La trilogia della prima legge di Joe Abercrombie

Editore: Mondadori
Anno pubblicazione (volume unico): 2019
Pagine: 1152

La prima legge. La trilogia

Di questo autore qualche anno fa avevo già letto un’altra trilogia, quella del Mare Infranto, che era pensata per un pubblico più giovane ma che comunque era molto valida (io la consiglio caldamente) e anche un altro paio di romanzi stand-alone ambientati nello stesso mondo della Prima legge, con alcuni personaggi che compaiono in questa trilogia (motivo per cui vi consiglio di leggere gli altri romanzi “isolati” dopo questo, perché viene rivelato il destino di alcuni di loro).

Joe Abercrombie ha un punto di forza direi vincente, cioè le battaglie. Dato che i suoi romanzi, e in particolare questa trilogia, ruotano attorno a un mondo in crisi, pieno di guerriglie e lotte all’ultimo sangue, direi che la sua abilità nel descrivere le battaglie è fondamentale.

Di fatto la trama della trilogia è relativamente semplice: in un mondo devastato da guerre su più fronti si intrecciano le vicende di tre protagonisti: Jezal, Logen e Glokta.

Jezal è un ricco cavaliere, bello e presuntuoso, interessato solo all’apparenza e al lusso; Logen, detto Novedita il Sanguinario, è uno spietato guerriero del Nord, a capo di una banda di ex mercenari; Glotka è un ex soldato, ormai storpio, membro dell’Inquisizione dell’Unione.

Attorno a questi protagonisti ruotano un nugolo di personaggi secondari che ne limitano o ampliano le azioni.

Il primo romanzo, Il richiamo delle spade, introduce i tre uomini e il loro ambiente, insieme al mondo in cui vivono. Le prime pagine possono risultare un poco confusionarie perché Abercrombie ci butta nel mezzo dell’azione, senza spiegare nulla e senza contestualizzare il panorama dentro al quale i personaggi si muovono. Dopo la confusione iniziale però emerge con chiarezza un mondo ben definito, chiaro, delineato con precisione. Esistono tre grandi potenze, ora in lotta fra loro: il Nord, normalmente separato in mille villaggi e piccole divisioni, è per la prima volta riunito in un unico fronte guidato da Bethold. In questi ambienti si muovono Logen e il suo gruppo di uomini, detti Nominati, perché ognuno ha meritato un Nome di battaglia per le proprie imprese (Logen detto Novedita il Sanguinario, il Mastino, Tretronchi, il Cupo…). Logen riesce anche a parlare con gli Spettri, ed è noto per la sua violenza gratuita. Il Nord viene descritto come essenzialmente povero, diviso da piccole lotte intestine, e brutale.

Al centro c’è l’Unione, un regno secolare sotto l’egida di un sovrano morente con un discendente debole e inadeguato. Nella capitale Adua vive il capitano Jezal dan Luthar, fatuo cavaliere con pochi principi, che si sta allenando per vincere la Contesa, un duello di scherma che si tiene ogni anno. È egoista e senza qualità, interessato a donne e gioco d’azzardo, ma ha un’alta opinione di sé e nessuna esperienza militare.

Sempre qui vive Sand Dan Glotka, membro dell’Inquisizione e torturatore. Un tempo Glotka era un soldato dell’Unione, temuto e rispettato, ma durante una battaglia particolarmente cruenta venne fatto prigioniero e torturato. Riuscì a scappare ma rimase storpio, senza metà denti e completamente devastato. È il braccio dell’Arcilettore Sult, capo dell’Inquisizione.

In un modo o nell’altro questi personaggi si trovano coinvolti nelle guerre che infuriano violente in ogni angolo, costretti a combattere per sopravvivere tra intrighi, tradimenti e violenze. Infatti a Nord Bethold vuole invadere l’Angland, un territorio dell’Unione; a Sud il regno è minacciato dall’Impero.

