Riassuntone letture luglio & agosto. Quarta (e forse ultima) parte. SAGGISTICA

Ok, si sta creando un vortice assurdo per cui io recensisco i libri di luglio e agosto, ma rimango indietro con quelli che ho letto in tutto settembre e ottobre…e finirà che dovrò fare dei riassuntoni anche per il mese di settembre, salvo che poi si ripeterà la stessa cosa ad ottobre e poi a novembre…ok un cerchio infinito di ritardo. Quindi, cercherò di essere il più telegrafica possibile (nei miei limiti) e mi dispiace un casino perché alcune di queste letture meritavano davvero molto più che poche righe affrettate. Ma vabbè, inutile piangere sul latte (non ancora) versato. Così imparo a trastullarmi come le cicale nei mesi caldi (che poi trastullarsi è un parolone, ero a lavoro). Comunque, partiamo senza perdere altro tempo.

Oceani fuorilegge

Si inizia carichissimi con un saggio molto lungo (564 pagine) edito da Mondadori nel 2020. Si tratta di Oceani fuorilegge di Ian Urbina. E, come dice il titolo, parla delle irregolarità che caratterizzano gli oceani o più in generale le acque che circondano i continenti. Negli oceani le leggi della terraferma non valgono, ed è qui, al largo, che si svolgono moltissime illegalità: violenze, schiavitù, stupri, abusi di ogni genere. Ian Urbina viaggia due anni in giro per il mondo per vedere con i propri occhi quello che accade in acqua. Arriva nelle coste africane, a cercare di rintracciare delle navi pirata; naviga in Asia, accanto a degli schiavisti; arriva al Polo dove una nave di Greenpeace insegue una baleniera per diverse miglia nautiche (dando vita al più lungo inseguimento marittimo della storia). Ma, oltre a storie particolarmente violente di persone costrette in catene a lavorare nudi in mezzo a interiora di pesce per mesi, tra piaghe e ferite purulente, si hanno anche storie un po’ pazzerelle, come l’uomo che ha fondato uno stato indipendente. Il Principato di Sealand è un vero e proprio stato (non riconosciuto) con leggi proprie e, addirittura, che batte moneta. Di proprietà della famiglia Bates dalla fine degli anni ’60, lo staterello ha un territorio minuscolo: infatti è sorto su una delle innumerevoli piattaforme di cemento, al largo delle coste inglesi, costruite come sistema difensivo durante la seconda guerra mondiale. Molte vennero abbattute, ma questa costruzione restò in mano a Roy Bates, militare dell’aeronautica che lo rese uno stato indipendente e autonomo (c’è una diatriba mai finita con la corona inglese su questo lembo di cemento, questa palafitta moderna che insiste nel ricordare la sua indipendenza).

E ancora, una dottoressa che per sfidare le leggi anti aborto di molti stati ha creato una nave in cui portare le pazienti per poter loro dare la pillola in acque internazionali, in modo tale che non rischino delle pene nei propri paesi (guardate cosa tocca fare ad una donna che vuole abortire ma il suo Stato lo considera un atto criminale: si trova costretta a scappare in acqua per farlo. Sarà che forse l’aborto è sempre esistito e continuerà ad esistere, che lo si proibisca o meno? Forse l’unica via è renderlo il più sicuro possibile, il più controllato; una pratica medica che si possa fare garantendo la massima sicurezza alla persona che lo vuole fare); o come rubare una nave, in maniera veloce e facile. No. Mi fermo qui se no finisco per intripparmi alla grande e mi sono ripromessa di essere concisa. Questo è uno dei saggi che avrei voluto approfondire con una recensione singola, ma, ahimè, il tempo è quello che è. Il libro è scorrevolissimo; io l’ho letto in tre giorni perché ogni storia che inizi diventa super intrigante e non si riesce a fare a meno di arrivare in fondo al capitolo. Poi, arrivata in fondo al capitolo, vuoi leggerne un altro…finché ti accorgi che sono passate 2 ore e tu non hai mai alzato gli occhi dal saggio. Comunque, molto brevemente, ecco un paio di siti per approfondire:

FERMI TUTTI! Ho appena scoperto che in Italia esiste una versione nostrana di Sealand, chiamata Isola delle Rose. Fuori Rimini, fondata da Giorgio Rosa nel 1968, ma demolita prontamente l’anno successivo. Anche perché, a differenza di Sealand, l’Isola delle Rose venne costruita appositamente! Ma come mai non ne sapevo nulla??!? Uscirà un film tratto da questa storia diretto da Sydney Sibilia (il regista di Smetto quando voglio)!! Questa notizia mi ha intrippato alla grandissima.

