La moglie tra di noi e il thriller “rosa”

Autrici: Sarah Pekkanen e Greer Hendricks
Editore: Piemme
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 396

Non so da quanto, ma è evidente che sia nato un nuovo sottogenere letterario che sta andando a ruba: parlo del thriller “rosa”, cioè di quei romanzi thriller scritti da una donna e pensati per un pubblico prettamente femminile, con protagoniste donne. Ma non donne qualsiasi, si badi bene: tendenzialmente donne giovani, tra i 25 e i 35 anni. Di solito donne travagliate, con un passato burrascoso e, a volte, un matrimonio alle spalle.

Divorziate, ma giovani.

Ancora splendide, ma con un’ombra su di loro che ne oscura la joie de vivre. E con queste poche linee di descrizione potrei accomunare una sorprendente quantità di romanzi pubblicati negli ultimi dieci anni. Punto di boa è stata La ragazza del treno: non so se il genere del thriller rosa esistesse già prima, con L’amore bugiardo, ma decisamente è stato il romanzo della Hawkins a dare il via ad un tripudio di libri, libroni e libricini che vedono come protagonista una donna insicura, una narratrice inaffidabile, che però ha sempre ragione (a parte L’amore bugiardo). Cioè i suoi vaneggiamenti, che nel libro paiono da vera svitata, finiscono sempre per darle ragione: non è lei che è impazzita, bensì il compagno/marito/amante/uomo cattivo di turno. Ebbene sì, come negli Harmony i due innamorati si incontrano alla prima pagina ma possono coronare il loro amore solo all’ultima, anche il thriller rosa ha dei capisaldi ferrei:

  1. La protagonista SEMBRA fulminata e da ricovero, ma in realtà ha sempre avuto ragione, anche quando disegnava dischi a testa in giù con il piede sinistro, perché stava risolvendo un’equazione matematica finora sconosciuta che avrebbe incastrato il colpevole;
  2. la protagonista per quanto bistratta e, a volte, alcolizzata o dipendente da farmaci, non ha MAI un problema serio con l’alcool o con le medicine, tale da dover essere risolto con una cura per la dipendenza: basta risolvere il mistero del libro. Et voilà, è scomparso anche il problema del bere/prendere troppe pillole. Magia;
  3. La protagonista, nonostante sia intelligentissima e bellissima, non ha mai nessuno che le crede. Anche perché le sue prove generalmente consistono in sensazioni del tipo “mi ricordo come mi ha guardato, sembrava volesse cucinare il pollo allo spiedo”: anche se la persona in questione è notoriamente vegana convinta, anzi recentemente si è convertita al respirarianesimo e sgrida chiunque ammazzi una zanzara. Non importa, entro fine libro emergeranno prove schiaccianti che la ritraggono mentre morde un pollo vivo, inneggiando odi ai macellai di tutto il mondo;
  4. Il cattivo è sempre un uomo. Può essere aiutato da una donna, può essere stato svezzato da una serial killer psicopatica, ma il cattivo è maschio. Non ci sono storie che tengano. Meglio ancora se il maschio in questione è legato alla protagonista da una relazione passata (ex marito, ex fidanzato, ex compagno di giochi al campo scuola estivo del 1993, ex idraulico divenuto chef stellato…). Vale tutto, purché sia UOMO. C’è un sottile e sviscerante maschilismo che permea, involontariamente, tutti questi romanzi perché, sebbene l’uomo sia il cattivo, spesso violento, viene accusata anche la nuova moglie/amante/compagna di essere stronza/ottusa/scema. Tendenzialmente si parla di uomini e donne sposati (Harmony docet). E comunque, anche se l’ex marito/marito/ex fidanzato/fidanzato cattivo di turno è un instabile manipolatore, è anche bellissimo/intelligentissimo/perfettissimo. Da lontano è l’uomo ideale. Che ci può anche stare. Ma la protagonista spesso parla con affetto di questo uomo. Anche solo perché una volta, mentre veniva inseguita da uno sciame di calabroni incazzati ed era ricoperta di miele, l’uomo in questione non le ha fatto lo sgambetto. E allora lei si aggrappa al ricordo di quanto lui sia buono e l’abbia amata tantissimo;
  5. Il bene trionfa, sempre. A parte la sopracitata eccezione de L’amore bugiardo, non può esistere che la protagonista muoia o si ferisca in maniera irreparabile. Che non riesca a guarire. Fino al capitolo prima era agorafobica e mangiava solo rane fritte a colazione, altrimenti sbroccava male? Ecco, arrivata a fine storia la nostra protagonista organizza pic-nic nel mezzo del nulla, e le rane le tocca solo per accarezzarle. Durante il romanzo si è insistito sulla totale dipendenza dall’alcool che la protagonista sviluppa nel corso di svariati anni? Tempo due secondi dalla risoluzione del caso e lei non tocca più una goccia di alcool, anzi, dice che il vino non le è mai piaciuto (vino, non liquori di bassa lega, perché la nostra protagonista ha sempre una certa classe). La protagonista è da dieci anni abbondanti che abusa di psicofarmaci, scambiandoli per caramelline? Appena scoperto il mistero non entrerà mai più in farmacia per il resto della sua vita, diventando una promoter della fitoterapia;
  6. La protagonista nasconde al lettore il proprio passato, spesso segnato da eventi traumatici come aborti, lutti, violenze e incidenti di ogni tipo. La sua vita era triste e deragliata finché non ha incontrato The Man, che finisce per procurarle più danni che altro. Voglio essere chiara, non sempre l’uomo colpevole è un amante o ex marito, può essere anche un vicino visto due volte taaaanto carino e gentile (che ovviamente si rivela essere una reincarnazione di Charles Manson) o il fratello tanto amato su cui si può sempre contare (ovviamente affetto da qualche turba psichica).