Davvero, la trama è basic, ma il grande pregio è quello di presentare un mondo fantasy medievaleggiante con alcuni richiami alla magia in maniera decisamente sorprendente. La magia è un elemento che cresce e aumenta esponenzialmente man mano che si procede con la saga: nel primo libro è quasi assente, un elemento decisamente secondario nel testo; nel secondo, soprattutto sul finale, diventa più importante fino a conquistare un primato fondamentale nel terzo libro e nella conclusione della storia.

I personaggi e le loro motivazioni sono valide, così come la loro evoluzione (o meglio con il prosieguo della storia). Non ci sono scatti di eroismo, ogni uomo (o donna) segue esclusivamente il proprio rendiconto e il proprio interesse personale, spesso restando incastrato nelle maglie di poteri più forti di lui, come pedine su una scacchiera che non conoscono. Le loro azioni sono dettate da egoismo, e questo li rende dei personaggi realistici. Non ci sono vette di eroismo, di intrepidi salvataggi o gesta mirabolanti. Tutti cercano di sopravvivere, mettendo in risalto le pochezze di ognuno, i difetti e il brutale disinteresse per il prossimo.

Il secondo volume, Non prima che siano impiccati, è il più ottimista e positivo della trilogia: questo è l’unico romanzo in cui si respira, per buona parte, una certa dose di speranza, un barlume di ottimismo alla fine del tunnel. Barlume che viene provvidentemente schiacciato sul finale. In questo romanzo diventa centrale la figura del Primo Mago Bayez. I Magi sono un’antica casta plurisecolare, dotata di enormi poteri, in lotta tra loro. La loro esistenza è quasi mitologica, ma le loro azioni hanno plasmato il mondo della Prima legge. Si sono dati solo due regole: la prima è quella di non avere contatti con l’Aldilà, la seconda quella di non mangiare carne umana. Ben presto è chiaro che entrambe queste leggi non vengono rispettate. I Magi infatti sono un po’ come gli dei dell’Olimpo: egoisti, invidiosi, pronti a reclamare per sé i propri poteri, intestarditi a primeggiare e far soccombere i nemici.

Bayez insieme al suo aiutante Quai, Novedita, Jezal e Ferro Maljinn (una spietata guerriera assetata di vendetta), affrontano un pericoloso viaggio verso i confini del mondo in cerca di una misteriosa roccia demoniaca chiamata Seme. Glotka invece viene spedito nella città di Dagoska, sotto attacco dall’impero Gurkish e prossima alla capitolazione.

Come detto questo è l’unico libro dei tre in cui si respira un’aria di speranza, l’idea che qualcosa possa migliorare, che i buoni o i redenti possano sopravvivere e sconfiggere le avversità. Si creano dei legami tra i personaggi, sembra di intravedere dei miglioramenti, dei momenti di fratellanza. È una speranza illusoria, che si infrange sul finale.

Il terzo volume, L’ultima ragione dei re, è cupo e drammatico. Ogni passo è segnato da perdite e conflitti; anche quelle che appaiono vittorie diventano ben presto delle trappole o delle vincite aleatorie, che rodono la resistenza dei personaggi. Sia Novedita che Jezal ottengono importanti riconoscimenti, da cui non ottengono la pace e la gloria che desideravano ma solo ulteriori disgrazie e una vita grama; l’unico che riesce a barcamenarsi in un mondo che evolve rapidamente e in cui le alleanze tra potenti sono fondamentali è Glotka, che ne esce come l’indiscusso vincitore. La sua bassezza, il suo non fidarsi di nessuno, la sua diffidenza e la perdita di ogni cosa lo hanno reso un candidato ideale per emergere tra gli intrighi politici del mondo in cui si muove.

