Caraval di Stephanie Graber

Editore: Rizzoli

Anno di pubblicazione: 2017

Pagine: 496

Copertina di: Caraval

Il mondo, per Rossella Dragna, ha sempre avuto i confini della minuscola isola dove vive insieme alla sorella Tella e al potente, crudele padre. Se ha sopportato questi anni di forzato esilio è stato grazie al sogno di partecipare a Caraval, uno spettacolo itinerante misterioso quanto leggendario in cui il pubblico partecipa attivamente; purtroppo, l’imminente, combinato matrimonio a cui il padre la sta costringendo significa la rinuncia anche a quella possibilità di fuga. E invece Rossella riceve il tanto desiderato invito, e con l’aiuto di un misterioso marinaio, insieme a Tella fugge dall’isola e dal suo destino… Appena arrivate a Caraval, però, Tella viene rapita da Legend, il direttore dello spettacolo che nessuno ha mai incontrato: Rossella scopre in fretta che l’edizione di Caraval che sta per iniziare ruota intorno alla sorella, e che ritrovarla è lo scopo ultimo del gioco, non solo suo, ma di tutti i fortunati partecipanti. Ciò che accade in Caraval sono solo trucchi ed illusioni, questo ha sempre sentito dire Rossella. Eppure, sogno e veglia iniziano a confondersi e negare la magia diventa impossibile. Ma che sia realtà o finzione poco conta: Rossella ha cinque notti per ritrovare Tella, e intanto deve evitare di innescare un pericoloso effetto domino che la porterebbe a perdere Tella per sempre…

Giove dammi la forza. Ci saranno spoiler.

Allora riassuntone: Sella & Tella sono due sorelle gggiovani che vivono in un mondo…boh. Non ci è dato saperlo. Quello che sappiamo è che Sella (simpaticissimo diminutivo di Rossella) tra una settimana si sposa con un uomo che non ha mai visto, e lo fa per sfuggire alle angherie a cui la sottopone il padre. Oltre a questo, Sella è ossessionata da un circo/giostra/spettacolo itinerante chiamato Caraval, che ogni anno si sposta e a cui si può accedere solo tramite invito (credo, questa parte non è chiara). Sella ha sempre voluto partecipare ma le sue lettere indirizzate al misterioso Legend, creatore di Caraval, sono rimaste senza risposta. Tutto cambia, ovviamente, la settimana prima delle sue nozze! Lei e Tella ricevono dei biglietti per partecipare al gioco, ma quando Sella arriva sull’isola scopre ben presto che quest’anno Caraval è incentrato su una caccia al tesoro…e il tesoro è sua sorella Tella.

Detta così la trama fa cagare? Vorrei poter dire che il romanzo in realtà è meglio, è altro. Ma no.

Allora parto con un problema di traduzione o scelta dell’editore. In originale le due sorelle protagoniste si chiamano Scarlett e Donatella. In italiano, per non so quale malsana ragione, si è pensato di tradurre Scarlett con Rossella. Suppongo per un richiamo a Via col vento, è l’unica spiegazione che mi viene in mente. Però, se Via col vento è datato, e al tempo era consuetudine frequente italianizzare i nomi stranieri, questo romanzo esce nel 2017 e il cambiamento di nome non si spiega (e poi questo è uno Young Adult, vorrei capire quante ragazze italiane sotto i vent’anni conoscano Via col vento). Per me non ha alcun senso. Anche perché poi si decide, come soprannome di Rossella, di usare Sella. Sella. Ma seriamente? Io credevo fosse così in originale, perché in inglese il nome Rossella è decisamente esotico e Sella magare può essere un nomignolo carino. In italiano io tutte le volte che leggevo Sella pensavo automaticamente ai cavalli. E poi vogliamo parlare dell’orrenda cacofonia che i nomi Rossella e Donatella provocano? Doveva essere una sorta di gioco di affinità, ma risulta estremamente spiacevole l’accostamento di questi due nomi. Donatella detta Tella e Rossella detta Sella. Tella & Sella.

Giove, altissimo signore dei fulmini, pensaci tu.

A volte nella recensione userò Scarlett al posto di Rossella, ma sempre della stessa persona stordita si tratta.

Oltre a questo c’è il simpaticissimo modo di fare del protagonista maschile, Julian, che storpia il nome Rossella in Rossana (e la diretta interessata lo trova divertente). Ora ditemi voi se uno vi chiamasse Angela invece di Angelica lo trovereste divertente? O non preferireste prenderlo a calci nel didietro? (in originale il simpaticone la chiama Crimson anziché Scarlett. Che simpa). E poi Rossana. Ragazzi, Rossana. Dai pensaci un po’ tu, che qui non se ne può più. [Se vi sfugge la citazione chiaramente non avete goduto degli anni d’oro di Bim Bum Bam su Italia 1].

