Le amiche che volevi di Sarah Pekkanen e Greer Hendricks

Editore: Piemme

Anno di pubblicazione: 2020

Pagine: 416

Prima di iniziare la recensione, una breve considerazione sul titolo italiano (l’originale è You are not alone): ormai non esiste più il congiuntivo o il condizionale. L’indicativo ha sbaragliato la concorrenza. E sì, la lingua è viva, si modica costantemente e si evolve. Ma, ragazzi, che tristezza. Non “Le amiche che avresti voluto” o “Le amiche che vorresti”, no. Che disagio.

Comunque senza accorgermene ho ripescato un altro grande thrillerone della coppia Greer e Sarah, autrici de La moglie tra di noi, titolo che mi aveva convinta, con assoluta certezza, a non voler più leggere thriller. Eppure, dopo qualche mese, ci sono ricascata. Come i cani di Pavlov, quando un libro sembra una mezza cagata, io inizio a sbavare per leggerlo.

Come titolo, autrici e copertina lasciavano presagire, il romanzo è mediocre.

L’ho letto in due giorni, perché soprattutto la prima metà scorre e VUOI SAPERE. Peccato che, continuando la lettura, ti rendi conto che a volte l’ignoranza è una bella cosa.

A inizio libro ero felice ed entusiasta, avevo ancora delle aspettative. A metà le aspettative sono scemate, ma ero fiduciosa. Alla fine pure la fiducia è venuta a mancare. Diciamo che le mie aspettative hanno avuto uno sviluppo inversamente proporzionale al numero della pagina: più il numero di pagina si alzava, più le mie aspettative calavano.

Riassuntone: Shay è una donna timida e insicura, SINGLE, dunque infelice (questa la logica del romanzo). Un giorno in metropolitana assiste al suicidio di una ragazza, evento traumatico che la segna. Ossessionata dalla giovane deceduta, scopre dettagli della sua vita e si avvicina alle amiche della defunta. Amiche che sono chic, splendide, simpatiche e bellissime. Da subito capiamo che queste amiche nascondono qualcosa, e sono sospettose di Shay, ma non sappiamo il perché, fino al finale.

Ok. La prima metà scorre veloce, il lettore resta roso dal dubbio supremo “ma la protagonista ci è o ci fa?”. Il mio big problem era capire se Shay fosse l’innocentina invischiata in un complotto segreto, oppure se lei stessa fosse il villain della situazione. La cosa mi ha fatto ben sperare per diversi capitoli, finché non è parso evidente che la mia mente viaggia più veloce della penna delle due autrici.

Restando sul vago posso dire che il romanzo è leggero, scorrevole e dimenticabile. Non penso verrà inserito nella letteratura cult, e neanche di genere. Ci sono troppi elementi stereotipati, come la protagonista giovane e insicura, l’evento traumatico, l’incontro con nuove persone, il cambio look radicale, il considerarsi pazza (ma, ovviamente, sono gli altri ad esserlo, la nostra protagonista è sempre stata intelligentissima e inascoltata, profetessa della verità, una novella Cassandra).

Shay poi è la classica protagonista del thriller rosa: giovane ma non troppo, che sta cercando l’ammmore (ma anche no), è insicura e timida, ha la vita sociale della monaca di Monza dopo la muratura. Molti lettori hanno commentato la dabbenaggine della cara Shay o la logica delle sue azioni, e in effetti non ci sono scusanti: Shay ha trent’anni, non è una pischella che viene dal nulla e scopre il mondo per la prima volta. C’è anche una pseudo-storia d’amore con il coinquilino fidanzato che non porta da nessuna parte ed è totalmente ininfluente ai fini della trama e del suo sviluppo (non so perché sia stato necessario inserirlo, ma ho veramente pensato che il kattivo fosse lui per un po’…e sarebbe stato un colpo di scena migliore di quello architettato dalle autrici).

C’è qualche spunto di originalità, sì, ma in fondo tutti i personaggi paiono usciti da una serie tv patinata oppure una rivista di moda. Non c’è molto da portarsi a dietro. Sarebbe il libro perfetto da gustarsi sotto l’ombrellone, ma non è stagione.

Ora inizierà la parte spoiler della recensione: se non avete ancora letto il libro e avete intenzione di farlo, non proseguite oltre, che svelo i segreti segretissimi del thriller.

