Come fiori che rompono l’asfalto. Venti storie di coraggio di Riccardo Gazzaniga

Editore: Rizzoli

Pagine: 272

Anno di pubblicazione: 2020

Copertina di: Come fiori che rompono l’asfalto. Venti storie di coraggio

I fratelli Scholl e i ragazzi antinazisti della Rosa Bianca; Franca Viola che, rifiutandosi di sposare il suo seviziatore, cambia le leggi sulla violenza di genere in Italia; Sandro Pertini, il Presidente ex partigiano e irriducibile combattente per i diritti dei cittadini; Marielle Franco e la sua battaglia in difesa delle donne e di tutte le libertà, pagata con la vita. Sono solo alcune delle venti storie di coraggio che, con il suo stile rapido e affilato, lo stesso che ha conquistato i lettori di Abbiamo toccato le stelle, Riccardo Gazzaniga ci racconta, immergendoci nelle vite di donne e uomini straordinari che si sono opposti a soprusi e ingiustizie di ogni genere. Storie di ribellione pacifica nel nome di ideali più forti della paura; storie di persone che, facendo solo quello che “dovevano” fare, hanno salvato migliaia di vite; storie di fiori che, mentre rompevano l’asfalto, regalavano diritti e libertà fondamentali a tutti noi.

Dell’autore avevo già letto due romanzi con risultati non proprio soddisfacenti (qui e qui); ma, l’ho scritto più volte, adoro i suoi podcast su storielibere.fm: 1989 e A pugni chiusi (se ancora non li avete ascoltati, correte a farlo!!!!). Trovo che come narratore orale sia eccezionale e la sua riproposizione di eventi reali superi di gran lunghi i suoi lavori di finzione. Spesso parla di storie eccezionali anche su twitter. Comunque, questa raccolta mira a presentare venti storie di eroi che hanno compiuto azioni forse piccole ma significative. Per quanto molte di queste biografie non siano delle novità assolute, la lettura di Gazzaniga è sempre piacevole e mai noiosa. Ecco le storie:

  1. Si parte con i fratelli Scholl e il gruppo della Rosa Bianca antinazista (un gruppetto di giovanissimi che si oppongono al partito di Hitler, pagando con la vita la loro lotta);
  2. Eddie Mabo, che non conoscevo, un aborigeno australiano che con la sua lotta ha ristabilito la proprietà aborigena su larghe fette dell’isola;
  3. Hyeonseo Lee, profuga della Corea del Nord, autrice dell’autobiografia La ragazza dei sette nomi;
  4. Guido Rossa, primo lavoratore comunista e sindacalista ucciso dalle Brigate Rosse;
  5. Thomas Sankara, leader africano che negli anni ’90 conia il nome Burkina Faso (letteralmente “la terra degli uomini integri”), basandosi su ideali di eguaglianza e riforme sociali; si ribella al metodo della contrazione dei debiti che lega indissolubilmente i paesi africani a quelli occidentali. Conosciuto anche come “il Che Guevara dell’Africa” muore ucciso dal suo alleato e amico a soli 37 anni (amico e alleato che, dopo la sua morte, diventerà il presidente del Burkina Faso e resterà in carica per 27 anni);
  6. La giornalista Anna Politkovskaja, giornalista russa che documentò le violenze in Cecenia, e particolarmente critica di Putin, ammazzata nel 2004;
  7. La storia di Aldo Vivaldi, giovane soldato internato nei campi tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre. La sua storia è molto toccante perché Aldo è il nonno dell’autore;
  8. Cui Jian, rock star cinese diventato simbolo delle proteste e della strage di Tienamen (in Cina è tuttora proibito parlare di quella giornata e i siti ad essa dedicati sono bloccati);
  9. Franca Viola, prima donna che si oppose al “matrimonio riparatore” (termine raccapricciante per una pratica ancor più raccapricciante);
  10. Ken Saro-Wiwa, nigeriano che ha portato in tribunale le grandi compagnie petrolifere accusate di inquinare il suolo del suo paese. Viene accusato ingiustamente ed impiccato;
  11. Mother Jones, un’immigrata irlandese degli Stati Uniti che lottò per tutta la sua vita a fianco dei lavoratori più poveri, in particolare i minatori e i bambini, chiedendo sindacati e protezione per le fasce più deboli;
  12. Tunnel 29, che narra la storia di un gruppetto di uomini e donne che, durante la guerra fredda, riuscirono a costruire un tunnel che collegava Berlino Est a Berlino Ovest;
  13. Dimitar Pešev, politico bulgaro, grande estimatore di Hitler, che però non firmò mai le leggi razziali che avrebbero condannato 50.000 ebrei alla morte (una figura tuttora controversa);
  14. Ruby Bridges, prima bambina afro-americana a frequentare una scuola per bianchi in Louisiana. Per protesta molti boicottarono la scuola e Ruby si trovò a far lezione da sola per un intero anno scolastico, scortata dalla polizia per difenderla da urla, sputi e insulti. Ruby ora è un’attivista e ha 66 anni. Sessantasei. Riflettiamoci;
  15. Carlo Caszely, calciatore cileno che si oppose alla dittatura di Pinochet;
  16. Sandro Pertini. Perché sì;
  17. Marielle Franco, prima (e unica) donna lesbica e nera proveniente dalle favelas a diventare membro del consiglio comunale di Rio, assassinata nel 2007;
  18. Pierantonio Costa, imprenditore italiano di stanza in Ruanda quando scoppia il genocidio Tutsi. Grazie alla sua posizione privilegiata di straniero facoltoso riesce a salvare 2000 persone. Senza voler sminuire il valore delle sue azioni, questa storia ricalca un po’ troppo il cliché dell’uomo bianco che salva intere popolazioni di colore;
  19. Nasrin Sotoudeh, avvocata iraniana detenuta dal regime perché più volte ha difeso delle donne che avevano cercato di spezzare il forte giogo teocratico. È tuttora in prigione con accuse farlocche, dove puntualmente viene privata dei diritti basilari (come vedere i familiari o avere un avvocato). A fine settembre ha dovuto smettere l’ennesimo sciopero della fame, dopo che le sue condizioni erano diventate critiche. Aggiornatevi su di lei, perché mantenere viva l’attenzione sulla sua figura è l’unica possibilità che abbiamo per sperare in un suo rilascio imminente (l’accusa iniziale prevedeva fino a 148 frustate oltre alla detenzione; per il momento le frustate sono state sospese, ma il sistema giudiziario iraniano non offre garanzie): https://www.nasrinfilm.com/; ecco il sito di Amnesty International e un articolo recentissimo dedicato a lei:  https://www.amnesty.org/en/get-involved/take-action/iran-free-nasrin-satoudeh-now/;
  20. Kareem Abdul-Jabbar, giocatore nero di basket che da sempre lotta contro le discriminazioni razziali: unico atleta che boicottò le Olimpiadi del 1968, continuò a battersi anche contro le discriminazioni religiose, dopo essersi convertito all’islamismo.

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