Legend & Finale di Stephanie Greber

Ho deciso di accorpare in un’unica recensione entrambi i romanzi perché alla fin fine le osservazioni che ho da fare riguardano entrambi. Ci saranno spoiler, ma in realtà basta aver letto il primo libro (Caraval) per sapere che questi spoiler sono praticamente sbandierati dall’autrice stessa fin dagli albori.

Riassuntone di Legend: eravamo rimasti con Rossella che riesce a “vincere” Caraval e recuperare la sorella Donatella. Julian, il true love della protagonista, non è Legend, come Rossella sospetta per metà libro. Alla fine del precedente romanzo, colpo di scena: un “amico” misterioso chiede a Donatella di scoprire l’identità di Legend; in cambio le rivelerà dove si trova la madre Paloma, da tempo ritenuta scomparsa.

E adesso? Adesso, in tutta fretta, si programma un nuovo Caraval, a nemmeno una settimana dalla fine del precedente, in onore dell’imperatrice Elantine, che compirà gli anni a breve. Quale sarà il premio quest’anno? Legend. Cioè conoscere Legend. E guarda tu il caso, Donatella cerca proprio Legend! Ma che coincidenza fortuita. Donatella e Rossella partecipano anche a questo Caraval: Rossella per aiutare la sorella, Donatella per aiutare la madre. Donatella troverà alleati imprevedibili in due baldi giovini che le dimostrano il proprio interesse, l’elusivo Dante, attore di Caraval, e il misterioso Jacks.

Secondo volume della trilogia di Caraval. Ragazzi, devo ammetterlo, pensavo peggio. Con questo non voglio dire che sia un bel libro. Però qui l’autrice ha abbandonato ogni pretesa e ha chiaramente seguito la scia della sua ispiratrice, Cassandra Clare. Questo libro sembra uno dei tanti Shadowhunters: vaghi accenni magici che in realtà sono ben sullo sfondo e, in primo piano, L’AMMMMMMORE. Tormentato e afflitto, e anzi, meglio ancora, IL TRIANGOLOOOOOOOO.

Questo libro, per come è impostato, sembra vecchio di un decennio: c’è il tanto odiato triangolo amoroso, che era indispensabile negli YA di dieci anni fa; c’è un personaggio femminile che si fa sempre salvare dai suoi belli; manca il personaggio LGBTQ; c’è la magica scena del ballo…boh tutte cose che richiamano serie storiche come Twilight.

Io devo dire che questo libro almeno è divertente. Nello stesso modo di Shadowhunters: è una trashata pazzesca, ma l’autrice ci crede davvero e ne risultano scene involontariamente comiche. E, come per Shadowhunters, secondo me è sbagliato andare ad analizzare la trama o cercare un senso alle azioni o alle parole dei personaggi. No. Il nonsense è l’essenza del romanzo. Quindi anche qui Donatella si trova a giocare a Caraval, come la sorella l’anno prima, per ritrovare la madre. Anche lei trova l’amore della sua vita (e ci viene detto dalla primissima pagina chi sia, nessun mistero). Ovviamente c’è molta paccottaglia perché il destino dei due amanti solitari venga coronato da gioia eterna. In questo caso Donatella fa innamorare non uno ma due baldi giovani (d’altronde si sa che two is megl che one). Chiaramente i due pretendenti non sono le ultime ruote del carro: non si tratta dello stagista del fabbro sottopagato e dell’aspirante attore che vive facendo il cameriere a 5 euro all’ora. Nononono. Uno è un principe e l’altro un personaggio illustre di Caraval. Ah. E grazie alla cippa Dona, pure io sarei indecisa.

