Il genio non esiste di Barbascura X

Editore: Tlon

Anno di pubblicazione: 2020

Pagine: 300

Da quando ho scoperto Barbascura X due anni fa non mi sono più lasciata sfuggire nessuno dei suoi video. E avrei voluto davvero davvero davvero tanto andare a teatro a guardare uno dei suoi spettacoli. Vabbè, al 2021 (si spera).

Nel libro si trovano 6 biografie: Democrito, Newton, Darwin, Marconi e Tesla e Einstein.

Il saggio è esattamente come il suo canale: over the top, informale ma estremamente curato sul piano contenutistico; l’autore non si è limitato a “raccontare in maniera divertente” le biografie di 6 ‘geni’, ma ha analizzato il contesto storico in cui essi si muovevano e il panorama scientifico-culturale-sociale che li ha accompagnati. Non solo, ha fatto ricerca e chiarito alcuni miti leggendari. E, per finire, ha inserito un sacco di curiosità sui suoi personaggi. Curiosità come le cene di Darwin e di altri club esclusivi, basati su collo di giraffa i pipì di tartaruga (e, d’ora in poi, quando citeranno Darwin il primo pensiero che mi verrà in mente sarà lui che beve pipì di tartaruga).

Mi ha ricordato molto Fucking genius, il saggio di Massimo Temporelli. Nonostante i titoli sembrino in apparente contrasto, entrambi gli autori sottolineano alcuni aspetti fondamentali, primo fra tutti l’importanza del contesto e dell’ambiente culturale in cui il ‘genio’ o lo scienziato si muove.

Entrambi arrivano alle medesime conclusioni: il momento storico è fondamentale per la scoperta scientifica. O, ancora, di quanto l’ambizione spinga molti di questi personaggi ad andare avanti: in questo saggio per esempio è proprio l’ambizione la molla che permise a Marconi di primeggiare su Tesla (beh, l’ambizione e una sana dose di fortuna, che non guasta mai).

Ecco perché in molti casi le “scoperte rivoluzionarie” del singolo erano già nell’aria, oppure erano state parzialmente già esposte da altri scienziati: Darwin fu il primo ad esporre una teoria completa della selezione naturale, ma il concetto di evoluzione era già stato espresso da altri scienziati. E, nello stesso momento, un altro autore aveva raggiunto i suoi stessi risultati (tale Alfred Russell Wallace, ingiustamente dimenticato).

O ancora aneddoti curiosi che mostrano i ‘grandi geni’ come figli della loro epoca: Newton passò anni della sua vita a studiare alchimia; Darwin seguiva le sedute spiritiche; Marconi fu un convintissimo fascista che mise il proprio nome e la propria fama a disposizione del regime.

Per non parlare della storia del cervello rubato al cadavere di Albert Einstein…insomma ci sono una marea di piccole chicche che sono quelle curiosità un po’ gossippare per cui io impazzisco.

Per quanto solo accennato, in entrambi i saggi si fa riferimento all’esclusione delle donne, o al loro ruolo minoritario, ed entrambi i divulgatori ammettono candidamente che le donne non hanno, semplicemente, avuto le stesse opportunità dei loro colleghi maschi (si veda la prima, geniale, moglie di Einstein, Mileva Maric).

Questo saggio piacerà moltissimo a chi conosce già l’autore e il suo modo di esprimersi e di fare divulgazione: decisamente poco ortodosso, adatto a dei contenuti un po’ scanzonati su Youtube. Scanzonati ma precisi e dettagliati, sia chiaro. Anche nel saggio si percepisce chiaramente la ricerca biografica e bibliografica effettuata (per esempio quando racconta un episodio diventato quasi comico del ministro delle Poste Laclava che rifiuta di finanziare Marconi e il suo telegrafo: Barbascura X però ricorda come l’aneddoto sia un falso, forse per screditare Laclava). O ancora quando riporta delle lettere o dei diari di alcuni dei personaggi di cui parla. Ha studiato bene ciò di cui parla (mi sono dimenticata di dire che il libro è tratto da uno spettacolo teatrale).

Non so se possa piacere a tutti: è decisamente un saggio poco convenzionale, sia per linguaggio che per esposizione. A me è piaciuto moltissimo e ovviamente vi consiglio di dare un’occhiata al canale youtube dell’autore (se ancora non lo conoscete).

Siccome tra poco è Natale e l’ultimo anno ci ha donato davvero poche gioie, se siete in cerca di un regalo per qualche amico (o, meglio ancora, per voi stessi), questo è il libro giusto!

Per saperne di più:

  • Sul Glotton Club (Club dei Ghiottoni), fondato da Darwin: The Strange Story of Charles Darwin and the Glutton Club | Mysterious Universe;
  • Su altre associazioni, come la Acclimation Society di Francis Burland non ho trovato informazioni;
  • Sul Beaver Club, fondato da gentiluomini canadesi nel 1785 (una fonte riporta 1775), ho trovato una pagina Wikipedia, e un articolo in cui vengono descritte le abitudini dei membri del gruppo (aristocratici viaggiatori): avevano dei riti quasi liturgici; per mangiare si vestivano in modi originali e alle 16 si trovavano a tavola. Si parla anche pietanze originali come la lingua di bufalo (e credo sia da questo articolo che l’autore prende ispirazione: Beaver Club (geni.com);
  • Ecco invece un riassunto di un po’ di scienziati che se sono magnati roba che avrebbero dovuto limitarsi a studiare (anche questo articolo credo sia lo stesso consultato dall’autore): Dining Like Darwin: When Scientists Swallow Their Subjects : The Salt : NPR. Tra i citati c’è anche il geologo Robert Thorson, che nel 1970 ha trovato un bisonte congelato ed ha provato a papparselo. Giusto per intenderci, Robert non è un raccoglitore di funghi fulminato che gioca a briscola e grida “Ambo!” al primo numero estratto della tombola, ma un professore dell’università del Connecticut (Thorson’s Homepage | Robert Thorson (uconn.edu)). O ancora il tizio che ha fatto assaggiare otto specie di girini diversi (ma lui, mica scemo, li ha fatti assaggiare ad altri); invece Mark Siddall, curatore di una sezione del Museo di Storia Naturale Americana, è un esperto di sanguisughe. Una sera un amico (?) lo sfidò a mangiarsene una; Mark allora fece la cosa più sensata: anestetizzò la sanguisuga per evitare danni permanenti all’apparato digerente, poi la arrostì sul fuoco, come un bravo scout. E se la pappò. Probabilmente non avrebbe avuto problemi ad anestetizzare la sanguisuga dato il quantitativo di alcool che Mark ingurgitò prima di iniziare l’esperimento (il suo racconto inizia con “stavamo bevendo birra davanti ad un falò”). Comunque, giusto per dire, un curatore che dice “ah sai, io ho mangiato una sanguisuga” entrerebbe di diritto tra le migliori guide di sempre.

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