Chaos. La trilogia di Patrick Ness

Non entrerò nel merito di ciascun romanzo, sennò diventa una recensione fiume (e me ne dispiace perché ciascun romanzo meritava un analisi un po’ dettagliata: per esempio l’evoluzione della trama che parte come una semplice avventura di due bambini e si sviluppa diventando un vero e proprio romanzo di formazione).

[Questo è una delle trilogie lette durante la quarantena, di cui ho continuamente posticipato la pubblicazione].

Chaos. La fuga
Chaos. Il nemicoChaos. La guerra

Riassuntone: Todd vive in un mondo quasi rurale, in un paese di soli uomini. Uomini e ragazzi che condividono una caratteristica: tutti comunicano attraverso il Rumore (Chaos nell’originale, da cu il titolo). Tutti sentono i pensieri di tutti, senza bisogno di parlare: e il chaos che ne deriva, l’insieme di urla, rimpianti, gioie, speranze, si fondono in un Rumore costante, che rende impossibile qualsiasi privacy. Todd sta per diventare un giovane uomo, quando nella palude vicino alla fattoria scopre una giovane ragazza, Viola. Viola è straordinaria per due motivi: primo, nel paese di Todd non esistono più donne; secondo, i pensieri di Viola non si sentono. Todd e Viola si trovano inseguiti da persone che vogliono assolutamente nascondere ai due la verità sul Rumore…e sul mondo in cui Todd ha sempre vissuto.

Ero molto molto molto titubante a cominciare un’ennesima trilogia young adult distopica, perché di solito si rivelano sempre delle ciofeche (oppure prodotti di scarso interesse per chiunque abbia superato i 25 anni).

 Invece mi sono dovuta prepotentemente ricredere su questa serie. Perché è originale, non tanto per la storia narrata – che comunque si distingue nettamente dai classici scenari di “futuro tecnologico kattivo” – ma per lo stile dell’autore, che mette in primo piano di suoi personaggi.

I protagonisti, Todd e Viola, sono esplorati in maniera tale da diventare delle persone e non rimanere meri personaggi di carta. Non sono le azioni il perno della vicenda ma la ripercussione che tali azioni hanno in loro, i sentimenti che ne scaturiscono e le emozioni che provano.

E Ness sa scrivere. Addirittura crea un linguaggio apposta per Todd, un po’ sgrammaticato, forse molto semplice ma è quasi impossibile trovare un autore di YA capace di giocare e usare così il linguaggio. Nel terzo libro questo aspetto viene rimarcato ancora meglio quando si aggiunge un ulteriore punto di vista, con uno stile e un linguaggio ancora più diversi, più ricercati nella loro peculiarità. Forse non è una storia che si legge d’un fiato, soprattutto il secondo romanzo ha un ritmo più lento, ma è decisamente un capolavoro nel suo genere.

La scelta di ambientare il romanzo in un mondo tutto sommato semplice, una specie di Terra contadina e povera, è una scelta vincente.

Ma la vera rivelazioni sono i personaggi. Ness li sa descrivere. Quando parla Todd si capisce chiaramente che è la sua voce: per il linguaggio diverso, per i pensieri diversi, per una logica particolare…lo stesso quando è Viola ad essere protagonista. I punti di vista, caso strano ma vero, sono usati con cognizione di causa. Non sono buttati alla capicchio come scelta di comodo perché l’autore non saprebbe come descrivere altre scene. No. I Punti di vista sono essenziali, fondamentali per la struttura del romanzo.

Todd e Viola sono descritti con pregi e difetti, alle prese con decisioni più grandi di loro. Soprattutto con il progredire della saga è evidente che la loro posizione non è semplice.

Non ci sono buoni e cattivi; anzi, peggio ancora, gli umani in questa distopia sono generalmente tutti cattivi. Viola e Todd fanno parte, assurdamente, dei cattivi. Degli usurpatori, dei violenti, degli schiavisti, degli oppressori. È da questa posizione scomoda che devono affrontare le proprie decisioni, che risultano tutto fuorché semplici. Sono decisioni che riguardano la vita di migliaia di individui, ma non sono dettate da semplici logiche manichee, dal semplice contrasto buoni vs cattivi.

Come nella vita vera i due ragazzi spesso si affiancano a personaggi grigi, né buoni né cattivi, che perseguono le proprie azioni barcamenandosi tra ideali e realismo, che li porta a fare scelte eticamente discutibili. Scelte che Viola e Todd devono sopportare, con cui devono fare i conti, a volte che devono condividere, per quanto riottosamente.

I personaggi evolvono in concomitanza con la trama e i complessi temi affrontati: dal sessismo alla schiavitù, dal libero arbitrio alle libertà personali, molti temi vengono trattati ed esposti in maniera a volte un po’ didascalica ma potente (e con cognizione di causa).

Amici autori di YA, leggete e imparate come scrivere.

Il romanzo è pensato per ragazzi tra i 10 e i 14 anni (personalmente, non so quanti bambini di 10 anni siano in grado di affrontare questo tipo di testo, mi pare un pochino complesso; ovviamente poi so che ci sono lettori fortissimi anche tra i giovani).

Complici delle copertine un po’ datate, posso capire che la saga possa non far impazzire i fan del genere (distopico): proprio le qualità che io ho tanto lodato (come l’attenzione ai personaggi più che all’azione), rende meno adrenalinica la vicenda.

E poi Todd e Viola non sono perfetti, né sempre buoni, votati al sacrificio. Tutt’altro, entrambi si macchiano di azioni ripugnanti, e si alleano con soggetti dalla dubbia moralità. Eppure è questo che li rende profondamente umani.

Proprio in questi giorni sto leggendo un altro romanzo di Patrick Ness, Sette minuti dopo la mezzanotte, che spero mi dia tante soddisfazioni (poi, rispettando i miei tempi, la recensione uscirà forse a metà anno prossimo).

Questo romanzo l’ho letto anche perché ho scoperto che qualche anno fa perché stavano facendo l’omonimo film con due nomi illustri: Tom Holland e Daisy Ridley. Ora. Ora. I due protagonisti hanno circa 14 anni. E io voglio tanto tanto bene ai due attori, ma entrambi hanno superato da un bel pezzo i 25 anni. Ok, sembrano più giovani, certo. Ma perché non prendere attori un pochetto più giovani?

Poi ho visto il trailer. E i miei bulbi oculari si sono fatti male. Dal trailer gli effetti speciali mi hanno preoccupato (in particolare quello che permette di far capire come gli uomini, nel posto dove vive Todd, hanno i pensieri che sono immediatamente udibili, non c’è filtro tra parola e pensiero). E, di grazia, qualcuno mi spieghi perché Daisy Ridley ha quel taglio, quel colore, quel tutto:

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