Copertina di: Storia perfetta dell’errore

Proseguo la lista con Storia perfetta dell’errore edito da Rizzoli, di Roberto Mercadini, attore, autore e youtuber che io seguo e ammiro molto. Di lui ho letto l’ultimo saggio romanzato, Bomba atomica, che mi era piaciuto, tanto da convincermi a leggere anche il precedente volume (questo). Si sente che è il primo lavoro dell’autore; rispetto a Bomba atomica l’ho trovato meno fluido (ma comunque scorrevole); è interessante, ma non sono certa di aver amato particolarmente il come si dipanano le varie storielle proposte (molte a tema biblico, un argomento caro a Mercadini). In breve un uomo scrive alla donna che ama delle storie (vere) in cui un errore ha portato a risultati eccezionali. Secondo me non ha funzionato appieno la commistione tra romanzo epistolare/d’amore e i fatti storici/scientifici/biblici raccontati. La storia d’amore risulta di troppo, come una cornice per i racconti di Canterbury troppo ingombrante. Avrei preferito, piuttosto, dei capitoletti slegati tra loro. D’altronde capisco che questo sia un parere personale. Secondo me il suo secondo libro riesce assai meglio a creare uno stile ibrido – una via di mezzo tra saggio e romanzo – che funziona alla grande. Vi lascio il sito dell’autore (e ho visto che da settembre ha ripreso i monologhi teatrali e le presentazioni di Bomba atomica: purtroppo io abito lontano e non posso partecipare, ma chi fosse in zona è fortemente consigliato di fare un salto!!!!): https://robertomercadini78.wixsite.com/robertomercadini. Per chi è sfortunato e non può – almeno per ora – vederlo e ascoltarlo dal vivo, lascio il canale youtube: https://www.youtube.com/c/RobertoMercadini/featured (uno degli ultimi video è sul Mein Kampf di Hitler. Ragazzi, io ho provato a leggerlo, ma mi sono arresa dopo poche pagine per la noia assurda; tra l’altro la copia che avevo recuperato era pure datata e quindi in un italiano un po’ farraginoso. So che adesso in Germania ne hanno curato un’edizione nuova andata a ruba; no, non tra i neonazisti, ma tra gli studiosi e storici). In alcuni video racconta anche alcuni capitoli del suo ultimo libro (l’ultimo video pubblicato al momento in cui scrivo questa recensione è sul Nobel per la fisica a Enrico Fermi: io ho già letto la storia, ma mi è piaciuto anche ascoltarla dalla voce di Mercadini. E mi secca sempre di più non poter partecipare a qualche presentazione/spettacolo teatrale).

Proseguo con un saggio che ho letto all’inizio dell’estate, La scienza nascosta dei cosmetici. Cosa c’è dentro i prodotti che compriamo. Per un make-up consapevole di Beatrice Mautino, edito Chiarelettere (2020). Il saggio è una sorta di continuazione/approfondimento di una ricerca precedente dell’autrice, Il trucco c’è e si vede (Chiarelettere, 2018). Mi aspettavo una serie di rivelazioni scioccanti e sconvolgenti sui prodotti più diffusi. Di fatto mi sono ritrovata tra le mani un saggio incredibilmente accurato dal punto di vista scientifico, ma, almeno per me, particolarmente noioso. L’argomento c’entra ma solo in parte: ho letto saggi su robe improbabili e lontanissime da me e mi sono piaciuti; lo stile dell’autrice non mi ha conquistato. Problema mio, sicuramente. Dopo la lettura l’unica cosa che ricordo – ma sono anche passati tre mesetti – è che l’henné, per quanto pubblicizzato come prodotto naturale, tanto naturale non è, se è in grado di tingere in maniera semipermanente i capelli. Scopro, sempre dal libro, che questa sua rivelazione “scioccante” ha scatenato le ire dei fan dell’henné, con discussioni e commenti infuocati. Ebbene sì, là fuori c’è gente che si scalda per l’henné.

Il contenuto di questo saggio in parte si ritrova in una serie di video di Youtube sul canale dell’autrice: sono andata a guardarne un paio e mi è piaciuto molto come mezzo di trasmissione. Di fatto esprime quasi esattamente le stesse cose scritte nel saggio, ma sarà che io sono capra e capisco di più guardando un video che leggendo (o sarà che a leggere parole come parafenilendiammina o resorcinolo mi gira la testa, mentre se la pronuncia un’altra persona non rimango mezz’ora a guardare la pagina cercando di capire come si possa articolare), resta il fatto che il saggio mi è rimasto per lo più indigesto, mentre i video me li sono guardati fino alla fine, e, anzi, vi consiglio assolutamente di fare un salto sul suo canale: https://www.youtube.com/user/divagatrice. Tra l’altro è una divulgatrice scientifica coi controfiocchi, una sorta di Alberto Angela della cosmetica, che non è poca roba, considerando che tutte le donne, chi più chi meno, utilizzano i cosmetici (nei quali faccio rientrare le tinte per capelli). Personalmente ho preferito i video al saggio, ma è un’idea personalissima; quello che invece posso dire è che, indipendentemente se video o libro, gli argomenti che tratta sono fondamentali per avere una panoramica scientificamente valida sui prodotti che usiamo. [Adesso mi sto recuperando tutti i video: quello sulla cellulite è un must imperdibile].

