Riassuntone letture luglio & agosto. Parte prima

Speravo di riuscire a fare delle recensioni singole per ciascun libro letto, purtroppissimo tempo e voglia scarseggiano alla grande. Ordunque, ecco alcune delle letture che mi hanno accompagnato negli ultimi due mesi (prossimamente uscirà la seconda parte). Mi dispiace moltissimo dover ridurre alcune dei libri a poche righe, perché ho letto dei saggi brillanti che meriterebbero ben più spazio, ma quest’estate ho scritto solo due articoli. Giugno, luglio e agosto sono stati decisamente brutti: dopo una luuuuunga quarantena – anzi isolamento –  di due mesi e mezzo, sono tornata a lavoro. Un lavoro che odiavo già da prima, ma questi ultimi mesi estivi sono stati particolarmente sfiancanti. Complice un caldo asfissiante e pensieri poco allegri, ho letto qualcosina, anche di molto valido, ma non ho fatto quasi nessuna recensione. E quindi eccomi a incastrare in un unico articolo alcune delle letture.

Siccome ero giù di morale ho iniziato leggendo l’ultimo libro pubblicato di Agatha Raisin. Sono una fan dei romanzi scritti dalla Beaton già da un paio d’anni, e, nonostante qualche generale perplessità, li leggo sempre con gran piacere. Si è scoperto che in realtà il volume, Indovina chi viene a cena? (edito Astoria, 2020), non è altro che una novella, un racconto di poche pagine, credo una cinquantina, in cui ovviamente ci scappa il morto. Ho già parlato dell’incredibile sfiga che porta Agatha, manco la Signora in giallo ha falciato così tante vite nel corso di oltre 260 episodi, ed è tutto dire. L’unica perplessità è sulla scelta dell’editore di pubblicare un racconto a tema natalizio; l’Astoria ha deciso di pubblicarlo a maggio. Mistero. Non c’è molto da dire sulla storiella, è un racconto fatto per i fan della saga (una trovata commerciale per Natale). Dimenticabile.

Poi ho letto un romanzo che mi incuriosiva molto, I baffi, di Emmanuel Carrère, edito da Adelphi quest’anno (nonostante sia uno dei primi romanzi scritti dall’autore, pubblicato originariamente nel 1986). Di Carrère avevo letto, e amato alla follia, Avversario, una storia incredibile raccontata in maniera squisita. E invece questo romanzo mi ha lasciato piuttosto indifferente, forse perché i 34 anni passati si sono fatti sentire. La storia è intrigante: un uomo che per tutta la vita ha avuto i baffi decide un giorno di tagliarseli; ma a quel punto qualcosa va storto, e nessuno, attorno a lui, a partire dalla moglie, lo ricorda con i baffi, anzi insistono col dire che i baffi non li ha mai avuti. Da questo inizio il protagonista dubita sempre più di se stesso e della sua identità (cosa rende veramente unico un uomo? O cosa lo definisce?), fino a perdere la ragione in un finale sorprendente e macabro. L’idea è geniale, lo sviluppo un po’ lento; la tensione che si vorrebbe accumulare nel corso del romanzo di fatto si avverte solo nelle ultime pagine; si riconosce, come scritto nella recensione, l’influenza di Philip K. Dick: i suoi romanzi sugli scambi di persona o sullo smarrimento della propria identità sono un tema costante nei suoi racconti brevi (subito mi è venuto in mente Impostore, ma in realtà è un perno ricorrente di tutta la sua immensa produzione). Però ecco, Dick riusciva – anzi riesce tuttora – a creare un senso di disagio e tensione anche in pochissime pagine, anzi proprio la brevità dei suoi racconti aiuta a creare piccole storielle che si tramutano ben presto in incubi per i protagonisti e per il lettore. Carrère non riesce in quest’impresa, sia perché il racconto lungo è, appunto, troppo lungo; sia perché si concentra troppo su altri dettagli, come il passato, per rendere la storia davvero scorrevole e incalzante. Detto questo, Adelphi ne ha curato un’edizione molto curata con una copertina egregia.