Il mondo de La prima legge. Fonte: https://i.pinimg.com/originals/4a/20/10/4a2010b7a1e24043ff98ee5b936bfe6d.jpg

Ho cercato di evitare qualsiasi spoiler, anche perché Abercrombie ritorna nel mondo della Prima legge con altri tre romanzi che si collocano temporalmente dopo i fatti raccontati nella trilogia e che vedono alcuni personaggi secondari ricomparire (sotto ho inserito i titoli).

Posso capire che non sia una trilogia adatta a tutti, perché è molto cruda e violenta (e secondo me dipinge la violenza in maniera corretta, non come il Trono di spade, in cui, per mostrare la spietatezza, si accavallavano una marea di stupri e basta). È una violenza che non è mai gratuita, ma atta a mostrare il clima di “uccidi o sarai ucciso” che regna nella Prima legge. Si spinge oltre Abercrombie, mostrando come solo i più viscidi, i traditori, gli infami e coloro che sono pronti ad ammazzare l’amico più caro prevalgono. Per tutti gli altri non c’è che l’oblio o la morte. Non c’è spazio per i sentimentalismi, né per la redenzione.

Anche il finale è amaro, come tutto il libro. Non penso sia un mega spoiler, basta leggere il primo romanzo per rendersi conto che il volume non è alla ricerca di un lieto fine, né di una conclusione rassicurante. Però è realista. Realista come quando si nota che tutto quello che accade è dettato da giochi politici in cui il merito e la bravura del singolo non valgono nulla (anzi, proprio coloro che cercano di migliorare il proprio status o fare la cosa giusta finiscono male).

L’unico aspetto che potrei criticare è il ruolo delle donne, assolutamente secondario nel volume. Ci sono solo due personaggi femminili di rilievo: Ardee West, sorella del capitano Collem West e interesse amoroso di Jezal, e Ferro Maljinn, guerriera piuttosto stereotipata: una donna di colore che proviene da un mondo povero e che è stata una schiava, ora divenuta una spietata assassina che però, rispetto ad altri, ha poca evoluzione e troppo poco spazio.

Comunque è un romanzo super consigliato. Un piccolo dettaglio interessante: i titoli dei libri. I titoli infatti sono tutti tratti da citazioni. Il primo, tradotto in italiano con Il richiamo delle spade, in originale è The Blade itself, tratto dall’Odissea “The blade itself incites to deeds of violence” (libro XIX, siamo all’inizio, in italiano è stato tradotto in modi diversi).

Il secondo, Prima che siano impiccati, deriva da una citazione del poeta tedesco Heinrich Heine: “We should forgive our enemies, but not before they are hanged.”

Il terzo, L’ultima ragione dei re, è un motto che Luigi XIV fece iscrivere sui cannoni dell’esercito (“Ultima ratio regum”).

Secondo me solo queste frasi e la loro scelta anticipano il cuore del romanzo e dell’idea che ne sta alla base.

In Italia la trilogia era stata pubblicata dalla casa editrice Gargoyle che poi aveva chiuso i battenti (anche se aveva un catalogo eccezionale). Adesso la Mondadori ha riproposto l’intera trilogia in un unico volume di più di 2000 pagine (e che io consiglio assolutamente perché alcuni personaggi che compaiono all’inizio del primo libro li ritroviamo alla fine del terzo, quindi meglio leggere tutta la saga in un unico periodo – io sono riuscita a finirlo in meno di una settimana).

Ecco i seguiti della trilogia:

  • Il sapore della vendetta
  • The heroes
  • Red Country
  • Tredici Lame. Racconti dal Mondo della Prima Legge

Proprio nei mesi scorsi è uscito un altro libro di Abercrombie, Un piccolo odio, primo volume della trilogia de L’età della Follia che è un seguito della Prima Legge. Consiglio ancora la trilogia del Mare Infranto dove Abercrombie ritorna su alcune tematiche a lui care, come il raggiungimento del potere e l’ebrezza che ne deriva.

Ah, lascio il sito dell’autore: https://joeabercrombie.com/

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