Lo stupore della notte di Piergiorgio Pulixi

Editore: Bur Rizzoli

Anno di pubblicazione: 2019

Pagine: 364

Copertina di: Lo stupore della notte

Il commissario Rosa Lopez non si scorda facilmente: in Calabria, dove si è fatta le ossa combattendo le cosche, se la ricordano bene; e a Milano, dove dirige l’Antiterrorismo, le lettere minatorie e i proiettili nella cassetta postale dimostrano che c’è qualcuno che non dimentica. Però Rosa non è solo la superpoliziotta che parla arabo e conosce a fondo la cultura mediorientale, disposta a sacrificare un ostaggio per riportare la situazione in parità: è anche una donna che ha dovuto rinunciare a tutto per la carriera, con un compagno in coma per un attentato che forse lei avrebbe potuto evitare. E non c’è solo il senso di colpa: ci sono le sue frequentazioni con quelli del Lovers Hotel, un posto che non esiste ma in cui tutto è permesso, dove finiscono tutti quelli che è necessario far cantare senza porsi troppi scrupoli. Oggi Rosa si trova di fronte la minaccia più grave che Milano abbia mai dovuto affrontare: la più astuta e perfida delle menti criminali, il Maestro, ha ordito un piano di morte per la città. Per sconfiggerlo il commissario dovrà scivolare in una spirale di ricatti, tradimenti e vendette.

Finora questo è il romanzo che mi ha convinto di meno tra tutti quelli scritti da Pulixi. Il tema affrontato, attualissimo alla data di uscita, sembra oggi un qualcosa di relegato nel passato remoto (strano no, come cambino velocemente le crisi? Per anni ogni tg parlava di Isis e terrorismo, e pian piano la situazione è andata scemando nonostante il gruppo terroristico esista ancora e abbia ancora moltissimi soldi).

Riassuntone: il romanzo segue la responsabile del gruppo Antiterrorismo con sede a Milano Rosa Lopez. Lopez è una poliziotta dura, resistente, che nel passato ha fatto parte dell’antimafia. Ora si trova ad indagare su possibili attentati terroristici organizzati da una figura quasi mitologica, il Maestro. Ma il tempo a sua disposizione è poco e i pericoli sono più vicini di quanto sembri…

Il primo appunto, che muovo a tutti i romanzi di Pulixi, è una rappresentazione della donna limitata e una visione generale misogina. Mi spiego meglio: non sto dicendo che l’autore sia misogino, sto dicendo che nel romanzo ci sono azioni/commenti sessisti che si susseguono.

Ora, Pulixi cerca di presentare un piccolo universo, quello di alcuni reparti della Polizia dove il sessismo esiste. Il sessismo esiste, non è che si può eliminare completamente. Il problema, secondo me, è che alcuni insulti avrebbero potuto essere omessi senza problemi: la Lopez più volte viene definita “t***a”, anche laddove si poteva evitare. Capisco che l’insulto trasmette il messaggio di odio per un personaggio , ma ci sono altri modi; in altri momenti questi epiteti erano superflui.

Lo dico perché la rappresentazione è importante: un romanzo resta comunque un’opera di fantasia. Per quanto il realismo abbia importanza, bisogna sempre ricordarsi che l’autore inventa i personaggi e i loro dialoghi. Lo dico perché credo nell’importanza della letteratura come mezzo di trasmissione di messaggi. Lo so, l’autore può non aver dato peso all’insulto reiterato, o può averlo fatto per sottolineare l’odio contro un personaggio. Ma lo si può fare senza ricorrere al sessismo. Per dire, anche dicendo “bastarda” si insulta, ma senza sessismo.