La trama praticamente è la stessa del primo libro: una ragazza inizia Caraval per salvare una persona a lei cara. Nel primo volume era la sorella, adesso è la madre, ma la solfa non cambia. Uguale pure lo svolgimento della trama: nonostante l’obiettivo dichiarato sia quello di salvare la persona amata, ben presto è evidente che la cotta di turno prende il sopravvento e che i baci roventi e appassionati dello spasimante siano tutto ciò che la protagonista brama. Anche i colpi di scena sono riciclati: per tutto il primo libro ci sorbiamo lagne lunghissime sull’identità di Legend e sul fatto che Legend potrebbe essere Julian, l’amato di Rossella. Ecco, con Donatella si verifica la stessa cosa: inizia a sospettare che Legend sia il suo amato Dante (basandosi su indizi quantomeno flebili). È come se l’autrice avesse vagliato diverse idee per il primo libro e poi avesse detto: col cazzo, io le uso tutte e ci faccio due libri. Due libri praticamente identici. Anche il premio è fatto su misura: nel primo libro Rossella doveva recuperare la sorella, in questo invece Donatella vuole assolutamente trovare sua madre. Per farlo ha bisogno di Legend. E cosa sarà mai il premio di questo Caraval? Ovviamente Legend stesso. Ma tu guarda i casi della vita.

Appena arrivate a Valenda, capitale dell’impero, la città viene descritta molto blandamente, ma ci viene specificato che nel porto “Alcune navi erano comandante da donne dall’abbigliamento audace, con corte gonne di cuoio e stivali alti alla coscia”.

Giove, dammi la forza.

Ma questa descrizione, esattamente, a cosa serve? Che aggiunge alla trama? Perché le capitane devono avere la minigonna di cuoio? Cosa sono, stripper in incognito? Perché, oh autrice, hai sentito l’urgenza di aggiungere questo dettaglio? Non mi pare che venga sprecata mezza parola sull’abbigliamento dei capitani. Quindi perché? Lo so, è un dettaglio. Ma non serve ed è involontariamente sessista. Basta poco per eliminare scene cringe: autori, editori, qualcuno che ha letto ‘sta roba non ha storto nemmeno un pochetto il naso?

I ragazzi di Tella, Jacks e Dante, sono gli epitomi dell’Alpha man, da evitare come la peste. Dante – che poi, vorrei ricordare, diventa il grande amore della sua vita – le dice:

“Mi duole spezzarti il cuore, ma io considero le ragazze come tu consideri una mise da sera: non è mai una buona idea usare la stessa per più di una volta”.

Attenzione al verbo: usare. Perfetto. Ora. Immaginate per un millisecondo se una persona, non importa se maschio o femmina, vi dice una frase del genere. Prima reazione: risata sfrenata. Ma manco se sei Brad Pitt da giovane puoi uscirtene con una roba del genere. Seconda reazione: lo schifo.

Ovviamente Dante è l’uomo ringhiante: quando Jacks fa delle avances a Tella, lui ringhia. Come i cani. Bene.

Senza contare LA scena HOT per eccellenza, cioè la visione di LUI a torso nudo. WOOOOOOW. La protagonista perde completamente la bussola e non sa neanche più come si chiama alla vista dei suoi pettorali scolpiti; gli addominali cesellati che lo caratterizzano la mandano completamente in tilt, manco fosse Magic Mike:

“Tella si impose di non fissarlo, di passargli accanto ignorandolo, ma non riusciva a staccargli gli occhi di dosso e non potè fare niente per impedire a un soffuso calore di pervaderle il petto e il collo”.

Il tutto è condito da altisonanti metafore gettate alla cazzo di cane (cit. Boris):

“Aveva il sapore di un incubo squisito, di un sogno rubato, come ali di angeli caduti e calici di chiaro di luna”.

Ora, io non vorrei fare la pignola. MA. Analizziamo per mezzo secondo la frase. Cosa significa? Cosa vuol dire? Ali di angeli caduti? Calici di chiaro di luna? Ma che è? Cosa vuoi dirmi, o poetica autrice? Questi voli pindarici sono a dir poco azzardati e nella loro magniloquenza diventano ridicoli. Soprattutto se si tiene conto che questa arditissima metafora dovrebbe descrivere un bacio. Ora, da questa descrizione, io non so se il bacio sia stato bello o brutto, che in fin dei conti è l’unica cosa di cui mi potrebbe fregare ai fini della trama.