Esplicati questi punti inossidabili, si capisce bene come questo genere di thriller possa riservare poche sorprese al lettore un pochino più sgamato. Perché le regole sono quelle, non è che si può fare molto. Sarebbe come aspettarsi un Harmony che si conclude con un divorzio.

Tutto questo pappardello per spiegare che La moglie tra di noi è un romanzo che rientra perfettamente in questo genere. La protagonista, Vanessa, è una donna di circa 35 anni, che sta vivendo una crisi dopo la fine del suo matrimonio con Richard, apparentemente l’uomo ideale.

Il romanzo, diviso in tre parti, ci mostra la vita di Vanessa, dall’incontro con Richard fino alla fine della sua relazione (anche se in realtà si trascina ancora più indietro nel tempo, a quando Vanessa è ancora al college e dove, ovviamente, ha subito il primo trauma che l’ha segnata). Nella prima parte seguiamo Nellie che si appresta a sposare Richard e i primi momenti del matrimonio, con una cerimonia intima e sfarzosa in Florida e una casa fuori città immensa e molto lussuosa, ma anche l’allontanamento dai propri amici e dal proprio lavoro. Ad inframezzare il racconto di Nellie interviene Vanessa, che ci mostra la sua vita deragliata e i suoi maldestri tentativi di fermare il matrimonio di Richard con la nuova, giovane, moglie.

A pagina 100 avevo capito quello che credevo sarebbe stato il Big Mistery del thriller, e già stavo autocompiacendomi per la mia genialità. Purtroppo l’autocelebrazione è durata poco, perché è alla fine della prima parte che viene svelato il mistero che avevo scoperto io. È una rivelazione scioccante? Boh, non so, come ho detto io l’ho scoperta una cinquantina di pagine prima, e non è che sono proprio Hercule Poirot. Però va bene, la prima parte è quella più riuscita. Perché di fatto nelle pagine seguenti il mistero cessa di esistere, praticamente ci viene detto cosa sia successo, e nel mentre ci vengono buttati lì un paio di rivelazioni in più che però: a) non servono e b) too much.

La storia del passato di Vanessa, che ripercorre gli anni del college, è insieme assurda e fastidiosa. Non voglio fare spoiler, basta dire che le protagoniste si fanno pipponi mentali assurdi per cose francamente al di fuori della loro portata.

Il thriller è veloce e scorrevole? Certo, si legge in un paio di giorni.

È originale? No. Ad un certo punto è uguale a La ragazza del treno, ma credo che potrei citarne tanti altri molto molto similari. Ho quindi stilato un personalissimo elenco dei “thriller rosa” letti negli ultimi anni (ce ne sono pochi perché non è un genere che mi faccia impazzire):

Ma ce ne sono molti altri…addirittura ci sono autori che devono il loro successo esclusivamente a questi thriller.

 

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