Shay vede Amanda che si suicida nella metro. Per un concorso di casualità partecipa al funerale di Amanda e qui incontra le sue amiche. Per qualche assurdo motivo non dice che lei ha assistito al suicidio e ne è rimasta colpita: preferisce crearsi la scusa patetica che lei e Amanda si conoscevano perché andavano dallo stesso veterinario (viene ben presto fuori che né lei né Amanda hanno animali). Quindi, giustamente, le amiche di Amanda si chiedono: “Moh questa chi è?”. Le amiche di Amanda poi si riducono a due persone: Jane e Cassandra Moore, due sorelle bellissimissime che hanno un’agenzia di PR (il loro lavoro non serve alla trama, avrebbero potuto vendere limonata alle bancarelle e non sarebbe cambiato nulla. Ma fa più figo fare le PR delle celebrità).

È ben presto evidente che le due abbiano qualche cosa da nascondere. Si premurano di pedinare Shay, di tenerla sott’occhio e di ordire un piano diabolico che solo i cattivi Disney sotto LSD avrebbero potuto orchestrare.

Così scopriamo la verità: Amanda si è uccisa perché si sentiva in colpa per aver causato la morte di un uomo.

Cassandra, Jane, e altre donne, come Amy, Valerie e Amanda fanno parte di un gruppo che si era imposto l’auto-obiettivo di “punire” gente. Gente che aveva fatto qualcosa di sbagliato. Giustiziere della notte. Già qui ho storto il naso: ma perché? Perché? Va beh, loro fanno le giustiziere, ma lo fanno alla Batman: non si limitano a consegnare i criminali alla giustizia, loro li puniscono. Così, per esempio, una coppia di genitori che aveva rifiutato il figlio gay abbandonandolo per strada è stata punita con l’allagamento della loro villetta (così sanno cosa si prova a non avere un tetto sopra la testa, è il pensiero di una di loro).

Roba sobria insomma.

Decidono di aiutare Daphne che, mesi prima, durante un appuntamento, era stata stuprata da un tale chiamato James. E già qui mi parte l’embolo. Odio quando lo stupro diventa un mero espediente narrativo della storia. NON SI FA.

Daphne è una delle voci narranti (perché sì, ce ne sono tante, tutte uguali) più realistiche: quando racconta lo stupro, o la sua ritrosia a denunciarlo e le paure che la confessione le si ritorca contro, è sentita. Condivisibile. Comprensibile. L’ansia di non essere creduta, il fatto che sia “la sua parola contro la mia”, il terrore di essere giudicata. Sono sentimenti che, purtroppo, frenano molte vittime di violenza.

Il Gruppo di Giustiziere (GdG, il nome l’ho inventato, ma quanto sarebbe stato figo se fosse stato inserito nel romanzo?) decide di punire James dandogli una specie di ‘polverina’ che causa conati di vomito (dottor House, levate’ che ci sono io e le polverine). Per farlo chiedono aiuto ad Amanda che è un’infermiera e che può procurarselo. Quando però James lo beve qualcosa va storto e ci rimane secco. Allora il GdG decide di accoltellarlo e sfregiarlo male, per vendetta suppongo. Ma Amanda ha dei sensi di colpa: è stata lei a somministrargli la polvere letale.

Qui già si sfalda tutto. Perché Amanda è infermiera. Non è mastro pasticciere, né ingegnere edile. È infermiera. Come è possibile che un’infermiera non sappia le possibili conseguenze di un farmaco? Ogni farmaco ha effetti collaterali, non sapendo la storia clinica della persona a cui somministri quella roba stai rischiando. Bella, ti dovevi svegliare prima. Ma tanto prima.

Comunque Amanda esce di testa, vuole autodenunciarsi, ma le altre giustamente hanno paura e cercano di impedirglielo. E come? Chiamandola. OOOOH che paura. Non le mettono una testa di cavallo nel letto, non le bruciano l’auto, non la fanno picchiare nelle strade. La chiamano.

E, dopo che per tutto il libro hai gettato delle ombre sulla morte di Amanda, instillando il sospetto che non fosse suicidio, viene fuori che, di fatto, è davvero suicidio: Valerie era presente insieme ad Amanda quel giorno, ma non l’ha spinta, né la forzata. S’è buttata da sola. [Ora mi preme sottolineare che non va bene stalkerare una persona, anche con chiamate e pedinamenti vari, sia chiaro. Ma nel romanzo si tende ad esagerare e presentare le sorelle come delle pazze scatenate, quando in tutte le chiamate chiedono solo di poter parlare con Amanda; non ci sono minacce, non ci sono insulti, non ci sono attacchi verbali].