Siccome Julian non era Legend, tocca per forza a Dante esserlo. È lui il misterioso uomo che si cela dietro a Caraval. Perché lo fa? Boh. Come ha ottenuto la magia? Chiedendola ad una maga più antica e potente di lui. Ah. E questa magia lui l’ha rubata da altre creature, dette Fati. Non mi dilungherò perché purtroppissimo manca completamente la logica magica che deve dare regole e imposizioni al potere di questi Fati. Basta dire che i Fati sono tutti Kattivi, mentre invece Legend è buono (decisione assolutamente arbitraria presa da Tella, perché ha visto i pettorali di Dante immagino). Il secondo libro finisce con Donatella che ovviamente vince Caraval e ritrova la madre, che era intrappolata in un mazzo magico di carte (sorvoliamo). Per liberarla però vengono messi in libertà anche tutti gli altri Fati. The end.

Terzo e ultimo libro: la madre di Rossella e Donatella si sveglia e le mette in guardia da un pericolo pericoloso prima di scappare e farsi ammazzare male. Tutto succede nelle prime cinquanta pagine. C’è un principe dei Fati che vuole prendere il trono dell’imperatrice Elantine, che nel frattempo è convenientemente schiattata. Non chiedetemi per quale astruso motivo, ad aspirare al seggio reale c’è anche Legend. Non so perchè, che linea discendenza abbia lasciato la povera imperatrice, ma c’è pure lui in linea di successione. Ma il Fato più cattivo di tutti , la Stella Cadente, è un perverso manipolatore che vuole conquistare tutto il potere uccidendo Legend (che, vorrei ricordare, il potere l’ha sottratto ai Fati per primo). Ma ancora nessuno sa chi sia Legend (anche se la sua identità viene rivelata a Donatella, che non è proprio un asso di furbizia). Ah, per mettere un po’ di altra carne al fuoco, si scopre che la Stella Cadente è il vero padre di Rossella!!! A questo punto devo chiedere: ma la scrittrice ha qualche complesso paterno? No perché tutti i padri che compaiono sono cattivi.

Questo terzo volume è un mischione definitivo dei primi due, con infinite scene e drammi inesistenti d’ammmore. Raccontato dal punto di vista di entrambe le sorelle. Dico solo che alla fine una delle due diventa principessa/imperatrice, anche se fino al giorno prima non era buona nemmeno ad allacciarsi i vestiti in maniera autonoma. Mah.

Un aspetto che mi ha molto divertito è che la questione di giusto/sbagliato è assolutamente dipendente dai sentimenti delle ragazze. Per esempio Donatella decide di seguire Legend e andare contro ai Fati non tanto per questioni di principio, ma quasi esclusivamente perché le piace Legend. Anche qui un amore contrastato…dal nulla. Un sacco di pippe mentali. E poi il triangolo è insulso. Anche perché noi sappiamo che Donatella ama Dante. Lo sappiamo da pagina tre, quando si parla di farfalle nello stomaco e sguardi ammiccanti. Jacks, che ci viene presentato come un player, uno che gioca coi sentimenti di Donatella, è un poverissimo sfighino che viene friedzonato male. Peggio ancora, Donatella lo sfrutta, sapendo che lui nutre dei sentimenti nei suoi confronti, e lei continua ad andare da lui a chiedergli favori. Favori che lui gli accorda perché lei gli piace. E lei lo sa. Donatella è stronzina.

Immancabile la perla dell’uomo preistorico che ringhia “Tella non è tua”. UGUGUGUG. E certo, perché Tella non è un tostapane ma una persona, e non essendoci la schiavitù Tella non appartiene a nessuno. Ma questo ovviamente non sconvolge la diretta interessata che è più preoccupata a cercare il significato nascosto del commento di Dante. Infatti la frase viene detta da Dante a Jacks. E quindi Donatella subito pensa “ah, ma allora Dante mi ama!”. Perfetto, vai e fatti valere.