Innocente

Poi ho letto il primo – e finora unico – non fiction book di John Grisham, Innocente, basato su una storia vera di un detenuto americano che è stato incarcerato per 11 anni erroneamente. Questo libro lo avevo letto perché ero curiosa di guardare la serie tv di Netflix basata su questo saggio. Alla fine la serie non l’ho neanche vista (i documentari Netflix sugli uomini ingiustamente accusati sono una marea sulla piattaforma di streaming, sembra che la metà dei carcerati USA sia innocente). Comunque il saggio è scorrevole, la storia, vera di un uomo accusato di aver stuprato e massacrato una ragazza nel 1982, poi trovato innocente è molto commuovente; Grisham sa catturare l’attenzione del lettore e non farlo staccare dalle pagine. Di fatto, come per tutti questi casi, la vittima originale, in questo caso una giovanissima cameriera di 21 anni, Debra Sue Carter, passa in secondo piano. Il suo assassino, su cui Grisham punta il faro, è stato condannato solo nel 2006 (anno in cui Debra avrebbe compiuto 45 anni). Una sola accortezza: l’uomo ingiustamente condannato– Ron Williamson – è stato sì accusato ingiustamente per questo particolare crimine, ma la polizia ha agito anche in base ad una storia precedente di accuse di abusi (se non ricordo male almeno due donne lo hanno accusato di stupro, una delle quali era una persona con problemi mentali). Williamson era un noto alcolista e utilizzava droghe; aveva già mostrato i primi segni di disturbi mentali che diventeranno via via più evidenti e patologici in prigione, dove non viene curato. Dopo che il DNA prova la sua innocenza a Williamson restano pochi anni: una vita di alcolismo e di malattie mentali sottovalutate o curate a tratti (dal resoconto di Grisham emerge come i medicinali distruibuiti a Williamson fossero sempre in dosi sbagliate, a volte per placarlo, a volte per tenerlo vigile), Ron muore nel 2004 di cirrosi, a 51 anni. Detto questo John Grisham sa come intrattenere il lettore e come rendere particolarmente spigliato il testo.

La nona casa

La nona casa di Leigh Bardugo, edito Mondadori. Questo romanzo di fatto l’ho letto a inizio maggio ed è da tre mesi che ne volevo parlare.

Riassuntone della trama: Alex Stern è una matricola di Yale decisamente inusuale: a vent’anni è piena di tatuaggi e piercing e vede i morti. Ed è proprio questa caratteristica che le garantisce un lavoro: monitorare le attività occulte delle società segrete che gravitano intorno a Yale. Le famose otto “tombe” senza finestre sono i luoghi dove si ritrovano ricchi e potenti, dai politici di alto rango ai grandi di Wall Street. Queste otto case, grazie alla magia e pochi adepti, detengono enormi poteri, che vanno controllati. Per questo le otto hanno deciso di fondarne una nona, col compito di sorvegliare l’operato delle case. Ed è a questa casa che lavora Alex, guidata da Darlington.

 Mi è piaciuto molto lo stile dell’autrice, anche molto più della duologia di Sei di corvi, forse perché questo romanzo è adatto ad un pubblico adulto – o perlomeno più grandicello. La protagonista, Alex Stern, ha vent’anni e proviene da una realtà povera; inoltre ha un incredibile dono/maledizione, quello di vedere i fantasmi e comunicare con loro, come se fossero esseri corporei. Sembra la classica storia YA dai risvolti prevedibili, ma la Bardugo riesce a ricostruire una back story realistica e al tempo stesso molto forte che funziona. Per esempio ci viene detto che Alex ha subito un tentativo di stupro da uno di questi fantasmi quando era ancora piccola. Questa violenza è raccontata con la giusta dose di empatia, senza scadere nel patetismo. Anche la vita di Alex prima di entrare a Yale, alcool, un fidanzato che abusa di lei e che la costringe a prostituirsi, soprusi e povertà, sono tutti aspetti a cui viene dato il giusto peso per il tipo di romanzo che la Bardugo ha in mente. Questo è un fantasy, si racconta il passato della protagonista senza soffermarvisi troppo, perché non è il punto focale della vicenda; nello stesso tempo si riesce a costruire una storia realistica. Poi di fatto la parte fantasy è quella un po’ più assurda, con incantesimi, magia nera, occultismo, esoterismo…tutte cose di cui a me non frega una mazza. Però il romanzo l’ho divorato in un giorno e mi è sinceramente dispiaciuto arrivare alla pagina finale. Anche la scelta di limitare o accennare solamente all’aspetto romance mi ha conquistata. Una scelta che invece non mi è piaciuta è il fatto che non sia uno stand alone novel,  come anticipato e promesso. No, si tratta del primo volume ma ci sarà un seguito.