Cito en passant le cose assurde e insensate che fanno Cassandra e Jane: inseriscono dei microchip nei gioielli di Amanda per spiarla (MAH) e cercano con dubbie mosse di far apparire Shay pazza (mosse peraltro non indispensabili, considerando che Shay risulta pazza lo stesso). Tra le altre cose: le fanno cambiare look per farla assomigliare di più ad Amanda; la drogano; nascondono in casa sua il bisturi con cui hanno sfregiato James ANCORA SPORCO DI SANGUE dopo mesi (ma perché non l’hanno buttato nel primo cestino? Pensavano davvero che qualcuno lo trovasse? Dopo mesi?); inventano un finto profilo online di un uomo per corteggiare Shay; la fanno trasferire nell’appartamento della defunta Amanda; la pedinano senza ragione; rubano i vestiti di Amanda dopo la sua morte e poi li prestano a Shay (da notare che rubano i vestiti quando ancora non sapevano dell’esistenza di Shay. Potere della preveggenza?).

Ma Shay non è da meno: sembra quasi che le autrici abbiano pensato “eh, le due sorelle sembrano fulminate, non possiamo mica limitarci con l’altra”.

Shay, nell’ordine, fa queste cose: va al funerale di una persona che non conosce, mentendo agli amici sulla propria identità; compila un diario di statistiche per se stessa (serial killer vibe); va all’ospedale dove lavorava Amanda per sapere di più sulla sua vita; va a casa della madre di Amanda per rubare il ciondolo della figlia (creepy); per nascondersi dalle sorelle Moore decide che la cosa più sensata da fare è rifugiarsi  in un motel e prendere un telefono con scheda prepagata, facendo dubbie ricerche sul passato dei membri del GdG in biblioteca.

Perché Shay è convintissima che, per spiegare il presente, debba cercare nel passato. Quindi, come un archeologo professionista (o, meglio, una annoiata teenager che vuole scoprire tutte le ex del suo nuovo ragazzo), si va a cercare i fatti della vittima, James (le sorelle Moore infatti stanno tessendo in piano malefico per accusarla di quell’omicidio).

Shay si sente autorizzata ad ammorbare gente che aveva conosciuto James a SCUOLA. Alle superiori. Anche se nel frattempo sono passati oltre vent’anni. Tutto regolare.

E, finale sorpresone, si scopre che Jane e Cassandra hanno un’altra sorella, Valerie (che Shay ha conosciuto sotto i più diversi pseudonimi). Ma non è finita qui! James era il fratellastro delle tre!!!!!E James aveva tentato di stuprare Valerie vent’anni prima. Le sorelle hanno creato tutto questo per punire James!

Quanto disagio.

Ovviamente viene fuori la verità: Jane e Cassandra sono come cera sciolta nelle mani di Valerie, che ben presto diventa una psicopatica totale.

Sul finale Shay e Valerie stanno lottando nei pressi della metropolitana, e Valerie cade sui binari (nonostante la presenza di diversi poliziotti in borghese).

Ma non è finita!

In un ultimissimo colpo di scena, Shay ci informa con nonchalance che è stata lei a buttare di sotto Valerie, e che ne è pure felice! Yuppie Yuppie.

Da un lato sono contenta perché il primo pensiero su Shay, cioè che fosse instabile e mentalmente squilibrata, si rivela azzeccato. Dall’altro sono un po’ inquietata dal fatto che le autrici la facciano passare per una persona forte e rinata dall’esperienza che ha subito, senza sensi di colpa per aver volontariamente ammazzato una ragazza. Ribadisco, non è stato un errore: no-no-no Shay ci tiene a specificare che lei l’ha proprio buttata di sotto. E non se ne pente.

Perfetto.

Sono così le donne sicure e forti che piacciono a noi. Assassine.

Voglio anche sottolineare come tutta la ricerca di Shay su James sia stata totalmente inutile, dal momento che la polizia già sapeva del legame familiare con le sorelle Moore. Quindi Shay ha fatto un casino pazzesco per niente, divertendosi a guardare su Google foto del liceo per unire linee immaginarie della sua mente malata.

Poi, di nuovo, l’ho letto in due giorni, quindi è scorrevole; ma non resta nulla. Il vuoto cosmico. Come questo ne potete trovare altri mille simili, il cui bonus è il siparietto della donna pazza e vendicativa, capace di deviare e rovinare vite solo per gustare la sua vendetta. Che è sempre un bel messaggio direi. Tanto che lo stupro di James passa in secondo piano sulla vendetta scellerata di Valerie. Ottimo ottimissimo. W il femminismo.

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