Il libro è un disastro. È un compendio di cose buttate a caso senza senso, senza utilità e soprattutto senza logica. Ho passato ben oltre metà romanzo a barcamenarmi in cerca di una spiegazione o di una trama sensata, per trovare una logica alle cose che leggevo. Alcune di queste cose vengono semi-spiegate a fine libro, ma in generale io rimango basita dal fatto che questa roba sia stata pubblicata. Sembra una fan fiction fatta male che mischia 2-3 idee di altri, con risultati disastrosi.

World building inesistente, personaggi stereotipati al massimo, trama inutilmente complessa e senza senso.

Partiamo dal world building, decisamente la parte meno convincente di tutte, perché non esiste. Sappiamo che siamo in un mondo magico, ma non ci viene specificato praticamente nulla su tale mondo. Sappiamo il nome della città dove vivono le due sorelle, sappiamo che c’è forse un richiamo al mondo della storia moderna, boh tipo Cinquecento (ma anche qui è una mia supposizione perché non ci sono elementi sufficienti a stabilire alcunché). E bon. Poi arriviamo a Caraval, che dovrebbe essere questo spettacolo/circo/piccolo mondo magico e irreale che però è descritto poco e male. E quel poco che viene descritto sembra più un ammasso di paccottaglia che altro: vestiti “magici”, occhiali che mostrano il futuro…boh, sembra proprio una roba da truffatori, come i tizi che dicono di leggere il futuro nei tarocchi. Il livello, per come è presentata la storia, è quello. Già il richiamo a Il circo della notte non mi faceva impazzire, dato che non avevo amato il libro. Per di più qui non c’è neanche vera magia, anzi peggio ci sono elementi magici funzionali alla trama. Non è che la magia esiste di per sé e i personaggi vi si devono adattare; no, la magia esiste perché serve ai personaggi.

I personaggi. Mamma mia che piattume. Scarlett/Rossella è la nostra protagonista. Per non si sa bene quale ragione sta andando in sposa ad un uomo che non ha mai visto (anche qui, se non viene spiegato il world building questa pratica suona assurda). E lei è contenta perché il padre è violento e crudele con lei e la sorella.

Perché deve sposarsi? Boh.

Perché non ha mai visto il futuro marito? Boh.

Fatto sta che insieme alla sorella scopre che Caraval è su un’isola vicino alla loro casa e decidono di andare a vivere un’avventura. Noi cosa sia questo Caraval ancora non lo sappiamo, ma viene fuori ben presto che è una sorta di avventura che cambia ogni volta. Quest’anno è una sorta di caccia al tesoro dove partecipa un numero non definito di persone. Mega colpo di scena: il tesoro è la sorella di Rossella, Donatella!!! Rossella arriva sull’isola per giocare insieme alla sorella e viene fuori che la sorella è stata rapita: lo scopo dei giocatori è trovarla, attraverso una serie di indizi. Indizi che sono assurdi e impossibili da decifrare a chiunque tranne alla sorella: fatemi capire come una persona che non conosca la diretta interessata possa scoprire che a lei le carte coi castelli non piacciono, mentre adora le sirene. Ma che gioco è? Purtroppo dopo si scoprirà il perché di questi indizi farlocchi.

Ma è un fantasy? Boh, cioè ci sono dei vaghi accenni ma manca completamente la costruzione di un mondo dove esiste la magia. Perché a parte a caraval, in nessun altro posto ci viene detto che esiste la magia. Quindi a me caraval pare come gli spettacoli di magia: delle illusioni, dei trucchi, ma niente di vero, di reale. Non viene spiegato come opera questa magia, o il perché Legend e Caraval ne siano impregnati. Legend è un mago? Esistono i maghi? Esistono degli oggetti che attribuiscono la magia a colui che li possiede? Boh. Non viene detto. Ho capito che esistono i vestiti magici, ma a cosa servono? Chi li fa? Come li fa? In senso lato a me dei vestiti magici frega una mazza, ma voglio capire se, nel contesto descritto, questo particolare ha un’utilità, ha una spiegazione se non logica almeno coerente con quello che mi viene descritto. E non c’è spiegazione di questo. I vestiti sono magici perché fanno apparire Scarlett/Rossella più bella. Fine. Non hanno altro scopo.

Scarlett non è da sola, perché sembra totalmente incapace di fare qualsiasi cosa in maniera indipendente. Ad aiutarla c’è il baldo Julian, che si presenta a lei come un marinaio con cui la sorella si stava intrattenendo in cantina. Perfetto. Ora devo dirlo subito, Julian è l’interesse amoroso della protagonista. L’ammmmore scoppia nel giro neanche una settimana, considerando che il gioco dura 5 giorni. Ammmore super contrastato perché effettivamente nessuno dei due sa nulla sull’altro e non si fidano. E noi staremmo pure bene così, invece i due, e soprattutto Scarlett, si fanno enormi pippe mentali sull’amore e sul fatto che abbiano trovato l’amore, quello vero. Come sapete, è una regola ferrea e intransigente del genere YA che ci debba essere almeno una love story. È proprio una legge non scritta. Se un autore vuole scrivere YA deve metterci dentro una storia d’amore. Non può scappare, non ci sono vie di fuga. Purtroppo questi due personaggi, conoscendosi solo da qualche giorno, non è che hanno quel granché di tempo, e di modo, per sviluppare una relazione, o anche solo dei sentimenti credibili (perché tra l’altro Rossella sta cercando la sorella perduta che, per quanto ne sa lei, è in pericolo di vita). Capite che non ci sono proprio tanti elementi per favorire una storia d’amore.