Anche in questo romanzo constato l’incapacità generale di molti autori YA di far morire un personaggio in via definitiva. Piuttosto lo fanno resuscitare sotto forma di salamandra aliena ma nessuno muore per davvero. Secondo me questo trend è legato anche ad una generale incapacità di accettare e affrontare la morte nel mondo di oggi (almeno nella maggioranza dell’Occidente). Per i giovani, ma in realtà per tutte le generazioni nate dopo la seconda guerra mondiale in occidente, la morte è diventata qualcosa di raro e pauroso, un aspetto che spesso preferiremmo nascondere, e non una parte naturale della vita. Solo così si spiega la difficoltà di alcuni autori ad affrontare la morte definitiva di un personaggio con tutto quello che comporta per coloro che rimangono a piangerlo. La Regina indiscussa della Rinascita, colei che ha resuscitato più personaggi di Gesù, è Cassandra Clare. Nei suoi libri i personaggi sono immortali, fantasmi o piuttosto di un’altra dimensione, ma col cazzo che muoiono. Rimangono lì, pervicacemente attaccati alla vita, come cozze sullo scoglio: non li schiodi. Può venire la Signora con la Falce in persona a cercare di strapparli ma quelli al massimo vanno via per un libro, poi ritornano con qualche nuovo sistema, si clonano, praticano la partenogenesi come le piante, rinascono in un altro corpo… non ci sono limiti alla fantasia della Clare pur di non separarsi in maniera definitiva da un personaggio amato dai fan. Di nuovo, l’abilità e la necessità di far morire e di mostrare la morte secondo me è andata persa. E lo dico perché anche in questo romanzo – attenzione spoiler in arrivo – un personaggio muore a inizio libro e la sua morte è un punto di partenza per lo svolgersi della vicenda. È morto, capita, faceva un mestiere pericoloso. E invece a fine libro BABAM, non è davvero morto.

Comunque mi è piaciuto molto lo stile della Bardugo, così come la scelta di raccontare la trama a rimbalzi nel tempo, che crea un buon ritmo nel romanzo. Ribadisco a me poi di esoterismo e robe varie non frega assolutamente niente, e se ci si sofferma a riflettere alcuni degli incantesimi sono assurdi, ma il romanzo funziona, la trama funziona, i personaggi funzionano, a partire dalla protagonista. So che molti non l’hanno amato, secondo me è il suo libro più riuscito – probabilmente anche per una questione anagrafica. Siamo anni luce dal primo volume della trilogia Grisha, un ammasso di luoghi comuni e cliché, ma anche dalla duologia di Sei di corvi che, per quanto molto molto carina, rientrava nei canoni piuttosto ristretti del fantasy YA.

Per tutto il romanzo inoltre si fa riferimento, o con accenni velati o a chiare lettere, a stupri e violenze commesse principalmente da maschi benestanti giovani e bianchi, che approfittano della loro posizione sociale per compiere qualsiasi azione senza subirne le conseguenze (ci sono anche espliciti richiami agli stupri perpetrati dai giocatori di football nei college americani e la loro impunità).

Detto questo, forse non sarà un libro memorabile o indimenticabile, ma io dopo quasi tre mesi ancora mi ricordo molti dettagli e, soprattutto, è scritto bene, che non guasta mai.

Copertina di: Sicario

Poi ho letto Sicario di Andrea Galli, edito per Rizzoli, tratto da una storia vera: la cattura di un killer molto prolifico albanese. Nonostante le premesse per un grande saggio ci fossero tutte, il libro riesce, incredibilmente, a risultare noioso e pedante. Ho apprezzato i tentativi di raccontare una parte della storia dell’Albania del dopoguerra, una storia che non conoscevo. Ma la trama prosegue quasi a sbalzi e non si riesce a costruire uno stile fluido e scorrevole. Io mi sono annoiata. Mi sono annoiata a leggere la storia di un killer che uccide da quando è un ragazzino, che vive in una realtà povera, che viene catturato perché gli agenti ricostruiscono il rapporto con la fidanzata, che ha ucciso per soldi. Mi sono annoiata leggendo di un uomo che, poco più che trentenne, ha troppi morti sulla coscienza per poterli contare. Un uomo che ha lavorato per i peggiori criminali e mafiosi albanesi. Mi sono annoiata. Sicuramente un limite mio, però ho letto saggi che parlavano di argomenti molto meno interessanti sulla carta, riuscendo ad appassionarmi.

Ma con i saggi è sempre un po’ così: sicuramente l’argomento conta, ma trovo che conti molto di più lo stile dell’autore; se si riesce a trovare un autore con uno stile che ci prende e che amiamo, troveremmo interessante anche un saggio sulla bollitura delle patate. Peccato.

Per curiosità, sono andata a vedere le foto del protagonista, Julian Sinanaj, a cui sono imputati almeno 35 omicidi. Ha una faccia assolutamente anonima di impiegato, ed è stato probabilmente questo a renderlo irreperibile per così tanti anni. Un viso dimenticabile, nessuna spacconeria, precisione.

Il saggio è uscito durante la quarantena, quindi non sono state fatte interviste di persona. Ho trovato un solo video ufficiale di Rizzoli, che sembra realizzato con tecnologia di trent’anni fa: https://youtu.be/J5ZI3ip8XiA. Ho preferito seguire in video l’autore, Andrea Gallo, mentre racconta la vicenda di Julian piuttosto che leggerla (vi consiglio l’ascolto dell’intervista).

È tutto per questo inizio, mi è venuto il sospetto che forse dovrò dividere in 3 parti il riassuntone perché mancano ancora parecchi libri all’appello…comunque, a presto! Spero che voi abbiate letto libri interessati e belli (nel caso fatemelo sapere che cerco sempre nuove letture)!

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