Heimat di Nora Krug

Editore: Einaudi

Anno di pubblicazione: 2019

Pagine: 288

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Una giovane donna alla ricerca delle proprie radici che affondano nel periodo e nel luogo piú complessi del Novecento: la Germania hitleriana. Nora Krug setaccia archivi, colleziona foto, scova cimeli, rievoca memorie per ricostruire le vicende della sua famiglia e comprendere che ruolo essa abbia avuto durante il Nazismo. Il risultato, poetico e commovente, è una graphic novel di rara potenza immaginifica che si interroga su un senso di colpa collettivo che non accenna a disperdersi.

Cosa significa heimat? Cos’è quella sensazione di appartenenza ad un territorio, un popolo, un insieme di usi e costumi che ci definisce ineluttabilmente? Partendo dallo struggente senso di appartenenza al proprio territorio, la Germania, l’autrice ricostruisce la storia della sua famiglia per scoprire se, durante il nazismo, i suoi fossero stati dalla parte “dei buoni”, di quei pochi che alzarono la testa contro l’avanzata di Hitler, o se furono una parte della macchina omicida. E, soprattutto, capire quanto il passato abbia trasformato la famiglia, abbia reciso legami o creato solidi ponti tra estranei.

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Non è il primo volume che leggo sulla difficoltà di accettare il proprio ingombrante passato, e per la Germania questo è un tema che si riscontra spesso: nipoti o bisnipoti che provano ad indagare il passato dei nonni o degli antenati, per sapere la posizione tenuta durante il nazismo, per esserne orgogliosi o per prenderne le distanze. È un fenomeno puramente tedesco perché in Italia questo tipo di pensiero e di autoanalisi non ha mai preso piede, altrimenti non si spiegherebbero le proposte di intitolare vie a generali fascisti accusati di crimini contro l’umanità (Almirante è uno dei più quotati).

Il…romanzo? graphic novel? autobiografia?…insomma l’opera della Krug riesce a ricostruire l’intricato passato della famiglia, unendo anche il profondo disagio che la avvolge quando si parla di temi sensibili come la persecuzione ebraica: proprio sopra all’ufficio del nonno esisteva una sinagoga, che fu distrutta e bruciata dai nazisti: quanto seppe il nonno? E quanto fu responsabile? O ancora, quello zio morto combattendo tra le file dell’esercito tedesco quanto fu acceso sostenitore del nazismo e quanto una semplice pedina? Sono domande che Nora Krug si pone e a cui cerca di rispondere, in maniera sincera e, talvolta, dolorosa. Il tentativo di scoprire tutto sullo zio, quello zio morto giovanissimo sul campo di battaglia, si trasforma in un’analisi della propria vita, e sull’incapacità di scoprire davvero tutto.

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Lo stile misto, non del tutto in forma scritta, ma neanche completamente fumetto, permette all’autrice di spaziare, di presentare foto e documenti del passato della famiglia: così noi conosciamo il vero volto dello zio Frank-Karl, ma anche i suoi quaderni di scuola e le sue lettere dal fronte; allo stesso modo sappiamo dove lavorava il nonno e dove viveva la nonna; di altri avvenimenti, quelli ricostruiti dall’autrice, ci sono dei fumetti a ricostruire le dinamiche. E funziona.

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Lascio il sito dell’autrice (dove si possono vedere le copertine del volume tedesche e statunitensi – quella italiana è uguale a quella tedesca, e secondo me decisamente più bella rispetto alla versione americana): https://nora-krug.com/; e un articolo apparso sul Guardian sul libro: https://www.theguardian.com/books/2018/oct/03/nora-krug-germany-nazi-past-heimat-memoir-author-illustrator.

 

4 Comments

  1. Ciao! Mi sono imbattuta nel tuo blog e sono rimasta molto colpita dal fatto che…ho fatto molte delle tue stesse letture!! Oltre a Heimat (che però non ho ancora recensito nel blog), anche Un padre a ore di Anne Fine e Sei di Corvi…e sono solo quelli che ho individuato in due minuti!

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