O ancora c’è, persistente, l’idea che per punire un uomo si debba colpire la sua famiglia (e in particolare le donne della sua famiglia): c’è una scena all’inizio in cui dei poliziotti, per “punire” un uomo arabo che aveva importunato una poliziotta durante un intervento, rasano i capelli di sua moglie e di sua figlia. Nella speranza che questo episodio non sia ripreso da un fatto realmente accaduto, pare evidente il problema che si pone: è un uomo che ha commesso molestie sulla poliziotta, eppure vengono punite anche moglie e figlia dello stesso uomo. E non vengono punite perché colpevoli, ma solo come vendetta nei confronti dell’uomo.

Oppure in un altro punto un uomo dice a Lopez che, se avesse voluto punirla, l’avrebbe fatta stuprare e poi uccidere. Ritorna questo punto dello stupro come vendetta, una mossa che è stata particolarmente utilizzata durante il genocidio in Ruanda: durante pochi giorni migliaia di Tutsi vennero massacrati, ma furono centinaia di migliaia le donne stuprate per vendetta (lo stupro fu anche incoraggiato dai capi della rivolta). Il tutto in accordo ad una visione puramente maschilista, per cui danneggiare una donna significa danneggiare una proprietà e quindi danneggiare il padrone di quella proprietà (l’uomo).

O ancora, per non farsi mancare niente, ecco il collega di Rosa Lopez che la spia. La spia e la segue mentre lei esce con un altro. Perché la ama. Non ricambiato. Tutto normale direi.

Un altro aspetto che mi ha un po’ fatto storcere il naso è la presenza della ‘ndrangheta: Rosa non solo deve combattere contro i jahidisti, ma pure contro dei mafiosi che vogliono fargliela pagare. Eppure, nonostante due organizzazioni la vogliano morta, lei sopravvive a tutto.

Il finale mi ha lasciata con parecchie perplessità, soprattutto riguardo all’identità del Maestro, ma ne parlerò qui sotto in una parte contenente spoiler. Se ancora non avete letto il romanzo e volete farlo, vi consiglio di non proseguire oltre perché parlerò di alcune rivelazioni.

Dopo un intero romanzo a scoprire chi possa essere o non essere il Maestro, viene fuori che è un illustre medico cinquantenne di origini italiane, ricco e acculturato, amante di Rosa Lopez.

Quando viene catturato dagli agenti della CIA che lo vogliono torturare per avere informazioni, lui dice: “Potete torturarmi ma io non dirò niente”. Stoico. Ma, appena compare Rosa e gli chiede “Perché?”, lui vuota subito il sacco. Immediatamente. Manca poco che racconti di quando da bambino raccoglieva castagne.

Ci racconta la sua storia: siccome era un ricco studente annoiato, decide di andare in Afghanistan in vacanza (?) e lì si innamora di una donna, fa una figlia e poi tutto va a scatafascio perché un attentato le uccide entrambe. Pieno di vendetta e rancori, torna in Italia e inizia a dirigere un gruppo super tecnologico e avanzato di terroristi, pronti a sacrificarsi per la causa.

Il medico, tale Alessandro Reale, è una figura di spicco. Non è un netturbino – pardon, operatore ecologico – che passa inosservato; non è un anonimo impiegato; non è uno qualunque. È una persona che va a mangiare in ristoranti stellati, che possiede 4 cliniche private, che indossa completi Tom Ford, la cui famiglia è ricca da generazioni. È un personaggio conosciuto.

E ora chiediamoci tutti insieme: possibile che questo sia andato in Afghanistan, ci sia rimasto degli anni, si sia sposato, ma nessuno in Italia ne sappia nulla? In un periodo in cui semplicemente comprare dei biglietti aerei per Kabul ti faceva finire nella lista dei sospetti? Nessuno ha controllato il passato di un uomo che in Afghanistan ci ha trascorso degli anni, integrandosi alla comunità locale?

Boh.

Tra l’altro la descrizione di questo Alessandro è un po’ quella di Oliver Queen o Bruce Wayne, ma al contrario: invece della Freccia Verde o di Batman che usano i loro soldi per picchiare i kattivissimi, Alessandro usa i suoi soldi per finanziare i kattivissimi.