P.s. Piccola nota che non è legata al saggio, ma al suo editore: qualcuno faccia qualcosa per il sito di Chiarelettere, che è veramente bruttino (e lo dico io, con un blog dalla grafica inguardabile!).

Non per me sola

Proseguo con un saggio storico letterario, Non per me sola. Storia delle italiane attraverso i romanzi di Valeria Palumbo, edito da Laterza (2020). Come sapete la letteratura italiana non ha nomi femminili almeno fino al ‘900. Per tutto il passato si studiano forse due o tre donne, sporadiche: la cortigiana Veronica Franco, che nel ‘500 riuscì a pubblicare delle raccolte poetiche; Matilde Serao, verista…ma in Italia la lista è corta. Non si hanno celebri nomi come Jane Austen o le sorelle Brontë. Si dovrà aspettare il Novecento per avere firme del calibro di Elsa Morante o Grazia Deledda.

Quindi, quale problema si pone? Che, ovviamente, la letteratura è raccontata da uomini: uomini che parlando di donne, che le descrivono e ne raccontano le vite…spesso in maniera parziale o snaturata, senza approfondire la psicologia femminile. Il saggio è curatissimo ed eccezionale, ripropone, attraverso la letteratura, la figura della donna in Italia, tra idealismo e realtà (per esempio c’è un confronto tra lo stupro descritto dalla Morante ne La storia e quello di Moravia nella Ciociara, legato anche alla legislatura del tempo e alle convinzioni del tempo riguardo la violenza di genere). Anche a questo saggio avrei voluto dedicare più spazio, ma sono in mega ritardo con le recensioni e mi tocca essere breve. Io non avevo mai letto un saggio così specifico ed approfondito su questo tema. La ricerca storiografica e letteraria compiuta dall’autrice si sente in ogni pagina (complici anche le citazioni di romanzi, interviste, articoli che aiutano a comprendere meglio il pensiero dell’epoca). Consigliatissimo.

Copertina di: Promettimi che ti ucciderai

Passo poi ad un saggio storico, Promettimi che ti ucciderai. Nazisti fino alla morte: Storia dei suicidi di massa alla fine del Terzo Reich di Florian Huber (Rizzoli 2020), che indaga sui numerosi suicidi avvenuti alla caduta del nazismo da parte di fedeli seguaci o cittadini particolarmente devoti al movimento. Nonostante il saggio parta da una premessa interessante, non riesce davvero a creare una panoramica completa del fenomeno di cui si prefigge di parlare. È diviso in due parti: nella prima si elencano i suicidi avvenuti in diverse cittadine, legati alla fine del nazismo; nella seconda parte invece si analizzano le motivazioni dei suicidi, e di come il nazismo si sia infiltrato nella vita di ogni giorno, tanto da rendere impensabile la vita senza di esso. Già la disposizione del testo secondo me non funziona molto bene: anche per una questione logica, avrei preferito prima leggere le motivazioni del gesto, l’influenza del nazismo nella vita quotidiana, e solo dopo elencare i suicidi. Si analizzano anche le conseguenze dell’invasione dell’esercito sovietico in Germania, punteggiata da stupri di massa e violenze catastrofiche, e la paura delle ripercussioni della guerra sugli sconfitti: i tedeschi sapevano che i vincitori li avrebbero puniti, ma non avevano ancora le idee chiare sul come questo sarebbe avvenuto. Diverse cittadine furono devastate da centinaia di casi di suicidi di massa, soprattutto nella Germania orientale, quella che venne occupata dall’esercito sovietico. Il saggio si focalizza sulla cittadina di Demmin, dove almeno 1000 persone morirono nell’arco di tre giorni. Difficile stabilire un conteggio adeguato, perché spesso le cause di suicidio non erano presentati come tali: molti si gettarono nel fiume con delle pietre; altri si spararono, altri ancora ingurgitarono veleno. Spesso le madri sole uccidevano i propri figli prima di suicidarsi. A Demmin l’alto comando nazista, dopo aver rassicurato la popolazione, fuggì nella notte, lasciando la cittadina in balìa dell’esercito nemico. I soldati sovietici commisero parecchie atrocità (i russi avevano subito un tentativo di invasione tedesca che lascerà milioni di morti alle spalle). Nel complesso il saggio in sé non mi ha entusiasmato, ma il fenomeno che descrive è molto interessante, andando ad intrecciare propaganda, dittatura e fine di un regime, con le sue conseguenze.

