Tre graphic novel che non mi hanno convinto

Sono finalmente ritornata in biblioteca dopo mesi di assenza, fiondandomi su libri che in formato e-book non riuscivo proprio a leggere: i graphic novels.

Ne ho scelti tre della Bao Publishing, pubblicati tutte negli ultimi cinque anni, e che hanno in comune una sola cosa: non mi sono piaciuti.

La prima lettura che mi ha deluso è stata Il porto proibito, di Teresa Radice e Stefano Turconi. Le recensioni online erano spettacolari, parlavano di un capolavoro. Ed era da un po’ che lo volevo leggere. Immagini splendide, disegni eccezionali, ricerca storica precisa e citazioni ad hoc…ma trama assolutamente dimenticabile, anzi, peggio, già vista/letta/sentita milioni di volte. Peccato.

Abel è un ragazzo che viene ripescato in mare e non ha memoria di chi sia o da dove venga. Non ricorda nulla, ma il nuovo capitano della nave lo accompagna fino a Plymouth dove conosce tre sorelle rimaste orfane e la tenutaria di un bordello dal passato misterioso. Abel scoprirà gradualmente chi è davvero e qual è il suo scopo nel mondo.

Di nuovo, i disegni sono bellissimi. La ricerca per il romanzo è eccellente; le citazioni e i richiami letterari sono sempre sul pezzo.

Ma la trama è davvero scontata e assurda. Perché?? Ho letto che in parte è ripresa dalla Ballata del vecchio marinaio, una poesia di Coleridge, specie sulla parte legata alla spiritualità, alle parti più surreali della storia. Anche la scelta di creare personaggi BUONI non mi ha convinto. Sono tutti buoni tranne uno, il super cattivo, che si riconosce ben prima di metà del libro ma che verrà rivelato solo alla fine, come un colpo di scena. Non mi è piaciuta neanche l’evoluzione della relazione tra Abel e Rebecca, che sono presentati da un lato come una madre con un figlio, ma dall’altro ad un certo punto, senza alcun motivo, vanno a letto insieme. Un gesto che non ha particolarmente senso, oltre ad essere un po’ creepy perché poi l’uomo che Rebecca ama pensa ad Abel come un figlio, inconsapevole che Rebecca e lui siano stati a letto insieme. Inquietante.

Gli autori sono ritornati a Plymouth con un altro volume, Le ragazze del Pillar, primo di una saga che vuole concentrarsi sulle giovani che lavorano nel bordello (già comparso ne Il porto proibito).

Il secondo volume letto, Reverie, di Golo Zhao, è un discorso a parte. Confesso candidamente di non averlo capito e, di conseguenza, manco apprezzato. Le tonalità ocra che ammantano le strisce mi hanno creato un effetto ottico spiacevole, quasi fastidioso. La trama è…boh. Un reverie, un sogno appunto, ma un sogno che cambia continuamente e si intreccia ad altri…ho fatto fatica a seguire la storia e cercarne un senso. Ci sono tavole oniriche, con corpi che si intrecciano e ricami floreali a spirali, che mi ha fatto immediatamente pensare a quando i Beatles erano sotto acidi e scrivevano di cieli di marmellata e Lucy nel cielo coi diamanti.

Il terzo fumetto, uscito quest’anno, è Quando tutto diventò blu di Alessandro Baronciani. Da trama e titolo io mi aspettavo qualcosa che avesse a che fare con la depressione, invece la protagonista soffre di attacchi di panico. In questo caso il monocromatismo del volume mi è piaciuto ed ha un suo perché, ma la storia…mah. Forse è troppo corta, forse non è sufficientemente dettagliata, forse sembra più un abbozzo. Sicuramente ha il pregio di sdoganare il dogma sulle malattie mentali, ma serviva qualcosa di più.

O forse sono io che non capisco una mazza di graphic novels, alla fine ne leggo decisamente poche e quindi non sono il giudice più adatto. Comunque per Natale mi sono auto-regalta le ultime due fatiche di Zerocalcare, Scheletri e A Babbo morto, entrambi ancora custoditi nell’armadio e pronti da leggere per il 25 dicembre.

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