Mi ero dimenticata che, siccome Donatella ha un triangolo, l’autrice si sentiva in colpa per l’altra sorella, e allora gliene ha affibbiato uno – stupido – pure a lei. Rossella infatti nel primo libro era promessa sposa di un tizio che non aveva mai visto. Adesso vuole assolutamente conoscerlo anche se sa già che il suo vero e unico amore è Julian. Siccome Julian però è rimasto lontano da lei per qualche giorno, come vendetta Rossella propone una sfida tra il promesso sposo e Julian per conquistare la sua mano. Ricordo che Rossella  a fine libro diventa principessa. Giusto per ricordare, quando ci lamentiamo dei nostri politici, che là fuori ci sono mondi magici immaginari messi peggio.

Scene immancabili in tutti e tre i volumi sono i vestiti. Cioè una persona può aver appena perso la madre, essere in punto di morte e sull’orlo di un precipizio MA avrà sempre un vestito nuovo per ogni cambio di scena. Vestiti ovviamente bellissimi, splendidi, appena usciti dalle abili mani di una rinomata sarta. Sia mai che la protagonista debba travestirsi da idraulico per portare a casa dei risultati. NONONONO. Lei deve essere vestita da principessa, anche se dentro sta male e soffre pene d’amore, l’abito che indossa è impeccabile. Scene infinite di descrizioni di abiti, abiti nuovi, bellissimi, che mettono in risalto la bellezza della portatrice. O del portatore, perché anche i nostri Belli mica vanno in giro in tuta e calzini coi sandali. Nonono: “quella notte indossava un frac a doppio petto, rosso seduzione bordato d’oro, con un fazzoletto in tinta legato al collo e in testa il suo caratteristico cilindro”. Ragazzi se una riesce ad ammirare un uomo vestito con frac e cappello a cilindro c’è stima. Forse c’entra il frac rosso seduzione (colore per me misterioso).

Comunque, tornando ai romanzi. L’identità di Legend è proprio buttata lì alla piripicchio, non ha senso. Va beh, ma di nuovo, se si cerca di trovare un senso si rimane per forza delusi, il romanzo non vuole trovare un senso. Vuole essere sfavillante e pieno di colpi di scena.

La parte magica è campata in aria, definire fantasy questo romanzo mi sembra un tantinello esagerato…credo che Tolkien ogni volta che senta la parola fantasy associata a questa trilogia si rigiri nella tomba.

Ci sono scene decisamente trash, che assurgono quasi a vette poetiche: per esempio ad un certo punto di Legend Donatella trova sparsi per terra dei petali di rosa, che conducono ad una stanza. Ovviamente incuriosita si avvicina, apre la porta e…dentro ci sono sua sorella e Julian impegnati in faccende private (mai sesso, che le scrittrici YA hanno quasi tutte qualche problema con il sesso prematrimoniale). I petali erano una sorpresa di Julian per Rossella. Ecco, io adoro che Julian abbia pensato a questa brillante e carinissima idea, ma che non si sia premurato di chiudere a chiave la porta. Immagino che, svolgendosi su una nave, Donatella non sia la prima incauta che sia entrata, incuriosita, nella stanza.

Detto questo, se si lascia stare la trama, la parte fantasy e i personaggi, ma ci si lascia guidare solo dal puro trash, il secondo libro è il migliore dei tre. In questo romanzo l’autrice dà sfogo ad ogni battuta trash, ad ogni trovata trash, ad ogni dialogo trash che si possa immaginare.

Lo consiglio? No. A meno che non cerchiate, volutamente, della roba trash. Se sperate di trovare in senso, se cercate un fantasy, un world building, dei personaggi vagamente realistici…no allora non troverete niente di tutto questo. Se invece lasciate ogni speranza, voi che leggete, allora potrebbe divertirvi. Non cercate un senso laddove il senso non esiste! Non sforzatevi di spremervi le meningi per capire come mai X fa certe cose e Y invece ne faccia altre. Ne uscirete pazzi. L’impresa è impossibile. Come quando si assiste agli spettacoli di magia: non cercate di scoprire il mistero, vi rovinerebbe lo spettacolo. Non cercate il senso, ma lasciatevi travolgere dal trash!

2 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...