raisin e la psicologa impicciona di M. C. Beaton, ventiseiesimo capitolo delle avventure dell’investigatrice. Leggo la Raisin da ormai 3 anni, quando l’Astoria aveva fatto delle super copertine a cui mi ero affezionata (e anche se queste nuove sono belle, non riesco a non rimpiangere un pochino quelle vecchie. L’età, suppongo). Ora, per la prima volta mi sono un momentino fermata a riflettere sulle avventure di Agatha. Quando la incontriamo la prima volta, nellaQuiche letale, è una donna che è andata in pensione anticipata e viene descritta come una piacente signora sui 50 anni. Considerando che ogni libro, e dunque ogni avventura, dura in media un anno circa questo significa che al ventiseiesimo libro Agatha dovrebbe avere più di 70 anni. No. Nein. Niet. Sbagliatissimo. Agatha resta sempre cinquantenne. Si aggiunge qualche acciacco dell’età, ma rimane sempre sulla cinquantina. Mystero mysterioso. Altro grande mystero è come mai nessuno si è ancora accorto che questa donna miete più vittime delle dieci piaghe d’Egitto messe insieme. In ogni avventura i morti si susseguono con una media di 4-5 a libro, e tutti conoscevano Agatha. Altro che Signora in giallo. Per il momento questo è l’ultimo volume pubblicato in Italia, ma in tutto i romanzi sono 31. Perché proprio 31? Perché a dicembre del 2019 l’autrice è morta, lasciando così la saga, suppongo, incompiuta.

Eroi

Ultimo libro, un altro saggio (wow wow wow), anche qui inusuale: sto parlando di Eroi si Stephen Fry, edito Salani, sequel di Mythos. Se nel saggio precedente l’autore cercava di raccontare i miti della Grecia classica partendo dalla formazione della terra, attraversando la lotta con i Titani, la nascita delle divinità dell’Olimpo e arrivando a Prometeo che dona il fuoco agli umani, in questo libro Fry si concentra sugli eroi (al maschile, perché c’è una sola donna tra questi eroi, e mi sembra sia una specie di contentino). Da Teseo ad Ercole, da Giasone a Orfeo, ecco una galleria i alcuni degli uomini più celebri della mitologia greca. Ho alcune perplessità su alcune storie, per esempio quella di Orfeo, non per il racconto in sé, ma la domanda è: si può definire Orfeo un eroe? È famoso per la sua bravura nel canto e nella musica, accompagnò gli Argonauti, ma non si distinse mai per altro (beh, a parte la tragica love story con Euridice). Non compì mai imprese che gli valsero un posto nella galleria degli eroi.

Ho trovato alcune parti incredibilmente intricate da seguire, a causa della complessità del sistema mitologico greco, che accomuna e mischia moltissime storie tra loro. Il viaggio di Giasone per recuperare il vello d’oro, noto come Argonautiche, è una sorta di Avengers antico, solo che invece di dieci o quindici supereroi ci sono qualcosa come 200 eroi, più o meno coinvolti e citati. Ecco, la mitologia greca è un po’ come i fumetti sugli eroi: ci sono moltissime storie, spesso in aperta contraddizione tra loro, che si riaggiustano (più o meno) con la creazione di universi paralleli/doppelgänger/mondi alternativi/scambio di corpi/giratempo impazzite e chi più ne ha più ne metta. Quasi tutti gli eroi sono morti e risorti almeno una volta con stratagemmi che vanno dal vagamente incredibile al totalmente assurdo. E un personaggio ha migliaia di sfaccettature: in una story è carino e coccoloso in quella dopo è uno spietato assassino psicopatico. Wolverine noi lo conosciamo come un X-Men villoso e innamorato perso di Jane Gray, ma in un mondo parallelo limona Hercules (questa non è una mia invenzione, è stata pubblicata una storia in cui i due supereroi sono amanti: https://www.huffpost.com/entry/wolverine-hercules-gay-kiss-alternate-universe-photo-_n_2760191). Quindi capita che gli eroi affrontino un sacco di imprese, collocate variamente nel tempo (secondo alcuni Tizio ha combattuto contro Caio prima di aver mangiato la bistecca, secondo altri dopo aver finito il dolce e secondo altri ancora quel giorno Tizio aveva acidità di stomaco e non aveva neanche mangiato). Il tutto per dire che la mitologia è molto complessa, e dello stesso mito spesso esistono due o tre versioni, se non di più. Riassumerle è difficile. Eroi è bello, forse un pochino meno di Mythos; l’autore è colto e lo si legge in ogni riga, soprattutto nelle note.

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