Decapitate. Tre donne nell’Italia del Rinascimento di Élisabeth Crouzet-Pavan e Jean-Claude Maire Vigueur

Editore: Einaudi
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 348 (di cui una settantina di bibliografia)

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Tra il 1391 e il 1425 tre donne sono decapitate per ordine dei loro mariti. Spose di tre fra i piú importanti signori dell’Italia del Rinascimento – di Mantova, Milano, Ferrara – Agnese Visconti, Beatrice di Tenda e Parisina Malatesta sono condannate a morte per adulterio. Eppure nessuna donna infedele subiva allora un tale castigo; inoltre, altra stranezza, invece di dissimulare tale condanna alla pena capitale, i tre signori la resero, al contrario, pubblica. Si tratta di un enigma storico che Élisabeth Crouzet-Pavan e Jean-Claude Maire Vigueur intendono svelare. Certamente queste tre donne hanno tradito i loro mariti, ma sono soprattutto colpevoli di aver tentato di prendere parte alle grandi innovazioni culturali e politiche del loro tempo. Sono punite per aver voluto trasgredire lo statuto tradizionalmente scialbo di «sposa del signore». Condannandole a morte, i loro mariti riaffermano simbolicamente il loro potere di principi. Lo scopo del libro è non tanto ricostruire la loro vita – esercizio in ogni caso quasi impossibile – quanto cercare di comprendere ciò che poté legittimare, nella storia di queste coppie signorili, un simile evento: tre morti per decapitazione.

È un saggio inaspettato, nel senso che la decapitazione delle tre donne è una sorta di pretesto, o meglio di trampolino di lancio, per parlare più in generale della situazione della donna nel Basso medioevo, concentrandosi sul 1400 (a grandi linee). Inaspettato perché di fatto sulle donne che furono decapitate, Agnese Visconti, Beatrice di Tenda e Parisina Malatesta, sappiamo relativamente poco (perché le fonti sono scarse). Gli stessi motivi della loro morte sono per presentati come dei pretesti per eliminare donne (o alleanze familiari) ormai scomode o inutili. Gli autori quindi scelgono di cercare di mostrare la vita rinascimentale delle donne, attraverso quel poco che si sa di queste ragazze (la più “anziana”, Beatrice, muore quando ha circa 46 anni, Agnese ne ha 28, Parisina 21).

In breve queste tre donne furono vittime di macchinazioni politiche che le resero dei bersagli scomodi e ingombranti, da far sparire per permettere ai loro mariti di forgiare nuove alleanze (alleanze basate sul vincolo matrimoniale).

Agnese Visconti era figlia del signore di Milano, Bernabò Visconti, data in sposa (con una ricchissima dote che comprendeva denaro e terreni) al signore di Mantova, Ludovico II Gonzaga. Ma siamo in Italia nel pieno delle lotte di potere tra le varie signorie e le alleanze cambiano rapidamente. A Milano il nipote di Bernabò, Gian Galeazzo, fa rinchiudere lo zio e ne usurpa il potere. Agnese mantiene stretti contatti con i fedelissimi di Bernabò, creando tensioni nell’alleanza tra Mantova e il nuovo signore di Milano. Guarda tu il caso, viene accusata di adulterio proprio in questo periodo e viene uccisa rapidamente. Due anni dopo il vedovo si risposa con una Malatesta di Rimini, in chiave di un’alleanza anti-viscontea.

Beatrice di Tenda, in realtà Beatrice Cane, non ha nobili natali. È figlia del condottiero Ruggero Cane e sposa il cugino Facino Cane. Cane, anche egli un condottiero, aveva ammassato nelle sue mani vastissimi territori della pianura padana, tra Piemonte e Lombardia. Alla sua morte, secondo la volontà del suo testamento, tutti i suoi possedimenti passano alla moglie Beatrice, a condizione che sposi Filippo Maria Visconti, signore di Milano. Beatrice in quel momento ha 20 anni più del marito, e porta immensi territori ai Visconti, che rimangono sotto la sua diretta gestione. Appena sei anni dopo il matrimonio, nel 1418, Beatrice viene accusata di adulterio con un domestico e provvidentemente eliminata. Filippo Maria si sposerà qualche anno dopo con una Savoia, mantenendo un’amante che gli darà due figli (una dei figli diventerà la madre di Ludovico il Moro).

Parisina Malatesta è figlia del signore di Cesena; appena quattordicenne viene data in sposa al signore di Ferrara, Niccolò III d’Este. Parisina venne accusata di avere una relazione con il figlio del marito, Ugo D’Este, nato dall’amante di Niccolò. Ugo è coetaneo di Parisina (il marito aveva una ventina d’anni in più). Entrambi i giovani muoiono (male) nel 1425, poco più che ventenni.

Io ora ho fatto il riassunto del riassunto del riassunto delle vicende, ma si vede già che alcuni nomi ritornano e che le alleanze sono instabili e cambiano nel volgere di pochi anni. Quindi tutte queste persone sono imparentate tra loro: zie acquisite e cugini di settimo grado sono la norma. Altro che Beautiful.

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Le prime pagine sono uno scoglio un po’ ostico, soprattutto perché vengono introdotte le tre donne, le loro famiglie, le famiglie dello sposo, la situazione politica italiana del tempo. Una carrellata che, almeno a me, ha frenato particolarmente l’entusiasmo (ma, di nuovo, è colpa dell’intricatissima politica del periodo).

Si recupera più velocemente nei capitoli successivi, tesi a descrivere l’infanzia, l’adolescenza e la vita da mogli non tanto delle tre protagoniste ma più in generale delle donne dell’aristocrazia dell’epoca. Quando si parla di istruzione ed educazione per esempio, si cita la dote, anche di libri, che le tre donne avevano portato al matrimonio; ma anche, laddove si hanno informazioni più precise, che tipi di libri si facevano fabbricare e di che materiale (lo stesso dicasi anche per le stoffe e gli indumenti). Si prende come esempio il caso delle tre protagoniste, ma solo per fare un discorso più generale sul livello di istruzione medio di una bambina dell’aristocrazia italiana a inizio XV secolo, o sul ruolo di una moglie nell’economia domestica e nella gestione delle finanze o degli affari di palazzo.

Io lo consiglio; ovviamente bisogna essere dei forti appassionati di storia per poterlo apprezzare, altrimenti la specificità e l’abbondanza di dettagli potrebbe risultare indigesta a qualcuno che cerca una lettura più “di svago”.

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