Il catalogo delle donne valorose di Serena Dandini

Serena Dandini decide di raccontare le vite di trentaquattro donne, intraprendenti, controcorrente, spesso perseguitate, a volte incomprese ma forti e generose, sempre pronte a lottare per raggiungere traguardi che sembravano inarrivabili, se non addirittura impensabili. Così, una accanto all’altra, introdotte dai meravigliosi collages di Andrea Pistacchi, scorrono le vite di Ilaria Alpi, la giornalista uccisa mentre indagava su scomode verità, Kathrine Switzer, la prima donna a correre la maratona di Boston, Ipazia, che nel IV secolo, contro i divieti ecclesiastici, osò scrutare il cielo per rivelare il movimento dei pianeti, Olympe de Gouges, autrice nel 1791 della rivoluzionaria Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina , fino a Betty Boop che, pur essendo solo una donnina di carta, ha dovuto comunque subire una censura per via della propria esuberanza. In attesa di un riconoscimento ufficiale con tanto di busti marmorei e lapidi a eterna memoria, l’autrice ha affiancato alle protagoniste del suo libro altrettante rose che lungimiranti vivaisti hanno creato per queste donne valorose. “Questo catalogo non ha la pretesa enciclopedica di fare giustizia dell’amnesia collettiva che ha privato la storia di una parte essenziale del suo albero genealogico, ma vuol solo farvi ‘assaggiare’ quell’epopea sommersa. Se il mondo dei ‘padri’ illustri ha fatto cilecca in molti campi, per fortuna abbiamo ancora un terreno inesplorato di ‘madri’ eccellenti e autorevoli a cui rivolgerci con un nuovo entusiasmo – cattive maestre comprese, che non guastano mai in una corretta educazione.” Una delle scrittrici più importanti e amate d’Italia scrive un libro appassionante e necessario, restituendo ai lettori le vite di donne formidabili, per alimentarne la memoria e perché possano essere di esempio per le nuove generazioni.

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Questo saggio mi è piaciuto un sacco, per diverse ragioni: l’idea originale di abbinare ad ogni donna un fiore, anzi una rosa; le donne scelte e, last but not least, la scrittura della Dandini. Mi ha ricordato tantissimo Morgana di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri. Sarei curiosa se l’idea per il podcast sia nato proprio da questo volume. Non solo le somiglianze sono lampanti, ma lo stile stesso dell’autrice mi è sembrato simile a quello del podcast (di cui parlo e straparlo). Bello, bellissimo. Sulla parte grafica non sono certa che i collages che introducono ogni protagonista mi convincano, ma questo è gusto personale; il loro scopo, cioè mostrare le protagoniste e la varietà di rose che le sono associate, lo raggiungono alla grande. Insieme ad una scrittura spigliata e veloce, questo è uno di quei Cataloghi che meritano di essere letti!

Quindi, accanto a donne celebri come Ipazia o Nelly Bly, si trovano una carrellata di personalità femminili poco note (o completamente sconosciute per me). Tra le molte donne che non conoscevo, e che meritano una menzione speciale, ci sono Alice Guy, prima filmmaker della storia del cinema; Consuelo de-Saint-Exupery, moglie di Antoine, il creatore del Piccolo Principe: una donna che merita di essere ricordata non solo in quanto compagna dello scrittore, ma per esserne stata la prima curatrice.

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E ancora, Phoolan Devi, una sorta di Robing Hood indiana, con una vita che supera quella di qualsiasi film: nata poverissima e data, da bambina, in matrimonio, fugge dal marito violento e si unisce ad un gruppo di banditi; da questo momento diventerà nota come Bandit Queen. Dopo aver perso l’uomo che amava in una sparatoria, viene rapita e stuprata per settimane. Fugge e si unisce a quello che rimane della sua banda, compiendo moltissime rapine e tornando nel villaggio dove era stata stuprata: qui la banda uccide più di 20 persone, in un atto di vendetta. Diventerà una delle ricercate più famose del paese, arrendendosi alla polizia solo dopo due anni di latitanza. Scarcerata dopo una decina d’anni, viene eletta in Parlamento. Verrà uccisa in un agguato nel 2001. La sua figura genera ancora controversie in India, dove viene venerata quasi come una santa da alcune fasce della popolazione (per correttezza devo specificare che la parte di Robin Hood, cioè rubare ai ricchi per distruibuire ai poveri, non è mai stata confermata).

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O ancora Kathrine Virginia Switzer, prima donna a correre la maratona di New York nel 1967: al tempo le donne non erano ammesse, e lei riesce a partecipare perché sul foglio di adesione aveva inserito solo le iniziali del suo nome; durante la gara lo stesso direttore della maratona cercherà di fermarla in una foto che divenne un simbolo. Una donna che ha sconquassato e cambiato i tempi non deve essere per forza una persona in carne ed ossa: è il caso di Betty Boop, iconico disegno degli anni ’30 che rivoluziona la figura femminile, in un mondo che la vuole casta e casalinga.

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