Che ci fosse qualcosa di sospetto in quest’uomo ogni lettrice lo aveva intuito: non siamo in un Harmony, quindi come è possibile che esista un uomo cinquantenne, fisicato, ricco da far schifo, dottore, elegante, raffinato bravissimo a letto e pure SINGLE? Qualcosa di losco ci deve essere per forza sotto.

Non mi è chiaro però come mai il Maestro, genio astuto e brillante, si sia quasi lasciato scappare Rosa, che a lui serve anche come capro espiatorio, dimenticandosi in bagno trucchi e babydoll appartenenti a ex frequentatrici. Rosa li trova e si incazza praticamente fuggendo via dalla sua casa. Anche qui, io devo capire: i due hanno una relazione un po’ casual, non fanno coppia fissa e si frequentano sporadicamente. Eppure Rosa si arrabbia perché lui vede altre donne? Perché? Boh.

Ma poi quale uomo tiene babydoll di persone con cui ha dormito mesi prima in bagno???? O trucchi? Che sono, souvenir? Mi ricorda tanto i serial killers che si tengono dei feticci delle proprie vittime. Da notare che il Maestro dovrebbe essere uno scafato e super intelligente. Appppperò.

Sulla tortura non mi dilungo perché purtroppo le notizie ci informano che la CIA adopera e ha adoperato mezzi a dir poco barbari per ottenere confessioni da chiunque. Alcuni casi hanno fatto particolare scalpore (ma Guantanamo è ancora aperta e operativa), e i metodi utilizzati non hanno nulla da invidiare ai tribunali dell’Inquisizione.

Nel romanzo si lascia trasparire come torturare un prigioniero sia l’unico modo per ottenere informazioni valide, anche se, nella realtà, la Storia e i fatti hanno dimostrato che questo non sia assolutamente vero. Così come le streghe nel 1500 sottoposte a tortura si autoaccusavano di volare sui caproni, praticare riti maligni, causare l’infertilità e divorare umani, così al giorno d’oggi se torturi un uomo quello ti dirà qualsiasi cosa tu voglia sentire.

Sul finale Rosa viene accusata di essere una spia al soldo dei terroristi nientemeno che dalla CIA. CIA che, nei capitoli precedenti, non ha mancato di torturare chiunque fosse a portata di mano. Eppure lei no. Di lei si fidano. Ok.

Va bene, arriviamo al punto in cui Alessandro è stato torturato, la CIA chiede a Rosa di ucciderlo e lei per tutta risposta bacia con passione Alessandro – che è stato torturato come una bestia, eppure risponde al bacio! – perché lo ama, e poi gli spara.

Nonostante Rosa sia una testimone scomodissima per la CIA, perchè ha assistito ad un sacco di operazioni illegali, la CIA decide comunque di tenerla in vita e cambiarle identità.

Un anno dopo, ci viene detto che Rosa pensa ancora ad Alessandro, il suo amore perduto. Vorrei far notare, en passant, che Alessandro ha dato ordine di ammazzarla: per coprire ogni traccia infatti lui Rosa la voleva morta. Cadavere. Ma lei lo ama.

Amici scrittori, lo so che per decenni le notizie sui giornali sono state “L’ho ammazzata perché l’amavo troppo”, ma nella vita vera se una persona cerca attivamente di accopparti tu non lo ami più. Magari hai sviluppato una qualche sindrome di Stoccolma o chissà, ma uno che ti vuole morta tu non lo ami. Punto. Non è che ci pensi con affetto anni dopo. Pensi solo “guarda ‘sto stronzo che voleva ammazzarmi male”.

In tutto questo però sappiate che ho intenzione di leggere altro di Pulixi, perché il suo stile mi piace. E anche la volontà di mostrare il lato ‘oscuro’ della legge in generale lo apprezzo.

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