Per saperne di più:

Fake News dell'antica Roma

Proseguo con Fake news dell’antica Roma. 2000 anni di propaganda, inganni e bugie di Néstor F. Marqués, Blibotheka Edizioni (2020). L’autore si propone di scardinare alcune delle leggende/miti/credenze più diffuse (e false) dell’impero romano. Per una persona che ha già delle conoscenze nel ramo il testo non offre spunti originali (per esempio l’eterna diatriba sull’incendio di Roma causato da Nerone, la tirannide di Tiberio, la pazzia di Caligola…). Tutti elementi che uno storico, o un appassionato attento, già conosce. Mi ha un pochino deluso il fatto che l’autore scelga di procedere in ordine cronologico, limitandosi a parlare degli imperatori o delle loro mogli. Peccato perché il prologo invece sfatava un mito che io non conoscevo molto interessante e curioso: la vicenda per cui il poeta Virgilio avrebbe onorato con funerali solenni una mosca. La storia è poco nota: Virgilio avrebbe costruito il monumento funerario per evitare che le sue terre venissero espropriate (una legge dell’epoca, che chiedeva ai ricchi possidenti di cedere parte dei terreni da ridistribuire ai veterani, vietava l’esproprio di terreni che contenevano tombe). Questa storia si ritrova, ancora adesso, raccontata in diversi blog e siti internet. Peccato che sia priva di fondamento! La notizia falsa pare sia nata a seguito di un componimento intitolato La mosca, che però non è attribuita a Virgilio. Oltretutto nessuno storico, né alcun contemporaneo parla di questo episodio (e considerando l’enorme spesa presumibilmente sostenuta dal poeta, i funerali avrebbero dato adito a parecchie chiacchere). Ecco questa storiella è curiosa, interessante e un bel po’ gossippara, come piace a me. Nel resto del saggio invece si analizzano vicende un po’ meno stravaganti, già note. Che Caligola non fosse né pazzo, né avesse mai effettivamente fatto diventare senatore un cavallo è risaputo tra gli studiosi. La crudeltà di Nerone è anch’essa propagata dai successori, vogliosi di sputare sul predecessore (senza contare che Nerone muore a 31 anni, giovane anche per gli standard dell’epoca). E questo è un saggio un po’ specifico, può affascinare solo persone che già amano la storia romana e sono alla ricerca di ulteriori dettagli; non è fatto per principianti assoluti. Interessante, se amate Roma antica una lettura vale la pena, ma speravo in qualcosa di più.

#ODIO

Concludo questa carrellata con Odio: Manuale di resistenza contro la violenza delle parole di Federico Faloppa edito da Utet nel 2020.  L’autore è professore associato di italiano presso l’università di Reading, che ha focalizzato la sua carriera sulla linguistica. È un saggio relativamente breve sulla discriminazione razziale, di genere o altro che sfocia in parole (e azioni) d’odio. Analizzando la situazione italiana, l’autore prova a mostrare come sia diffusa e capillare la pratica di attaccare un percepito “nemico”, o “altro” con i social (mezzo preferito dai più, che consente un minimo di anonimato), ma anche nella vita reale. Vi lascio un breve intervento (4 minuti) dell’autore in onore dell’inaugurazione di una Rete contro l’odio dei social (in Italia non esiste ancora una legge che consenta di contrastare l’odio social, esiste il reato di diffamazione): https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-07/nasce-la-rete-contro-l-odio-social.html. È molto molto molto valido e anche scorrevole; anche se alla fine il sentimento che prevale è lo schifo che ci circonda e che cerchiamo di non vedere, è un saggio che permette di esplorare la vastità del fenomeno. È di inizio settembre il massacro di Willy da parte cinque energumeni, massacro in cui la discriminazione razziale aveva giocato un ruolo importante. Ma questi episodi particolarmente cruenti non sono che la punta dell’iceberg di un fenomeno strisciante e pervasivo che, se non fermato, si estenderà a macchia d’olio.

Con questo post ho finito di riassuntare le letture estive, come sempre con i miei tempi. Adesso cercherò di creare qualche post un po’ brevino per riassumere le letture che mi sono lasciata indietro di ottobre, sperando di riuscire a mettermi a pari con le recensioni.

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