Vite segrete dei grandi artisti di Elizabeth Lunday

Editore: Electa

Anno di pubblicazione: 2013

Pagine: 288

Proprio un anno fa avevo letto e recensito Vite segrete dei grandi scrittori, un volumetto Electa che si proponeva di indagare il lato torbido e meno conosciuto dei più famosi autori della storia (una sorta di Novella 2000 per gli scrittori). E poi ho scoperto che esisteva la versione degli artisti! Ovviamente l’ho presa subito. Come il precedente, il saggio è davvero scorrevole, lo si può leggere in un paio di giorni.

Ho due critiche principali da muovere: la prima la presenza di sole due donne. Su 35 artisti totali solo due donne rientrano nella categoria (Georgia O’Keeffe e Frida Khalo), un numero decisamente bassino (neanche un decimo del totale). Lo so che l’Arte è sempre stata identificata con gli uomini, ma direi che si sarebbe potuto fare un minimo sforzo per includere più artiste.

L’altra critica è legata all’europocentrismo delle scelte: tutti gli artisti, ad eccezione di sei, sono europei, con una grande maggioranza di francesi. Il saggio esplora le vite degli artisti a partire dal XV secolo (prima c’è il vuoto): tra Quattrocento e Cinquecento ci sono gli italiani, dal Settecento al Novecento i francesi.

 L’ultimo autore è Andy Wharol, che però ormai è morto da più di trent’anni. Diciamo che si è concentrata l’attenzione su cinque secoli (escludendo completamente il XXI secolo) e sull’Europa.

All’arte africana e a quella giapponese sono dedicati due riquadri brevi e succinti.

Vorrei soffermarmi un momento anche sul ruolo delle donne nella vita degli artisti: in praticamente tutti i casi presentati gli artisti sono persone “controverse”, che dedicano la vita all’arte e che ne sono risucchiati in qualche modo. Sia che trovino il successo durante la vita, sia che invece debbano lottare per essere riconosciuti e durante la loro esistenza rimarranno per lo più reietti e incompresi, tutti gli artisti hanno avuto a che fare con donne che li hanno serviti. Non c’è altro verbo per descrivere l’immenso lavorio di alcune di loro che, pazientemente e all’ombra, hanno supportato (e sopportato) i propri mariti. Li hanno supportati assumendosi ogni impegno casalingo, oppure badando ai figli, o ancora diventando delle agenti che promuovevano il lavoro del marito/amante (vedi Dalì). Queste donne hanno abbandonato la propria carriera e le proprie aspirazioni per permettere al compagno di seguire le sue ambizioni. Spesso sono state ripagate con l’abbandono o l’oblio. Nei 33 artisti uomini citati le donne, se ci sono, sono delle figure di contorno, una presenza quasi servile (Wharol, che era gay, usò la madre come cameriera; Hopper picchiava la moglie; Picasso ebbe molte storie e amanti, che spesso comportavano l’allontanamento dell’amante precedente e dei figli; Dante Gabriel Rossetti arrivò a disseppellire la moglie Elizabeth Siddal pur di recuperare le poesie che lui stesso aveva gettato nella sua tomba; Cézanne nascose moglie e figlio ai genitori per più di dieci anni per paura di perdere i finanziamenti paterni; Pollock era un alcolizzato violento che picchiava con regolarità la moglie e l’incidente che lo uccise, mentre guidava ubriaco, causò la morte di un’altra donna a bordo della vettura).

Nella biografia delle uniche due artiste donna presenti invece, il ruolo dei partner è cruciale per le loro carriere artistiche. Frida Khalo incontra Rivera appena ventiduenne, e sembra, almeno dalla biografia, che sia lui a “farla conoscere al mondo”, passando sopra a tutti i tradimenti e le umiliazioni (Rivera si porterà a letto persino la sorella di Frida, per dire che marito gentiluomo). Georgia O’Keeffe invece deve parte della sua fama al compagno, il fotografo Alfred Stielgitz, che le scattò dei nudi e manipolò i semplici fiori in primo piano dei quadri di Georgia facendoli passare per delle rappresentazioni degli organi genitali femminili.

Mi sembra importante sottolineare che c’è decisamente una disparità di trattamento, ma anche di aspettative: dall’uomo non ci si aspetta altro che “di essere geniale”, anche controverso; per la donna invece sembra quasi indispensabile il supporto di un artista, uomo, che la incoraggi e la supporti, altrimenti non viene riconosciuta. Ma, attenzione, la sua fama non deve superare – almeno in vita – quella del partner: entrambe le artiste qui presenti infatti hanno guadagnato fama dopo la morte, se non la loro almeno quella dei rispettivi partner (qui non viene citata ma è anche il caso della moglie di Rossetti, Elizabeth Siddal. La stessa donna che Rossetti farà esumare per recuperare le sue preziose poesie. Lei sarà musa e ispiratrice di molti componenti dei Preraffaelliti, eppure la sua arte rimarrà minore se accostata a quella del marito de degli altri artisti uomini).

Ribadisco, il saggio è scorrevole e molto interessante e lo consiglio caldamente per una lettura disimpegnata (e poi io ho scoperto un paio di autori che non avevo mai sentito nominare); non è un manuale “serio” per uno storico dell’arte o una persona già qualificata; semplicemente è una lettura veloce e sbarazzina per quelli che, come me, hanno una semplice infarinatura liceale dell’argomento e sono curiosi di sapere i fatti privati degli artisti.

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