Dura lex, sed lex dicevano i romani: e non si scappa dalle regole. La storia d’amore devi buttarcela dentro, a forza piuttosto, ma ci deve essere. Quindi è ben presto evidente che a Rossella di trovare Donatella gliene frega molto meno che di stare col suo nuovo bello.

Anche il legame tra queste due sorelle, che poteva essere uno spunto interessante, diventa qualcosa di banale, un mero pretesto, non ci sono dei veri sentimenti di affetto tra le due; Rossella non fa che lamentarsi di come lei sia quella responsabile e brava mentre la sorella una scapigliata. E che palle, mettiamoci un po’ di originalità. Il dubbio che mi attanaglia sempre è: ma l’autrice ha una sorella? Perché questo rapporto, che avrebbe dovuto essere centrale, è descritto male, stereotipato, non c’è sentimento, non c’è realismo, non c’è nulla tra le due. E che palle.

Per il resto c’è il padre super cattivo, che però è cattivo giusto perché serve il villain della storia, ma sembra sadico senza ragione, non ha motivazioni per quello che fa. È il cattivo e dunque si comporta da cattivo. Finita lì. La madre invece è misteriosamente scomparsa anni prima, e senza essere delle cime noi già sappiamo che quando una persona scompare misteriosamente significa che questa persona è viva e vegeta e in qualche modo tornerà tra noi. Anche qui, non si scappa. Originalità a mille.

Ad un certo punto si aggiunge un nuovo super cattivo, Legend, che è il creatore di Caraval, di cui non sappiamo nulla se non che è stato un amore di gioventù della nonna di Sella e Tella. Poi la nonna l’ha rimbalzato per sposarsi con un riccone. Legend, questo il nome del misterioso creatore, però non è invecchiato perché i cattivi anziani non vanno bene negli YA: lui, per qualche misteriosissimo potere magico di cui si ignora la provenienza, non può invecchiare. Ora, in un paio di punti sembra che entrambe le sorelle abbiano una relazione con una persona che credono sia Legend. Ragazze, Sella & Tella, il problema non è tanto che Legend sia o meno cattivo e blah blah blah: il problema è che Legend ha fatto fiki-fiki con vostra nonna. Manco in Beautiful si sono spinti a tanto.

I cattivi però non fanno paura, perché le azioni che compiono, per quanto crudeli, sono assurde e immotivate. Perché il padre è così violento? Ma ovvio, perché non c’è più la moglie che lui amava teneramente. Ma oltre a questo non c’è altro. Il padre è cattivo perché altrimenti non ci sarebbe nessun cattivo nella storia. E contro cosa combattono poi i nostri eroi se non c’è un cattivo??

La trama…eh. La trama voleva essere geniale ma si rivela una cagata. Perché per tutto il libro avvengono cose senza senso e l’autrice, credendosi furba, voleva tessere il colpo di scena finale. Peccato che il colpo di scena finale tolga ogni scarno residuo di magia che aveva creato in precedenza, rendendo l’intero romanzo assurdo e senza senso. Si scopre infatti che è stata Donatella ad organizzare tutto, dal suo finto rapimento al gioco di Caraval, per convincere la sorella a non sposarsi. Ah.

Giove, e che caspita qualche volta un fulmine lancialo giù dai piani alti.

Quindi io mi sono letta 300 pagine di ‘sta cretina di Rossella che vaga per un’isola cercando la sorella, preoccupata (quando non pensa a Julian, ovvio) che stia morendo e invece la sorella sta giocando con lei. Ah. Così adesso mi sta sulle palle pure la sorella che ancora non avevo avuto modo di conoscere bene. Grande mossa, Stephanie!

Ragazzi non si salva niente. Io ho anche preso i due volumi seguenti della trilogia ma devo essere onesta, non sono pronta a leggerli. Da un lato spero in un vago miglioramento: mi dico che magari questo è il primo volume, la storia può ancora decollare alla grande. Dall’altro lato io vorrei che fossero tutti morti alla fine del primo romanzo. Oltretutto ho un po’ di paura che compaiano nuovi nomi potenzialmente portatori di orticaria: dopo Sella & Tella non posso reggere altro. Anche perché il secondo volume è raccontato dal punto di vista di Tella, che sembrava un pochino più sveglia di Rossella, almeno fino al colpo di scena finale in cui ammette di aver manipolato la sorella per una settimana solo per evitarle un matrimonio combinato (ci potevano essere migliaia di modi meno traumatici per farlo, senza ricorrere alla paura di morire o veder morire una persona cara). E poi tornerà la madre. Anche qui si prospettano scene cariche di sentimenti spiegati con le chiappe. Che disagio.

Ah, una nota di merito alla copertina, molto curata e decisamente migliore del contenuto.

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